Trump: “Alleati codardi”. Altri marines verso Hormuz, ma apre a una de-escalation
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – «Codardi, lo ricorderemo!». Mentre minacciava così gli alleati Nato per non essersi uniti alla sua guerra contro l’Iran, il presidente Trump ordinava a un altro contingente di marines di navigare verso il Golfo Persico. La dimostrazione che intende andare avanti da solo, con la prospettiva di un intervento di terra sempre più vicina, finalizzata ad occupare il terminale petrolifero sull’isola di Kharg, invadere la costa da dove Teheran blocca il passaggio nello stretto di Hormuz, o magari lanciare un raid per sequestrare gli oltre 400 chili di uranio arricchito ancora nelle mani degli ayatollah. Un’escalation del confitto che però in serata sembra smentire: «Stiamo raggiungendo gli obiettivi, potrei ridurre lo sforzo militare».
Trump giovedì ha detto che non ha bisogno di nessuno, ma il rifiuto degli europei di partecipare alla sua guerra ordinata senza consultarli non gli è andato giù: «Senza gli Stati Uniti - ha scritto sul suo social - la Nato è una tigre di carta! …
NEW YORK – «Codardi, lo ricorderemo!». Mentre minacciava così gli alleati Nato per non essersi uniti alla sua guerra contro l’Iran, il presidente Trump ordinava a un altro contingente di marines di navigare verso il Golfo Persico. La dimostrazione che intende andare avanti da solo, con la prospettiva di un intervento di terra sempre più vicina, finalizzata ad occupare il terminale petrolifero sull’isola di Kharg, invadere la costa da dove Teheran blocca il passaggio nello stretto di Hormuz, o magari lanciare un raid per sequestrare gli oltre 400 chili di uranio arricchito ancora nelle mani degli ayatollah. Un’escalation del confitto che però in serata sembra smentire: «Stiamo raggiungendo gli obiettivi, potrei ridurre lo sforzo militare».
Trump giovedì ha detto che non ha bisogno di nessuno, ma il rifiuto degli europei di partecipare alla sua guerra ordinata senza consultarli non gli è andato giù: «Senza gli Stati Uniti - ha scritto sul suo social - la Nato è una tigre di carta! Non hanno voluto unirsi alla lotta per fermare un Iran con la potenza nucleare. Ora che la lotta è vinta militarmente, con pochissimo pericolo per loro, si lamentano degli alti prezzi del petrolio che sono costretti a pagare, ma non vogliono aiutare ad aprire lo Stretto di Hormuz, una semplice manovra militare che è l’unica ragione degli aumenti. Sarebbe così facile da fare per loro, con così poco rischio. Codardi, ce lo ricorderemo!».
Gli alleati in realtà si stanno muovendo all’Onu, per creare un quadro legale che consenta di riaprire Hormuz. Per farlo servirebbe la tregua, perché non hanno intenzione di mandare le proprie navi dove si spara. Questa condizione però sembra andare nella direzione opposta rispetto a quella scelta da Trump, che sta rafforzando il dispositivo militare, inviando reparti specializzati nelle operazioni di terra. Un gruppo navale dei marines già naviga verso la regione, ma ora è stata aggiunta anche la 11th Marine Expeditionary Unit basata in California, che trasporta altri 2.500 soldati. Questa forza secondo il sito Axios avrebbe come primo compito quello di prendere Kharg, ma anche occupare la costa davanti a Hormuz, dove il Pentagono teme che il blocco potrebbe durare fino a sei mesi. Secondo la Cbs il Pentagono sta preparando uno schieramento ancora più ampio di militari, inclusi i paracadutisti della 82nd Airborne Division, per l’invasione.
Giovedì Trump ha detto che non intende schierare truppe sul terreno, ma ha aggiunto che se lo facesse non avvertirebbe prima. Ieri parlando con la tv Ms Now ha ripetuto che «il cambio di regime non è la priorità. Potrebbe accadere come conseguenza delle operazioni, ma lo scopo è neutralizzare il nucleare».
Secondo la Reuters il 65% degli americani si aspetta l’intervento di terra, ma solo il 7% lo appoggia. Un rischio politico molto serio per il presidente, forse l’unica ragione in grado di frenarlo, in vista delle midterm di novembre.
Ieri pomeriggio, partendo dalla Casa Bianca per la Florida, ha detto che «non voglio il cessate il fuoco, non si fa quando stai annientando la controparte. La guerra militarmente è vinta. Continuano ad intasare Hormuz, ma ad un certo punto si aprirà». Quanto a Kharg, «potrei avere un piano, ma non ve lo dico.
Le conseguenze rischiano di essere molto gravi anche nel rapporto con la Nato. Politico ha rivelato che Putin aveva offerto a Trump di smettere la fornitura di intelligence all’Iran, se lui avesse interrotto gli aiuti all’Ucraina. Il capo della Casa Bianca ha rifiutato, ma ieri ha detto a Ms Now che si fida più del capo del Cremlino che degli alleati europei.