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L’esperto Plitsas: “Teheran ha ancora un asso nella manica, scatenare gli Houthi nel Mar Rosso”

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L’analista americano della Cnn: “Ancora una volta, gli ayatollah hanno mentito A febbraio sostenevano che i razzi non potevano superare i 2mila chilometri. Non era vero”
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LONDRA – L’Iran ha provato a bombardare la base angloamericana di Diego Garcia nell’oceano Indiano, a circa 4mila chilometri. Ciò significa due cose: Teheran ha mentito sulle sue capacità missilistiche, e soprattutto è una minaccia all’Europa. Per dire: non immischiatevi in questa guerra, perché potremmo colpire anche voi». A parlare è Alex Plitsas, esperto americano di Medio Oriente per il think tank Atlantic Council e analista per la Cnn.

Plitsas, ci spiega meglio?

«Ancora una volta, gli iraniani non ci hanno detto la verità. Il 25 febbraio scorso Teheran sosteneva che i suoi missili non potevano superare un raggio di 2mila chilometri. Non era vero, visto il caso Diego Garcia, quindi gli ayatollah hanno continuato a sviluppare missili più potenti e in segreto».

E perché questo sarebbe un messaggio, o una minaccia, anche all’Europa?

«Perché è la tattica dell’Iran. Ha fatto lo stesso con l’Azerbaijan qualche gio…

LONDRA – L’Iran ha provato a bombardare la base angloamericana di Diego Garcia nell’oceano Indiano, a circa 4mila chilometri. Ciò significa due cose: Teheran ha mentito sulle sue capacità missilistiche, e soprattutto è una minaccia all’Europa. Per dire: non immischiatevi in questa guerra, perché potremmo colpire anche voi». A parlare è Alex Plitsas, esperto americano di Medio Oriente per il think tank Atlantic Council e analista per la Cnn.

Plitsas, ci spiega meglio?

«Ancora una volta, gli iraniani non ci hanno detto la verità. Il 25 febbraio scorso Teheran sosteneva che i suoi missili non potevano superare un raggio di 2mila chilometri. Non era vero, visto il caso Diego Garcia, quindi gli ayatollah hanno continuato a sviluppare missili più potenti e in segreto».

E perché questo sarebbe un messaggio, o una minaccia, anche all’Europa?

«Perché è la tattica dell’Iran. Ha fatto lo stesso con l’Azerbaijan qualche giorno fa. Quando sono iniziate a circolare, nello scenario di una possibile offensiva di terra, le voci di un coinvolgimento dei curdi con i quali Baku ha un ottimo rapporto, ecco che Teheran ha lanciato un missile contro l’Azerbaijan».

Quindi anche l’Europa e il Regno Unito ora sono a rischio?

«In teoria, sicuramente la Grecia, e del resto abbiamo già visto missili iraniani contro un paese Ue come Cipro e uno Nato come la Turchia. Il messaggio di fondo è: se vogliamo, possiamo colpire tutta l’Europa, fino al Regno Unito. Tuttavia, l’Iran può avere tutti i missili che vuole, ma americani e israeliani hanno indebolito molto le sue piattaforme di lancio nelle ultime settimane. Quindi al momento è soprattutto un gesto simbolico».

In questo senso, ha fatto bene il Regno Unito a concedere l’uso delle sue basi agli Usa, anche per colpire i centri missilistici in Iran, seppur ufficialmente sempre per scopi “difensivi”?

«Capisco le ragioni britanniche per non farsi trascinare in questa guerra. Ma gli iraniani hanno praticamente costretto Londra a cambiare posizione, soprattutto dopo il blocco di Hormuz. Non è la sola strategia di Teheran che ha avuto l’opposto degli effetti sperati: l’Iran pensava che bombardare i Paesi del Golfo avrebbe spinto questi ultimi a convincere Trump a fermare i raid, invece è accaduto il contrario, perché quegli stessi Paesi ora sono furiosi».

Però il blocco di Hormuz sembra funzionare per l’Iran, visto il terrore di disastri economici che a breve potrebbe scatenare in Occidente.

«È vero: potrebbe essere la leva di Teheran per ottenere un compromesso con gli Stati Uniti, con la sopravvivenza del regime degli ayatollah. Oppure, Trump potrebbe decidere la riapertura dello stretto di Hormuz con la forza, con o senza i riluttanti europei, che alla fine potrebbero essere comunque trascinati nella guerra perché l’Iran sta attaccando il commercio internazionale e le loro navi. In ogni caso, sarà molto complicato neutralizzare ogni missile o drone di Teheran. Insomma, è un’operazione ad alto rischio e Trump sinora ha già dimostrato di non avere una chiara strategia in Iran. Mentre Teheran ha un altro asso nella manica».

Quale?

«Scatenare i suoi alleati Houthi in Yemen, attaccando il traffico navale anche nello stretto di Bab Al Mandab. A quel punto, ci sarebbe un secondo fronte aperto e il conflitto potrebbe subire una enorme escalation a livello internazionale».

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