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Iran, raid a Natanz: la tentazione di Trump di impadronirsi dell’uranio

(agf)

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L’Aiea ha sollecitato a evitare azioni potenzialmente devastanti. Israele nega di aver partecipato all’attacco
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NEW YORK – “Se l’Iran non aprirà completamente, senza minacce, lo Stretto di Hormuz entro 48 ore da questo esatto momento, gli Stati Uniti d’America colpiranno e annienteranno le sue varie centrali elettriche, iniziando dalla più grande!”. È l’ultimatum che ha lanciato il presidente Trump alle 7,44 di ieri sera, pubblicando questo messaggio sul suo social. Un tentativo estremo di sbloccare la crisi energetica, che segue la lite con gli alleati europei che non lo aiutano a pattugliare le rotte petrolifere, e le minacce di un intervento di terra.

Questa mossa si aggiunge ai bombardamenti sul sito nucleare di Natanz e i preparativi per un raid finalizzato a sequestrare l’uranio arricchito ancora nelle mani dell’Iran. Sommando questi due sviluppi delle ultime ore, si riesce forse ad interpretare meglio il messaggio pubblicato sui social venerdì sera dal presidente Trump, in cui diceva che sta considerando di "ridurre l’impegno" militare. Il blitz sarebbe molto rischioso, ma se avesse suc…

NEW YORK – “Se l’Iran non aprirà completamente, senza minacce, lo Stretto di Hormuz entro 48 ore da questo esatto momento, gli Stati Uniti d’America colpiranno e annienteranno le sue varie centrali elettriche, iniziando dalla più grande!”. È l’ultimatum che ha lanciato il presidente Trump alle 7,44 di ieri sera, pubblicando questo messaggio sul suo social. Un tentativo estremo di sbloccare la crisi energetica, che segue la lite con gli alleati europei che non lo aiutano a pattugliare le rotte petrolifere, e le minacce di un intervento di terra.

Questa mossa si aggiunge ai bombardamenti sul sito nucleare di Natanz e i preparativi per un raid finalizzato a sequestrare l’uranio arricchito ancora nelle mani dell’Iran. Sommando questi due sviluppi delle ultime ore, si riesce forse ad interpretare meglio il messaggio pubblicato sui social venerdì sera dal presidente Trump, in cui diceva che sta considerando di "ridurre l’impegno" militare. Il blitz sarebbe molto rischioso, ma se avesse successo gli consentirebbe di dichiarare vittoria e chiudere la guerra senza il cambio di regime, voluto soprattutto dal premier israeliano Netanyahu, che magari potrebbe arrivare in un secondo momento grazie ai danni inferti al governo.

È stata Teheran a rivelare ieri che Natanz è stata nuovamente colpita, dopo gli attacchi del giugno scorso. Non ci sono state fughe radioattive, ma l’Aiea ha sollecitato ad evitare azioni che potrebbero avere effetti devastanti. I militari israeliani hanno negato di aver partecipato all’attacco, e se così fosse in questo caso avrebbero invertito le parti con gli americani. Gli aerei dello Stato ebraico avevano preso di mira le infrastrutture del petrolio e gas iraniano, irritando Trump, almeno in pubblico. Gli Usa invece si sono occupati di Natanz, tornando a finire il lavoro iniziato a giugno.

Questa differenza di compiti sembra anche richiamare la differenza di obiettivi, perché distruggere l’industria dell’energia ha soprattutto lo scopo di togliere al regime la sua principale risorsa economica, favorendone la caduta. Bombardare il programma nucleare invece non presuppone lo scopo di far cadere il governo degli ayatollah, ma piuttosto renderlo il più possibile innocuo.

Seguendo questa logica si spiega anche la notizia pubblicata dalla Cbs, secondo cui Trump sta valutando con il Pentagono la possibilità di lanciare un raid finalizzato a sequestrare gli oltre 400 chili di uranio arricchito rimasti ancora nelle mani della Repubblica islamica, che potrebbe utilizzarli per costruire fino a dieci bombe atomiche. L’operazione verrebbe affidata al Joint Special Operations Command, che si occupa dei blitz più difficili e audaci.

L'Iran ha accumulato circa 972 libbre di uranio arricchito al 60%, un passo dall'essere utilizzabile per le bombe. "Stiamo parlando - ha detto alla Cbs il direttore dell’Aiea Rafael Grossi - di cilindri contenenti gas di esafluoruro di uranio altamente contaminato al 60%, quindi molto difficile da maneggiare. Non dico che sia impossibile. So che esistono incredibili capacità militari per farlo, ma sarebbe sicuramente un'operazione estremamente complessa". E pericolosa, perché per condurla bisognerebbe schierare soldati a terra, col rischio che vengano uccisi. Trump però è incoraggiato dai risultati ottenuti, ad esempio con l’arresto di Maduro in Venezuela, e un portavoce della Casa Bianca ha detto alla Cbs che il compito del Pentagono è preparare tutte le opzioni, senza quindi smentire.

Se i militari riuscissero a portare l’uranio fuori dall’Iran, il presidente potrebbe affermare di aver raggiunto il principale obiettivo della sua campagna. Sommandolo alla distruzione di missili, aviazione e marina, al blocco dei "proxy" alleati di Teheran nella regione, e quindi alla protezione degli alleati nel Golfo Persico, gli consentirebbe di dichiarare vittoria. Poi lascerebbe ai paesi europei, che ieri hanno firmato una dichiarazione congiunta su Hormuz, il compito di riaprire lo Stretto. Nel frattempo ha tolto anche le sanzioni sul petrolio iraniano già caricato sulle navi, per contenere l’aumento del prezzo. Altro discorso è se questa soluzione soddisferebbe Netanyahu. Una scommessa rischiosa, che però darebbe senso al messaggio di venerdì.

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