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Libano, Israele alza il tiro: “Una zona di sicurezza a sud del fiume Litani”

Beirut (reuters)

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Il piano dell’Idf contro Hezbollah. Intercettato missile lanciato dall’Iran, Beirut espelle l’ambasciatore di Teheran
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GERUSALEMME – Il Libano espelle l’ambasciatore iraniano: il ministro degli Esteri lo dichiara «persona non grata», intimandogli di lasciare il Libano entro domenica e provocando la reazione durissima di Hezbollah. Qualche ora dopo, un missile balistico iraniano intercettato esplode nel cielo libanese, a nord di Beirut. È la prima volta che accade. «Una coincidenza? Niente affatto», dice Naor Gilon, responsabile della comunicazione internazionale del ministero degli Esteri israeliano. Il missile, che volava in direzione di Cipro, è stato intercettato «da una nave da guerra straniera», sostengono fonti libanesi. I detriti, per la prima volta, cadono sui villaggi cristiani a nord di Beirut.

La situazione del fronte libanese ha superato ogni allarme rosso. Ieri ci sono stati morti civili da entrambe le parti, e Israele ha ribadito ufficialmente di voler creare «una zona cuscinetto difensiva» a sud del fiume Litani, in una fascia profonda 30 km. Teme che il tentativo americano di nego…

GERUSALEMME – Il Libano espelle l’ambasciatore iraniano: il ministro degli Esteri lo dichiara «persona non grata», intimandogli di lasciare il Libano entro domenica e provocando la reazione durissima di Hezbollah. Qualche ora dopo, un missile balistico iraniano intercettato esplode nel cielo libanese, a nord di Beirut. È la prima volta che accade. «Una coincidenza? Niente affatto», dice Naor Gilon, responsabile della comunicazione internazionale del ministero degli Esteri israeliano. Il missile, che volava in direzione di Cipro, è stato intercettato «da una nave da guerra straniera», sostengono fonti libanesi. I detriti, per la prima volta, cadono sui villaggi cristiani a nord di Beirut.

La situazione del fronte libanese ha superato ogni allarme rosso. Ieri ci sono stati morti civili da entrambe le parti, e Israele ha ribadito ufficialmente di voler creare «una zona cuscinetto difensiva» a sud del fiume Litani, in una fascia profonda 30 km. Teme che il tentativo americano di negoziare la fine della guerra scatenata contro l’Iran lasci irrisolto uno dei suoi problemi principali: Hezbollah. Netanyahu vuole sconfiggere e disarmare i miliziani sciiti alleati di Teheran prima di deporre le armi. Ieri il ministro della Difesa Katz ha ribadito che Israele realizzerà la «zona cuscinetto» secondo il piano approvato dallo Stato maggiore. «Centinaia di migliaia di residenti sciiti del sud del Libano che hanno evacuato le loro case — dice — non potranno tornare nelle aree a sud del Litani finché non sarà garantita la sicurezza dei residenti del nord di Israele». E il ministro delle Finanze Smotrich ha definito alla radio quelli che per lui devono essere gli obiettivi della campagna militare: «Deve concludersi con la modifica dei confini. Lo dico in modo definitivo: il nuovo confine israeliano deve essere il Litani».

Israele ha distrutto 7 ponti nell’area, sei dei quali sul Litani, e continua a bombardarli insieme ai distributori di benzina «che finanziano Hezbollah». La città di Tiro, in cui è rimasto a vivere un terzo dei più di 60 mila abitanti, è raggiungibile solo con la strada costiera. E mentre continuano i bombardamenti israeliani e le uccisioni “mirate”, Hezbollah colpisce il nord di Israele con decine di missili. Uno, ieri, ha ucciso una donna di 32 anni trovata morta sul ciglio della strada. Nel resto di Israele, invece, continuano a piovere i missili iraniani che anche ieri hanno bucato le difese aeree ferendo civili a Tel Aviv.

Ma sono le conseguenze politiche, più di quelle militari, a rendere la giornata cruciale. La cacciata dell’ambasciatore iraniano parla a Israele e agli Usa, ma anche a Hezbollah. È un tentativo di salvare il Libano prendendo le distanze da Teheran, e la reazione dei miliziani è furiosa. Se il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar elogia la decisione, Hezbollah chiede a presidente e premier di «ritirare immediatamente una decisione» che «apre le porte alla divisione interna» e allarga «la spaccatura nazionale, mettendo il Libano su una strada molto pericolosa». Persino la Francia, partner storico del Libano, è costretta all’equilibrismo: «Rendo omaggio al governo libanese che ha preso una decisione coraggiosa con l’espulsione dell’ambasciatore — dice il ministro degli Esteri Barrot — ma esorto le autorità israeliane ad astenersi da operazioni di terra con conseguenze umanitarie gravissime».

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