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Usa, morto l’ex capo Fbi Robert Mueller: indagò sul Russiagate. E Trump gioisce: “Sono contento”

(reuters)

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E’ deceduto a 81 anni. Guidò l’agenzia dal 2001 al 2013 e sostenne che Mosca aveva interferito nelle elezioni per aiutare il tycoon. Che reagisce con un post-shock sui social: “Non potrà più fare del male a persone innocenti”
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NEW YORK – Robert Mueller è appena morto. Bene, sono contento che lo sia. Non potrà più fare del male a persone innocenti». Se tempo fa qualcuno avesse detto che questo era il commento di un presidente degli Stati Uniti per la scomparsa di un ex direttore dell’Fbi, che nella vita aveva servito anche come ufficiale dei Marines restando ferito in Vietnam, nessuno ci avrebbe creduto. Ma questo è Donald Trump e così ha detto addio a Robert Mueller, con un ultimo atto di vendetta per aver condotto l’inchiesta sul “Russiagate”, senza peraltro portare alla sua incriminazione.

Mueller era nato in una ricca famiglia di Manhattan e dopo l’università a Princeton si era arruolato nei Marines, servendo con valore in Vietnam. Al ritorno era diventato procuratore, costruendo una carriera stellare che lo aveva portato alla guida dell’Fbi, una settimana dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Repubblicano liberale, aveva riformato il Bureau e guidato la lotta al terrorismo, rifiutandosi però d…

NEW YORK – Robert Mueller è appena morto. Bene, sono contento che lo sia. Non potrà più fare del male a persone innocenti». Se tempo fa qualcuno avesse detto che questo era il commento di un presidente degli Stati Uniti per la scomparsa di un ex direttore dell’Fbi, che nella vita aveva servito anche come ufficiale dei Marines restando ferito in Vietnam, nessuno ci avrebbe creduto. Ma questo è Donald Trump e così ha detto addio a Robert Mueller, con un ultimo atto di vendetta per aver condotto l’inchiesta sul “Russiagate”, senza peraltro portare alla sua incriminazione.

Mueller era nato in una ricca famiglia di Manhattan e dopo l’università a Princeton si era arruolato nei Marines, servendo con valore in Vietnam. Al ritorno era diventato procuratore, costruendo una carriera stellare che lo aveva portato alla guida dell’Fbi, una settimana dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Repubblicano liberale, aveva riformato il Bureau e guidato la lotta al terrorismo, rifiutandosi però di appoggiare gli eccessi che andavano oltre la legge, al punto di minacciare le dimissioni per convincere il presidente Bush figlio a fermarli.

(afp)
Nel 2017 aveva ricevuto l’incarico di guidare l’inchiesta sulle interferenze russe nelle elezioni dell’anno prima, poco dopo che Trump aveva licenziato il suo successore Comey, proprio perché stava indagando su di lui. «È la fine della mia presidenza», aveva commentato il capo della Casa Bianca quando lo aveva saputo. Mueller era riuscito a confermare le interferenze portando all’incriminazione di molte figure chiave, compreso il manager della campagna elettorale di Trump, Paul Manafort, e l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Flynn. Quando però si era trattato di approfondire il ruolo del presidente, secondo i suoi critici aveva frenato, ad esempio rinunciando a usare gli strumenti di legge a sua disposizione per interrogarlo di persona, perdendo l’occasione di inchiodarlo per ostruzione della giustizia. Si era accontentato di dichiarazioni scritte, che non spiegavano molto. Nel rapporto finale di 448 pagine aveva scritto che la Russia aveva cercato di influenzare il voto, perché «aveva la percezione di trarre vantaggio da una presidenza Trump». Quindi aveva concluso: «Questo rapporto non stabilisce che il presidente ha commesso un reato, ma nemmeno lo esonera». Il documento però era stato consegnato al segretario alla Giustizia William Barr, che lo aveva usato per scagionare il capo della Casa Bianca. Trump comunque non lo ha perdonato e oggi ha festeggiato la sua morte.

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