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Trump scarica gli alleati: “Lo stretto di Hormuz serve a loro, non a me”

(afp)

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Il Pentagono ha usato le bombe bunker-buster da 2.270 chili di esplosivo per distruggere i depositi sotterranei e le basi missilistiche lungo la costa che minacciano la navigazione
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NEW YORK – Visto che non volete aiutarmi, me ne vado e vi scarico il problema. Grosso modo è la sintesi dell’ultimo cambio di strategia del presidente Trump sullo stretto di Hormuz, annunciato via social, mentre intensità e obiettivi della guerra in Iran si allargano.

Nei giorni scorsi il capo della Casa Bianca aveva prima chiesto l’aiuto degli alleati per riaprire le rotte del petrolio e poi ritirato la domanda, irritato dalle risposte negative al coinvolgimento nel conflitto che lui ha voluto e deciso senza consultare nessuno, a parte Israele. La situazione però resta complicata e la sua irritazione alta, quindi ieri mattina è tornato sull’argomento con questo messaggio: «Mi chiedo cosa accadrebbe se “finissimo” ciò che resta dello Stato Terroristico iraniano e lasciassimo che i Paesi che lo utilizzano - non noi - fossero responsabili dello stretto». Quindi ha aggiunto: «Questo darebbe una smossa ad alcuni dei nostri “Alleati” non reattivi, e velocemente».

Il rifiuto in sostanz…

NEW YORK – Visto che non volete aiutarmi, me ne vado e vi scarico il problema. Grosso modo è la sintesi dell’ultimo cambio di strategia del presidente Trump sullo stretto di Hormuz, annunciato via social, mentre intensità e obiettivi della guerra in Iran si allargano.

Nei giorni scorsi il capo della Casa Bianca aveva prima chiesto l’aiuto degli alleati per riaprire le rotte del petrolio e poi ritirato la domanda, irritato dalle risposte negative al coinvolgimento nel conflitto che lui ha voluto e deciso senza consultare nessuno, a parte Israele. La situazione però resta complicata e la sua irritazione alta, quindi ieri mattina è tornato sull’argomento con questo messaggio: «Mi chiedo cosa accadrebbe se “finissimo” ciò che resta dello Stato Terroristico iraniano e lasciassimo che i Paesi che lo utilizzano - non noi - fossero responsabili dello stretto». Quindi ha aggiunto: «Questo darebbe una smossa ad alcuni dei nostri “Alleati” non reattivi, e velocemente».

Il rifiuto in sostanza non gli è andato giù, quindi ora minaccia di continuare a bombardare la Repubblica islamica quanto vorrà, per poi ritirarsi quando si riterrà soddisfatto dei risultati. A quel punto però lascerebbe i cocci agli alleati, che sarebbero costretti a riaprire Hormuz e garantirne sicurezza, perché sono loro ad avere bisogno di petrolio e gas trasportati attraverso lo stretto. Poco dopo la sua portavoce Karoline Leavitt ha dato l’interpretazione autentica del post, confermando questo ragionamento.

È probabile che dietro alle parole del presidente non ci sia solo l’irritazione per il mancato aiuto degli alleati, ma anche la preoccupazione perché la situazione si sta complicando. Il Pentagono ha usato le bombe bunker-buster da 2.270 chili di esplosivo per distruggere i depositi sotterranei e le basi missilistiche lungo la costa che minacciano la navigazione. Il presidente poi ha sospeso per 60 giorni il Jones Act per facilitare il trasporto del petrolio fra i porti americani per abbassarne il prezzo.

Sul tavolo resta anche l’opzione dei raid di terra per sequestrare gli oltre 400 chili di uranio arricchito ancora nelle mani di Teheran. Israele però ha allargato la campagna colpendo le infrastrutture iraniane del gas. Gli Usa erano informati ma non hanno partecipato. Questo, sommato alla strategia della decapitazione, dimostra che Netanyahu e Trump potrebbero avere obiettivi diversi, col primo più concentrato del secondo sul cambio di regime. Ma il capo della Casa Bianca non dà segni di volerlo frenare.

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