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La Russia sfida l’assedio Usa a Cuba e manda due petroliere: “Carburante per 10 giorni”

(afp)

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L’iniziativa è una chiara sfida al presidente Donald Trump che alla fine di gennaio aveva firmato un nuovo decreto che vietava ogni tipo di commercio petrolifero con il regime de L’Avana
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La Russia rompe l’assedio Usa a Cuba e spedisce verso i Caraibi due petroliere cariche di greggio. La notizia, riportata da El País, è stata confermata dal centro di monitoraggio marittimo Vessel Finder. La cosa non è irrilevante. E’ nei fatti una chiara sfida al presidente Donald Trump che alla fine di gennaio aveva firmato un nuovo decreto che vietava ogni tipo di commercio petrolifero con il regime de L’Avana. Lo scopo era strozzare l’isola e costringerla alla resa. L’ultimo carico di greggio era stato spedito dal Messico a metà gennaio scorso: 86 mila barili che sono serviti a soddisfare le esigenze energetiche per una decina di giorni.

I blackout

Da allora Cuba ha sofferto di ripetuti blackout che l’hanno avvolta nel buio, costretta a razionare la distribuzione dell’energia elettrica, fatto sospendere il trasporto pubblico, chiudere università e scuole, spinto verso la disperazione la gente che si è trovata a cucinare con la legna e lo sterco. Gli esperti sostenevano che l’isola …

La Russia rompe l’assedio Usa a Cuba e spedisce verso i Caraibi due petroliere cariche di greggio. La notizia, riportata da El País, è stata confermata dal centro di monitoraggio marittimo Vessel Finder. La cosa non è irrilevante. E’ nei fatti una chiara sfida al presidente Donald Trump che alla fine di gennaio aveva firmato un nuovo decreto che vietava ogni tipo di commercio petrolifero con il regime de L’Avana. Lo scopo era strozzare l’isola e costringerla alla resa. L’ultimo carico di greggio era stato spedito dal Messico a metà gennaio scorso: 86 mila barili che sono serviti a soddisfare le esigenze energetiche per una decina di giorni.

I blackout

Da allora Cuba ha sofferto di ripetuti blackout che l’hanno avvolta nel buio, costretta a razionare la distribuzione dell’energia elettrica, fatto sospendere il trasporto pubblico, chiudere università e scuole, spinto verso la disperazione la gente che si è trovata a cucinare con la legna e lo sterco. Gli esperti sostenevano che l’isola aveva ancora solo tre mesi di autonomia. Il governo ha avviato una serie di colloqui con l’Amministrazione Trump e annunciato delle misure che aprono ai capitali privati.

Il negoziato

Il vicepremier e ministro del Commercio Estero Oscar Pérez Oliva-Fraga si è spinto oltre e ha lanciato un appello a tutti gli esiliati e a quanti sono emigrati negli ultimi anni negli Usa. Li ha invitati a rientrare in patria garantendo loro libertà di azione e di investimento non solo nelle piccole attività private ma nelle grandi infrastrutture da realizzare e di cui Cuba ha bisogno.

Un’apertura giudicata insufficiente dal Segretario di Stato Usa Marco Rubio, cubano e figlio di cubani, che ha bocciato la proposta. Ha chiesto una svolta radicale sul piano politico, la fine del regime e un piano di riforme economiche che azzerino il ruolo dello Stato.

L’intervento di Mosca

Ci ha pensato Mosca a rispondere con dichiarazioni e comunicati di condanna per l’ennesima stretta decisa da Washington. Quindi ha deciso di soccorrere la sua vecchia protetta in difficoltà. La Sea Horse, battente bandiera di Hong Kong, si trova a 1.146 miglia (2.122 km) dalla costa orientale di Cuba. Nelle sue cisterne ha 200 mila barili di diesel, carburante che viene usato per alimentare i gruppi elettrogeni che coprono il 40 per cento del fabbisogno energetico, in agricoltura e nei trasporti pubblici. Serviranno a “dissetare” l’isola per 10 giorni. Dopo essere rimasta per tre settimane ferma in mezzo all’Atlantico, la petroliera adesso punta dritta sulla costa orientale di Cuba dove si stima dovrebbe arrivare tra domenica e lunedì prossimi.

Una seconda nave russa con 70 mila barili di greggio ha avuto ordine di dirigersi verso l’isola. E’ la Anatoly Holodkin ed è già stata colpita anni fa da sanzioni da parte dell’Olaf, l’organismo Usa di controllo. Partita da Primorsk, sulla costa dell’oblast di Leningrado, si trova ancora nel Mare del Nord. La sua rotta punta su Holguín, parte orientale di Cuba. Ad attenderle ci sono due unità navali statunitensi: una della Marina militare, una della Guardia Costiera. Qualcuno rievoca la crisi dei missili del 1962. Presto per dirlo. Ci manca un nuovo focolaio a poche miglia dalla Florida nel grande incendio del mondo.

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