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L’effetto Iran travolge JD Vance: ora la candidatura alle presidenziali 2028 è in bilico

(reuters)

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Da favorito per la corsa per la Casa Bianca, il vicepresidente Usa potrebbe non candidarsi. L’ex senatore dell’Ohio non ha mai appoggiato la campagna in Medio Oriente ma ora deve sostenerla
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NEW YORK – Un effetto politico della guerra all’Iran potrebbe coinvolgere il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance: quello che fino a un anno fa era indicato come l’erede designato di Donald Trump, potrebbe non candidarsi alle presidenziali del 2028. Secondo il Washington Post, pesa la campagna militare in Medio Oriente, che l’ex senatore dell’Ohio non ha mai voluto, ma che adesso si trova ufficialmente a dover sostenere.

Persone del suo entourage hanno confessato al quotidiano della capitale che per qualsiasi candidato repubblicano sarebbe difficile presentarsi davanti agli elettori dopo quello che l’amministrazione Trump sta facendo, anche se donatori repubblicani si stanno mobilitando per lanciare la candidatura dell’avversario interno del vicepresidente: il segretario di Stato Marco Rubio, anche lui indicato tra i possibili candidati. Vance, però, è lo stesso che nel 2024 per tutta la campagna elettorale aveva spiegato agli americani che si trovavano davanti a un bivio: scegl…

NEW YORK – Un effetto politico della guerra all’Iran potrebbe coinvolgere il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance: quello che fino a un anno fa era indicato come l’erede designato di Donald Trump, potrebbe non candidarsi alle presidenziali del 2028. Secondo il Washington Post, pesa la campagna militare in Medio Oriente, che l’ex senatore dell’Ohio non ha mai voluto, ma che adesso si trova ufficialmente a dover sostenere.

Persone del suo entourage hanno confessato al quotidiano della capitale che per qualsiasi candidato repubblicano sarebbe difficile presentarsi davanti agli elettori dopo quello che l’amministrazione Trump sta facendo, anche se donatori repubblicani si stanno mobilitando per lanciare la candidatura dell’avversario interno del vicepresidente: il segretario di Stato Marco Rubio, anche lui indicato tra i possibili candidati. Vance, però, è lo stesso che nel 2024 per tutta la campagna elettorale aveva spiegato agli americani che si trovavano davanti a un bivio: scegliendo la democratica Kamala Harris, disse, “avrebbero mandato in guerra i loro figli a combattere una guerra in Medio Oriente che non riguardava l'America”, mentre votando Trump avrebbero garantito ai figli un futuro di pace.

Il messaggio è invecchiato male: lo spietato mondo dei social sta riproponendo da giorni i comizi pacifisti di Vance. Molti si chiedono che cosa pensi adesso e come pensa di uscirne: in queste settimane Vance ha cercato di defilarsi, evitando di parlare del conflitto. Ma appena un mese fa il vicepresidente si era definito “scettico verso gli interventi militari all’estero”. La sua posizione ambigua - non vuole rompere con Trump ma neanche legare il suo nome alla guerra - è stata messa alla prova dalla dimissioni del capo dell’antiterrorismo, Joe Kent, un amico del vicepresidente che ha accusato la Casa Bianca di aver mentito sulla “minaccia imminente” rappresentata dall’Iran.

Vance gli ha consigliato di “andarsene in silenzio”, evitando di trasformare il caso in un punto di vulnerabilità per la Casa Bianca, ma senza attaccarlo pubblicamente, anche perché larga parte della base Maga è contro la guerra. Vance, ha ricordato il Post, non ha ancora deciso se candidarsi nel 2028. Tra i motivi, secondo persone a lui vicine, c’è anche l’arrivo del quarto figlio. Vance vuole capire come questo evento influirà sugli equilibri familiari, dopo mesi di rumors legati a presunti rapporti incrinati tra lui e la moglie Usha. Ma l’aspetto privato, a quei livelli, passerebbe in secondo piano.

Il passaggio chiave resta la guerra. Se il coinvolgimento degli Stati Uniti nel conflitto con l’Iran dovesse durare mesi, Vance dovrebbe poi spiegare agli elettori perché ha appoggiato la campagna in Medio Oriente. E il numero dei militari americani uccisi sarebbe un peso sempre più insostenibile. Durante le riunioni d’emergenza alla Casa Bianca, Vance aveva sostenuto la necessità di condurre un’operazione rapida, che evitasse agli Stati Uniti di impantanarsi in un conflitto lontano da casa. Non è stato ascoltato.

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