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Natanz, il bunker segreto sottoterra cuore del programma nucleare iraniano

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La struttura finita sotto il fuoco Usa ha decine di centrifughe intatte ed è da anni nel mirino di statunitensi e israeliani
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È il cuore del programma nucleare iraniano, Natanz, una città dell’uranio sepolta tra il deserto e le montagne nel centro del Paese, 250 chilometri a sud di Teheran, finita ancora una volta sotto il fuoco ieri, ma intorno alla quale si combatte una battaglia senza esclusione di colpi da quasi 20 anni.

Nel 2009, l’impianto di Natanz dove gli iraniani arricchivano l’uranio fu attaccato con un potente virus informatico, Stuxnet, capace di bloccare da remoto il funzionamento delle centrifughe. Ancora oggi non ci sono attribuzioni certe, ma Teheran accusò gli israeliani di aver portato avanti l’operazione con la collaborazione degli americani. Il grado di sofisticazione di Stuxnet sorprese il mondo, era la prima arma informatica statale ad essere utilizzata contro un impianto nucleare. Il programma iraniano era stato rivelato solo poco tempo prima, nel 2002, dal gruppo di opposizione Mek. Quando l’allora capo dell’agenzia atomica internazionale, El Baradei, visitò il complesso per la …

È il cuore del programma nucleare iraniano, Natanz, una città dell’uranio sepolta tra il deserto e le montagne nel centro del Paese, 250 chilometri a sud di Teheran, finita ancora una volta sotto il fuoco ieri, ma intorno alla quale si combatte una battaglia senza esclusione di colpi da quasi 20 anni.

Nel 2009, l’impianto di Natanz dove gli iraniani arricchivano l’uranio fu attaccato con un potente virus informatico, Stuxnet, capace di bloccare da remoto il funzionamento delle centrifughe. Ancora oggi non ci sono attribuzioni certe, ma Teheran accusò gli israeliani di aver portato avanti l’operazione con la collaborazione degli americani. Il grado di sofisticazione di Stuxnet sorprese il mondo, era la prima arma informatica statale ad essere utilizzata contro un impianto nucleare. Il programma iraniano era stato rivelato solo poco tempo prima, nel 2002, dal gruppo di opposizione Mek. Quando l’allora capo dell’agenzia atomica internazionale, El Baradei, visitò il complesso per la prima volta nel 2003, restò sorpreso dalle dimensioni e dallo stato di avanzamento del programma iraniano. I successivi tentativi di negoziare uno stop all’arricchimento con europei e americani fallirono con l’arrivo al potere di Ahmadinejad, nel 2005. Con l’accordo del 2015 fu stabilito che a Natanz l’Iran potesse arricchire l’uranio non oltre la soglia del 3,65%.

(afp)

La Repubblica islamica, prima della guerra totale con gli americani, ha sempre detto di non volere dotarsi di armi atomiche. Secondo le intelligence occidentali un programma nucleare militare è esistito fino almeno al 2003. L’Iran ha attualmente circa 400 kg di uranio arricchito al 60%, il livello di purezza per la bomba atomica è il 90%: sono sepolti sotto il sito di Isfahan.

L’impianto di Natanz è formato da tre edifici sotterranei, progettati per contenere circa 50mila centrifughe, e sei sulla superficie. Tutto è protetto con muri in cemento armato spessi 2,5 metri, a una profondità di oltre 20 metri sottoterra. Almeno dal 2022, però, gli iraniani hanno cominciato a costruire un nuovo complesso sotterraneo a sud del sito principale, sotto il complesso del Kolang Gaz La conosciuto come il monte Pickaxe, e le sale sono state interrate a una profondità maggiore.

Durante la guerra di 12 giorni, gli americani colpirono Natanz, Fordow e il sito di Isfahan con 14 bombe perforanti trasportate dai bombardieri B-2 e con i missili Tomahawk. Gli attacchi hanno distrutto alcune strutture sotterranee e bloccato gli accessi in superficie, ma non esiste una valutazione certa dei danni perché da allora l’agenzia internazionale per l’energia atomica non ha più potuto ispezionare il sito.

Analizzando le immagini satellitari, l’Institute for Science and International Security ha rivelato prima della guerra che l’Iran stava fortificando gli ingressi al complesso di Pickaxe, che non è stato colpito dai raid aerei statunitensi e israeliani come Natanz. L’impianto è stato bombardato di nuovo ieri, gli israeliani dicono che sono stati gli americani. L’Aiea assicura che non c’è un aumento dei livelli di radiazione e non ci sono rischi per la popolazione locale. In risposta, Teheran ha lanciato missili contro la città di Dimona, vicino alla centrale nucleare israeliana. Tre giorni fa, la tensione si è accesa anche intorno al reattore di Bushehr, l’unica centrale nucleare dell’Iran, costruita e co-gestita con i russi. Il frammento di un missile è caduto a poche centinaia di metri dall’impianto, che non ha subito danni. Mosca ha evacuato gran parte del personale e chiesto l’istituzione di una zona sicura intorno alla centrale, proprio come gli ucraini la chiedono da quattro anni per la centrale di Zaporizhzhia occupata dai russi.

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