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Avanzano le trattative: l’Iran nega, ma consegna cinque richieste agli Usa

(afp)

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Teheran sbeffeggia Trump: “È così nei guai che negozia da solo”. Poi arriva il documento. Possibile vertice a Islamabad o in Turchia
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NEW YORK – L’Iran ha rifiutato le condizioni americane per porre fine alla guerra, ma ha risposto avanzando le proprie. La Casa Bianca dice che i colloqui vanno avanti, per un possibile incontro che coinvolgerebbe il vice presidente Vance, anche se i paracadutisti hanno ricevuto l’ordine di prepararsi a partire per il Golfo Persico. Il presidente Trump ha riprogrammato per metà maggio la sua visita in Cina, e siccome quando l’aveva cancellata aveva detto di non voler andare mentre il conflitto era ancora in corso, così offre quanto meno l’impressione di aspettarsi che i combattimenti saranno finiti entro la nuova data di partenza.

Martedì il capo della Casa Bianca aveva detto che le conversazioni andavano bene, con un interlocutore autorevole e credibile ma rimasto anonimo, che i media avevano identificato come il leader del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf. Quindi era circolato un piano in 15 punti, che fra le altre cose comprendeva la rinuncia a costruire armi atomi…

NEW YORK – L’Iran ha rifiutato le condizioni americane per porre fine alla guerra, ma ha risposto avanzando le proprie. La Casa Bianca dice che i colloqui vanno avanti, per un possibile incontro che coinvolgerebbe il vice presidente Vance, anche se i paracadutisti hanno ricevuto l’ordine di prepararsi a partire per il Golfo Persico. Il presidente Trump ha riprogrammato per metà maggio la sua visita in Cina, e siccome quando l’aveva cancellata aveva detto di non voler andare mentre il conflitto era ancora in corso, così offre quanto meno l’impressione di aspettarsi che i combattimenti saranno finiti entro la nuova data di partenza.

Martedì il capo della Casa Bianca aveva detto che le conversazioni andavano bene, con un interlocutore autorevole e credibile ma rimasto anonimo, che i media avevano identificato come il leader del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf. Quindi era circolato un piano in 15 punti, che fra le altre cose comprendeva la rinuncia a costruire armi atomiche, la consegna dell’uranio arricchito ancora nelle mani di Teheran, la limitazione dei missili e la riapertura di Hormuz.

Ieri mattina la Repubblica islamica ha smentito, per bocca del portavoce militare Ebrahim Zolfaqari, sfottendo Trump: «Sta negoziando con se stesso. Saremo noi a decidere quando finiremo la guerra, non lui». Nello stesso tempo però ha pubblicato le proprie cinque condizioni che porterebbero alla fine del conflitto, tra cui l’impegno a non attaccarla più e la sovranità sullo Stretto, dove chi passa dovrebbe pagare una tassa di un paio di milioni per nave.

A quel punto la Casa Bianca ha aggiunto all’agenda di giornata un briefing della portavoce Leavitt, per chiarire. «I colloqui sono in corso - ha detto - e vanno avanti». Non ha spiegato con chi, ma ha avvertito che se falliranno «colpiremo l’Iran più duramente di prima. Il presidente è pronto a scatenare l’inferno», senza la necessità di chiedere l’autorizzazione al Congresso anche per eventuali operazioni di terra. La leva di pressione della forza è stata confermata dall’ordine dato a circa mille paracadutisti della 82nd Division di prepararsi a partire per il Golfo, mentre arrivano i marines che potrebbero occupare il terminale petrolifero di Kharg, la costa di Hormuz o sequestrare l’uranio arricchito. Leavitt ha annunciato che Trump andrà in Cina il 14 e 15 maggio, e quando le hanno chiesto se significa che la guerra sarà finita per metà maggio, ha risposto così: «Avevamo detto che sarebbe durata fra 4 e 6 settimane, fate voi i calcoli».

Poco dopo, lanciando un altro segnale di dialogo, gli Usa hanno tolto dalla lista degli obiettivi militari proprio Ghalibaf e il ministro degli Esteri Araghchi, per i quattro o cinque giorni necessari all’eventuale vertice. Il Pakistan sta mediando, ma anche Turchia ed Egitto si sono offerti di ospitare l’incontro, che potrebbe avvenire entro il fine settimana. Il vice presidente Vance potrebbe guidare la delegazione, perché è sempre stato il più scettico all’interno dell’amministrazione sull’intervento e gli iraniani non si fidano più degli inviati Witkoff e Kushner, visto che sono stati attaccati due volte mentre loro conducevano i colloqui.

L’incertezza continua a dominare e tutte le opzioni restano sul tavolo, ma ora con l’inclinazione a parlare. Araghchi, forse per nascondere le carte, ha avvertito che «al momento la nostra politica è quella di continuare la resistenza e non sono stati avviati negoziati». Il segretario generale dell’Onu Guterres ha però commentato che «la guerra è andata già troppo avanti».

Lo sa o lo teme il premier israeliano Netanyahu, che avrebbe ordinato ai suoi militari di accelerare nelle prossime 48 ore i bombardamenti per distruggere la maggior parte possibile delle strutture e capacità militari iraniane. Secondo i media locali lo ha fatto perché teme che Trump dichiari il cessate il fuoco entro sabato, per aprire il negoziato senza aspettare la caduta del regime.

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