Destinazione Cuba, è salpata dal Messico la flotilla “Nuestra America”
di Alessia CanditoPonte stracarico di casse, scatolini, sacchi, pannelli solari. Ogni spazio utile in coperta utilizzato per immagazzinare medicine, viveri, beni essenziali, kit igienici. Con a bordo trenta tonnellate di aiuti umanitari è salpata con destinazione Cuba, l’ammiraglia della flotilla “Nuestra America”, iniziativa di solidarietà internazionale pensata, sottolineano gli attivisti, "per portare sostegno materiale e politico” all’isola messa in ginocchio dall’asfissia energetica voluta dall’amministrazione Trump.
La Granma 2.0 – che porta il nome della barca che nel ’56 ha accompagnato a Cuba Fidel Castro e gli 81 ribelli che hanno dato il via alla rivoluzione – ha preso il largo da Chelem, nell’area di Puerto Progreso. Un porto di partenza che fino all’ultimo è stato tenut…
Ponte stracarico di casse, scatolini, sacchi, pannelli solari. Ogni spazio utile in coperta utilizzato per immagazzinare medicine, viveri, beni essenziali, kit igienici. Con a bordo trenta tonnellate di aiuti umanitari è salpata con destinazione Cuba, l’ammiraglia della flotilla “Nuestra America”, iniziativa di solidarietà internazionale pensata, sottolineano gli attivisti, "per portare sostegno materiale e politico” all’isola messa in ginocchio dall’asfissia energetica voluta dall’amministrazione Trump.
La Granma 2.0 – che porta il nome della barca che nel ’56 ha accompagnato a Cuba Fidel Castro e gli 81 ribelli che hanno dato il via alla rivoluzione – ha preso il largo da Chelem, nell’area di Puerto Progreso. Un porto di partenza che fino all’ultimo è stato tenuto riservato – gli organizzatori si erano limitati a far sapere che la spedizione si sarebbe mossa genericamente dall’area di Cancun - per “motivi di sicurezza”.
Il ricordo dei droni che in Tunisia e Grecia hanno sabotato le barche della Flotilla diretta a Gaza è ancora fresco e c’era Il timore che sabotaggi, ostacoli o “incidenti” facessero saltare o slittare il momento di levare l’ancora. In realtà – spiegano gli attivisti – il ritardo di circa ventiquattro ore accumulato si deve solo “alla straordinaria quantità di aiuti raccolti, che verranno consegnati a breve con un’altra spedizione”, più qualche intoppo burocratico che la Capitaneria di porto ha risolto.
Altri due velieri, con un carico di tre tonnellate di aiuti ciascuno, sono invece partiti da Isla Mujeres, isola a circa tredici chilometri dalla penisola dello Yucatan, non lontano dal porto che la Granma 2.0 si è lasciata alle spalle. Meteo permettendo, tutti dovrebbero raggiungere L’Avana nel giro di due giorni, sempre che - e gli attivisti sanno che il rischio c'è - non vengano bloccati dalle navi statunitensi che - dicono - da giorni stazionano in acque internazionali, giusto al confine di quelle dell'Isola.
“Cuba sì, bloqueo (assedio) no”, ha scandito l’equipaggio dell’ammiraglia mentre lasciava il porto di Chelem. A bordo, venticinque attivisti provenienti da tutto il mondo, inclusi quattro italiani - Martina Steinwurzel, Umberto Cerutti e Paolo Tangari di Aicec, e José Nivoi, delegato del Calp, Collettivo autonomo dei lavoratori portuali di Genova, legato a Usb – e Thiago Avila, “veterano” delle flotille che negli anni hanno tentato invano di rompere l’assedio a Gaza.
Nei prossimi mesi, ci si riproverà. In programma c’è una spedizione ancora più imponente di quella organizzata nel settembre scorso, con più di cento barche coinvolte. Ma adesso – dicono dal Nuestra America Convoy – è urgente “rompere l’assedio che sta strangolando Cuba”, dove da gennaio non arriva una sola goccia di petrolio.
Trump ha minacciato sanzioni contro chiunque venda combustibile all’Isola, che da sé riesce a soddisfare meno del 40 per cento del proprio fabbisogno energetico. Risultato: black out sempre più prolungati che iniziano a pregiudicare anche i servizi essenziali, ospedali inclusi, beni di prima necessità sempre più scarsi, condizioni di vita precipitate. “Non vogliamo vivere in un mondo in cui Trump si senta il padrone assoluto, che solo ha da offrire bombe, armi, guerra e odio verso l’umanità tutta”, ha detto Avila prima di prendere il largo.
A breve, ha annunciato ieri la presidente messicana Claudia Sheinbaum un’altra nave umanitaria, allestita dal governo del Messico, si dirigerà verso l’isola. “Stiamo cercando un modo per fornire combustibile al popolo cubano senza che questo pregiudichi il nostro Paese”, ha detto la presidente, che ha assicurato massimo sostegno a tutte le iniziative civili di solidarietà dirette a Cuba.
Sull’Isola, aspettavano con ansia anche la petroliera Sea Horse, che sembrava far rotta verso l’Avana con a bordo fino a 200.000 barili di gasolio russo. Ieri però la nave ha improvvisamente modificato il porto di destinazione, indicando prima Trinidad y Tobago e poi Puerto Cabello, in Venezuela. Una motivazione ufficiale non c’è, ma agli analisti non è sfuggito che quasi nelle stesse ore Cuba sia stata esclusa dall’allentamento delle sanzioni che colpiscono le spedizioni di carburante dalla Russia.
Una misura temporanea ha detto Trump, pensata per rispondere ai mercati in rosso da quando l’offensiva di Usa e Israele sull’Iran si è trasformata in una crisi regionale, degenerata nel blocco dello Stretto di Hormuz, vitale arteria di transito di gas e greggio. Ma per Cuba il “bloqueo” resta in vigore e l’Isola, già in ginocchio, – hanno segnalato allarmati gli analisti – è vicina all’ora zero.