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Ue, il piano di sette paesi per liberare lo Stretto di Hormuz: “Ma la guerra finisca subito”

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Europei riuniti a Bruxelles, Londra annuncia: “Possibile una missione”. Ne farebbero parte anche Italia, Francia, Germania, Olanda, Canada e Giappone. Parigi: “Tregua subito”. Ma non si esclude l’intervento militare
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BRUXELLES – Un vero proprio piano per “liberare” lo Stretto di Hormuz. Anche con un intervento militare. E con l’obiettivo non di partecipare alla guerra ma di difendere il trasporto marittimo. In particolare le petroliere. Prende corpo la richiesta avanzata da Donald Trump agli alleati di aiutare le truppe americane nel Golfo Persico. In un documento – reso noto dal governo britannico e discusso anche a margine del Consiglio europeo in corso a Bruxelles – lo stesso Regno Unito insieme a Francia, Germania, Italia, Olanda, Canada e Giappone chiedono un «transito sicuro» delle navi e non escludono un’iniziativa concreta.

Il riferimento – su cui insiste soprattutto l’Italia – riguarda un’operazione da realizzare quando i bombardamenti saranno finiti e preferibilmente sotto l’egida dell’Onu. Ma nel documento queste condizioni non sono esplicitate. Del resto da tempo gli esecutivi di Londra e Parigi non escludono un intervento. E gli alleati dei paesi più “grandi” sono consapevoli d…

BRUXELLES – Un vero proprio piano per “liberare” lo Stretto di Hormuz. Anche con un intervento militare. E con l’obiettivo non di partecipare alla guerra ma di difendere il trasporto marittimo. In particolare le petroliere. Prende corpo la richiesta avanzata da Donald Trump agli alleati di aiutare le truppe americane nel Golfo Persico. In un documento – reso noto dal governo britannico e discusso anche a margine del Consiglio europeo in corso a Bruxelles – lo stesso Regno Unito insieme a Francia, Germania, Italia, Olanda, Canada e Giappone chiedono un «transito sicuro» delle navi e non escludono un’iniziativa concreta.

Il riferimento – su cui insiste soprattutto l’Italia – riguarda un’operazione da realizzare quando i bombardamenti saranno finiti e preferibilmente sotto l’egida dell’Onu. Ma nel documento queste condizioni non sono esplicitate. Del resto da tempo gli esecutivi di Londra e Parigi non escludono un intervento. E gli alleati dei paesi più “grandi” sono consapevoli del pressing Usa su una collaborazione. Nessuno, infatti, con le tensioni sul prezzo del petrolio e del gas, è riuscito davvero a tirarsi indietro in maniera definitiva.

«Noi – si legge nel testo - condanniamo nei termini più forti i recenti attacchi dell’Iran contro navi commerciali disarmate nel Golfo, gli attacchi contro infrastrutture civili incluse installazioni per il gas e il petrolio e la chiusura de facto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane». Per questo i sette leader si dichiarano «pronti a contribuire agli sforzi per garantire un transito sicuro attraverso lo Stretto» e apprezzano «le nazioni disposte a impegnarsi nella pianificazione preparatoria» di una futura operazione. Ma quanto futura non è chiaro. Perché le parole scelte non escludono affatto la possibilità di agire prima della fine del conflitto e anche senza le Nazioni Unite. Pure l’invito a Teheran a «cessare immediatamente le sue minacce» sembra la premessa per una risposta effettiva. Che si baserebbe sulle risoluzioni dell’Onu (in particolare la 2817) e sul «fondamentale principio di diritto internazionale della libertà di navigazione».

Non è un caso che di questa iniziativa abbiano parlato gli stessi Macron e Starmer con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ribadendo la necessità di «un piano sostenibile». E che una presenza militare nel Golfo per “scortare” i mercantili non è più da escludere, lo si capisce dal fatto che alcuni di questi esecutivi – soprattutto di Francia e Gran Bretagna – stanno già verificando quali e quante forze inviare. Perché oltre alla scorta navale ci sarebbe bisogno di una copertura aerea. Tanto che sul tavolo c’è il coordinamento di almeno una nave militare per ciascuno dei sette Paesi. Sono poi in corso di esame anche le basi logistiche cui fare riferimento nei Paesi alleati del Golfo.

Nel frattempo Macron ha chiesto a Trump «di cessare tutti questi bombardamenti e attacchi contro le infrastrutture civili, il gas, il petrolio, ma anche l’acqua» invocando una tregua “pasquale”. «Voglio che da parte nostra parta un segnale chiaro– ha spiegato il Cancelliere tedesco Merz -: siamo pronti ad aiutare». Ma, ha puntualizzato, serve che prima «cessino le ostilità». È evidente che il primo obiettivo di questo documento congiunto è quello di non irritare la Casa Bianca. Rutte è stato anche più esplicito: «Per quanto riguarda lo Stretto di Hormuz, tutti gli alleati concordano sul fatto che non può rimanere chiuso». Un contesto che inizia ad essere chiaro. Anche se il giudizio europeo sull’attacco israelo-americano è netto.«È illegale», ha detto l’Alto rappresentante Ue, Kaja Kallas.

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