Arriva a Cuba la Flotilla Nuestra America, a bordo 25 attivisti e 20 tonnellate di aiuti
di Alessia CanditoHanno iniziato a intravedere il profilo del Malecon, il celebre lungomare di L’Avana, quando su Cuba era appena arrivata l’alba, ma per lo sbarco hanno dovuto attendere ancora qualche ora. Dopo cinque giorni di navigazione, complicata dal meteo non proprio amico, l’ammiraglia della Flotilla del Nuestra America Convoy, la missione umanitaria navale pensata per rispondere all’asfissia petrolifera voluta dall’amministrazione Trump, è arrivata a Cuba.
Una missione a rischio, si temeva alla partenza, tanto da tenere fino all’ultimo riservati porti da cui l’ammiraglia, il vecchio peschereccio Maguro, ribattezzato Granma 2.0, e i velieri, che arriveranno sull’Isola nelle prossime ore, hanno mollato gli ormeggi. Il rischio, filtrato alla vigilia della missione, era che le barche venissero identificate come “attore ostile” o “narco lanchas”, i barchini utilizzati per contrabbandare droga, e bloccate, se non assaltate. “Sappiamo …
Hanno iniziato a intravedere il profilo del Malecon, il celebre lungomare di L’Avana, quando su Cuba era appena arrivata l’alba, ma per lo sbarco hanno dovuto attendere ancora qualche ora. Dopo cinque giorni di navigazione, complicata dal meteo non proprio amico, l’ammiraglia della Flotilla del Nuestra America Convoy, la missione umanitaria navale pensata per rispondere all’asfissia petrolifera voluta dall’amministrazione Trump, è arrivata a Cuba.
Una missione a rischio, si temeva alla partenza, tanto da tenere fino all’ultimo riservati porti da cui l’ammiraglia, il vecchio peschereccio Maguro, ribattezzato Granma 2.0, e i velieri, che arriveranno sull’Isola nelle prossime ore, hanno mollato gli ormeggi. Il rischio, filtrato alla vigilia della missione, era che le barche venissero identificate come “attore ostile” o “narco lanchas”, i barchini utilizzati per contrabbandare droga, e bloccate, se non assaltate. “Sappiamo che gli Usa hanno posizionato una fregata al limite delle acque di competenza cubana”, aveva confidato Martina Steinwurzel, una dei quattro attivisti italiani a bordo.
“Il diritto internazionale vieta di bloccare il transito di aiuti umanitari”, avevano spiegato gli organizzatori alla vigilia. Ma forse non a caso, dal ponte della Granma 2.0, Thiago Avila, veterano della Flotilla, alla vista della costa ha detto: “La gioia si mescola anche alla commozione fra tutti noi che abbiamo tentato tante volte di raggiungere le coste di Gaza con aiuti umanitari e siamo stati attaccati, intercettati e imprigionati da Israele”.
I quattro italiani
A bordo dell’ammiraglia della flotta, un equipaggio di 25 persone, fra cui quattro italiani, il delegato dei camalli di Genova, José Nivoi, anche lui a settembre sulle navi che hanno tentato di rompere l’assedio a Gaza, e Martina Steinwurzel, Umberto Cerutti e Paolo Tangari di Aicec, associazione da decenni attiva a Cuba. Sul ponte e in stiva, pannelli solari, generatori, beni di prima necessità, farmaci e kit medici.
È solo una parte delle oltre cinquanta tonnellate di aiuti portate a Cuba dal Convoy che ha raggiunto l’Isola in queste settimane a bordo di aerei dall’Europa, come da Colombia e altri Paesi dell’America Latina. Con itinerario assai tortuoso, una delegazione è arrivata anche dagli Stati Uniti.
Chi fa parte della Flotilla
In tutto, a Cuba ci sono oltre 400 delegati, provenienti da 19 Paesi, in rappresentanza di più di 50 associazioni e collettivi, 13 movimenti politici e sindacali. Fra loro anche nomi noti, dagli artisti come i Kneecap, che ieri si sono esibiti a La Habana, alla politica europea e statunitense, con i 4 europarlamentari Mimmo Lucano, Ilaria Salis, Marc Botenga e Emma Fourreau, e il coordinatore di Progressive International David Adler, ideatore del Convoy, anche lui a settembre a bordo delle barche che hanno tentato di raggiungere la Striscia.
Ad attendere la Granma sul molo, una folla di cubani per i quali gli aiuti internazionali stanno diventato sempre più fondamentali. A Cuba da tre mesi non arriva una goccia di petrolio, ma l’isola da sola non riesce a coprire più del 40 per cento del proprio fabbisogno energetico. Un deficit che ha significato sempre più prolungati black out che iniziano a mettere in discussione anche i servizi essenziali, incluso scuole e ospedali. “Questo è un momento peggiore della pandemia, quando gli Stati Uniti hanno bloccato l’ingresso di vaccini e respiratori”, dice la direttrice dell’ospedale Juan Manuel Márquez, Araiz Consuegra, parlando con El Pais. “Adesso non ci troviamo a fronteggiare un’emergenza mondiale, questa è una manovra intenzionale e diretta specificamente contro di noi”.