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Notte di fuoco in Cisgiordania, i coloni assaltano sei comunità

Un'abitazione colpita nel villaggio di Fandaqumiya

 

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In una serie di blitz che appaiono coordinati, i settler hanno bruciato case e auto terrorizzando interi villaggi
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GERUSALEMME – I coloni israeliani si erano dati appuntamento sabato sera. Hanno attaccato interi villaggi palestinesi mettendoli a ferro e fuoco e aggredendo gli abitanti con la scusa di vendicare uno di loro, un ragazzo morto in un incidente stradale. Un episodio oscuro e controverso, avvenuto mentre il 18enne Yehuda Shmuel Sherman prendeva parte a un pattugliamento vicino a un avamposto di coloni nel nord della Cisgiordania: ma come è accaduto altre volte, era il cerino perfetto per dar fuoco al covone.

Per tutta la notte e anche la domenica mattina hanno continuato ad attaccare, protetti di fatto dalle forze israeliane che non sono intervenute. Hanno devastato diversi villaggi distruggendo auto, appiccando incendi e ferendo diversi palestinesi in un lungo elenco di aggressioni. Le immagini rilanciate sui social tra urla e roghi, tra rincorse e fughe disperate evocano orrori lontani. L’esercito israeliano dice di essere intervenuto per contrastare gli «incendi dolosi» commessi …

GERUSALEMME – I coloni israeliani si erano dati appuntamento sabato sera. Hanno attaccato interi villaggi palestinesi mettendoli a ferro e fuoco e aggredendo gli abitanti con la scusa di vendicare uno di loro, un ragazzo morto in un incidente stradale. Un episodio oscuro e controverso, avvenuto mentre il 18enne Yehuda Shmuel Sherman prendeva parte a un pattugliamento vicino a un avamposto di coloni nel nord della Cisgiordania: ma come è accaduto altre volte, era il cerino perfetto per dar fuoco al covone.

Per tutta la notte e anche la domenica mattina hanno continuato ad attaccare, protetti di fatto dalle forze israeliane che non sono intervenute. Hanno devastato diversi villaggi distruggendo auto, appiccando incendi e ferendo diversi palestinesi in un lungo elenco di aggressioni. Le immagini rilanciate sui social tra urla e roghi, tra rincorse e fughe disperate evocano orrori lontani. L’esercito israeliano dice di essere intervenuto per contrastare gli «incendi dolosi» commessi «da cittadini israeliani contro strutture e proprietà, oltre a impegnarsi in disordini nell’area». Ma non risultano arresti.

L’agenzia palestinese Wafa segnala attacchi nei villaggi di Silat al Dahr e Fandaqumiya, vicino a Jenin; a Jalud e Salfit, a sud di Nablus; e nelle regioni agricole di Masafer Yatta e della Valle del Giordano. Secondo Mustafa Barghouti, una delle principali figure della corrente riformista e non violenta del movimento nazionale palestinese, «ad Al-Funduqomiya i coloni ha attaccato il villaggio appiccando incendi a case e veicoli e rompendo le finestre, mentre i residenti cercavano di affrontarli e spegnere le fiamme: una casa e due auto sono state completamente distrutte dalle fiamme». Scene analoghe di violenza e anche di arroganza, con i coloni che oltre a malmenarli spruzzano spray al peperoncino sui palestinesi, sono state descritte in molti altri paesi da Silat al-Dhahr e a Ein al-Hilweh o a Tuqu’, a sud-est di Betlemme, dove si sono radunati all’incrocio prendendo a sassate le auto palestinesi. Sassate sono volate anche «a nord di Ramallah, sulla strada che la collega a Nablus», dice ancora Barghouti, e «nella rotatoria che conduce a Mikhmas, a nord di Gerusalemme Est». A Jalud, a sud di Nablus, «ieri mattina hanno dato fuoco alla sede del consiglio del villaggio e a una sala di pronto soccorso».

Per Onu, Icj e Ong dei diritti umani, la violenza dei coloni non è una catena di incidenti: è strategia per forzare il trasferimento. Una tesi che Israele respinge continuando ad autorizzare nuovi insediamenti. Secondo l’ultimo rapporto dell’Ohchr, la violenza è proseguita in modo «coordinato, strategico e incontrastato». E fa i conti: sono 36mila i palestinesi sfollati in Cisgiordania in un anno.

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