✕

Hong Kong, libraio arrestato per vendita di testi “sediziosi”: c’è anche la biografia di Jimmy Lai

(afp)

Ascolta l'audio

Con lui fermati anche i tre commessi del negozio indipendente fondato nel 2020. Rischiano fino a sette anni
2 minuti di lettura

PECHINO - Mestiere pericoloso, quello del libraio, a Hong Kong. La polizia ha arrestato ieri sera il proprietario e tre commessi di una libreria con l'accusa di aver venduto pubblicazioni “sediziose”, tra cui The Troublemaker, una biografia su Jimmy Lai, come riporta la stampa locale.

“Chiuso per un giorno a causa di un imprevisto, ci scusiamo per il disagio”, il cartello affisso sulla porta della libreria indipendente, la Book Punch, fondata nel 2020 da Pong Yat-ming.

Tra il materiale sequestrato alla Book Punch c’è The Troublemaker, una biografia di Lai scritta nel 2024 dal suo ex socio in affari Mark Clifford. “È una crudele ironia che la vendita della biografia di un uomo incarcerato per la sua attività di giornalista e per aver promosso la libertà di espressione possa portare ad accuse di sedizione. Ciò dimostra quanto Hong Kong si sia allontanata dalla sua tradizione di libertà di espressione e di parola, al punto che la distribuzione di un libro possa essere considerata un reat…

PECHINO - Mestiere pericoloso, quello del libraio, a Hong Kong. La polizia ha arrestato ieri sera il proprietario e tre commessi di una libreria con l'accusa di aver venduto pubblicazioni “sediziose”, tra cui The Troublemaker, una biografia su Jimmy Lai, come riporta la stampa locale.

“Chiuso per un giorno a causa di un imprevisto, ci scusiamo per il disagio”, il cartello affisso sulla porta della libreria indipendente, la Book Punch, fondata nel 2020 da Pong Yat-ming.

Tra il materiale sequestrato alla Book Punch c’è The Troublemaker, una biografia di Lai scritta nel 2024 dal suo ex socio in affari Mark Clifford. “È una crudele ironia che la vendita della biografia di un uomo incarcerato per la sua attività di giornalista e per aver promosso la libertà di espressione possa portare ad accuse di sedizione. Ciò dimostra quanto Hong Kong si sia allontanata dalla sua tradizione di libertà di espressione e di parola, al punto che la distribuzione di un libro possa essere considerata un reato contro la sicurezza nazionale”, commenta Clifford, che è anche presidente del Committee for Freedom in Hong Kong. “Il mio lavoro è stato attaccato dalla stampa filo-cinese e sono state rivolte minacce implicite alle librerie che lo hanno venduto, quindi non si tratta di un caso isolato, ma parte di una repressione continua”.

In base alla locale legge sulla sicurezza nazionale, il cosiddetto Articolo 23 - legge che è andata ad integrare quella imposta a Hong Kong da Pechino nel 2020 - la sedizione è punibile con una pena detentiva fino a sette anni, che diventano 10 se l'atto comporta la “collusione con una forza esterna”. “Esprimo la mia solidarietà al coraggioso proprietario e allo staff della libreria”, continua Clifford. “Le autorità hanno sottoposto la Book Punch a ripetute vessazioni semplicemente per aver osato organizzare eventi e vendere libri che mantengono vivo lo spirito del libero pensiero e del pensiero critico”.

Lo scorso 9 febbraio Jimmy Lai, 78 anni, fondatore dell'ormai chiuso quotidiano Apple Daily, è stato condannato a 20 anni di prigione: colpevole di “collusione con forze straniere” e di “cospirazione per la pubblicazione di materiale sedizioso”. Secondo i media locali, oggi la polizia di Hong Kong ha fatto irruzione nell’ex sede dell’Apple Daily per sequestrare alcuni beni.

Gli arresti alla Book Punch fanno tornare alla memoria il caso della “banda dei cinque librai”, quelli della Causeway Bay Books, libreria di Hong Kong specializzata in storie sulla vita privata dei leader cinesi, scomparsi e poi arrestati nel 2015. Dei cinque, Gui Minhai è ancora in carcere. Nel dicembre del 2023 Repubblica aveva incontrato a Taipei Lam Wing-kee, membro della “banda", rifugiatosi a Taiwan. “Sono stato trattenuto in Cina per otto mesi, di cui cinque passati in isolamento. È stato orribile”, ci aveva raccontato nella nuova libreria che ha aperto al decimo piano di un anonimo palazzone nel centro di Taipei. Dopo aver “ammesso” le sue colpe in una confessione trasmessa in tv, i cinesi gli permisero di ritornare a Hong Kong. Ma dalla città se ne andò nel 2019, l’anno delle grandi proteste.

In un ulteriore giro di vite contro il dissenso, lunedì il governo di Hong Kong ha introdotto anche una nuova norma che impone ai sospettati coinvolti in indagini sulla sicurezza nazionale di consegnare le password dei loro dispositivi elettronici, pena una condanna fino a un anno di reclusione.

Leggi i commenti