Con una crisi energetica che prende forma a causa del conflitto mediorientale, l’Unione Europea prova a mettere da parte le regole per far fronte all’emergenza, con l’obiettivo di evitare l’impennata dei prezzi che si era vista nell’estate del 2022.
Si può interpretare in questa chiave l’invito appena indirizzato dalla Commissione Ue agli Stati membri: invece di riempire gli stoccaggi di gas al 90% per il prossimo inverno, ossia al livello normalmente richiesto, si chiede di scendere all’80% così da «fornire certezza e rassicurare gli operatori del mercato». La parola d’ordine è insomma «flessibilità» per andare incontro alla domanda da parte di famiglie e industrie «in un momento in cui l’offerta è tesa».
L’invito, anticipato dal Financial Times, arriva in una fase cruciale perché, proprio quando si rialzano le temperature, i Paesi riprendono ad accumulare le scorte di gas, nel frattempo scese, in vista della stagione fredda successiva. «Dobbiamo essere pronti - ha dichiarato du…
Con una crisi energetica che prende forma a causa del conflitto mediorientale, l’Unione Europea prova a mettere da parte le regole per far fronte all’emergenza, con l’obiettivo di evitare l’impennata dei prezzi che si era vista nell’estate del 2022.
Si può interpretare in questa chiave l’invito appena indirizzato dalla Commissione Ue agli Stati membri: invece di riempire gli stoccaggi di gas al 90% per il prossimo inverno, ossia al livello normalmente richiesto, si chiede di scendere all’80% così da «fornire certezza e rassicurare gli operatori del mercato». La parola d’ordine è insomma «flessibilità» per andare incontro alla domanda da parte di famiglie e industrie «in un momento in cui l’offerta è tesa».
L’invito, anticipato dal Financial Times, arriva in una fase cruciale perché, proprio quando si rialzano le temperature, i Paesi riprendono ad accumulare le scorte di gas, nel frattempo scese, in vista della stagione fredda successiva. «Dobbiamo essere pronti - ha dichiarato due giorni fa il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin - a ricostituire gli stoccaggi entro fine anno. L’Italia parte da una condizione migliore rispetto al resto d’Europa, con molte fonti alternative di approvvigionamento».
Nell’agosto del 2022, l’anno cioè dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, tale corsa degli Stati membri agli approvvigionamenti aveva contribuito in maniera determinante a spingere il gas sopra quota 300 euro al megawattora (rispetto ai 59 euro odierni, tenendo conto dei recenti rialzi). «È vero, ad agosto abbiamo distrutto il mercato del gas, ma la nostra missione era di riempire gli stoccaggi» fu costretto ad ammettere nel gennaio del 2023 l’allora vicecancelliere tedesco, Robert Habeck. Ecco, l’Ue oggi vuole evitare che questo scenario si ripeta.
Da qui l’invito, formalizzato in una lettera firmata dal commissario europeo per l’Energia, Dan Jorgensen. Nella missiva, da una parte, si sottolinea come «l’approvvigionamento energetico dell’Ue rimanga relativamente protetto». Dall’altra, si riconosce come l’attuale contesto renda necessaria una «risposta collettiva» al conflitto, anche perché «i recenti sviluppi indicano che potrebbe volerci più tempo prima che la produzione di gas di petrolio liquefatto (gpl) torni ai livelli prima della crisi». Già mercoledì la Commissione aveva domandato ai Paesi flessibilità nell’applicazione delle norme europee che impongono l’eliminazione graduale dell’energia russa.
Intanto, le forniture di gas iraniano all’Iraq sono riprese al ritmo di cinque milioni di metri cubi al giorno. Lo ha riferito ieri l’agenzia di stampa statale, citando il ministero dell’energia elettrica iracheno. I flussi erano stati interrotti dopo che Israele aveva attaccato il principale giacimento di gas dell’Iran, il Southpars, mercoledì.