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Trump minaccia ma poi apre all’Iran: “Potrei prendermi il petrolio, l’ultimatum slitta al 6 aprile”

(reuters)

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A Wall Street calo record dall’inizio delle ostilità. Allarme contaminazione dall’Aiea per la centrale di Bushehr. Teheran preme per trattare con Vance
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GRAPEVINE (TEXAS) - L’Iran deve accettare "la rinuncia completa al suo programma nucleare", altrimenti gli Usa diventeranno "il suo peggiore incubo". E’ la nuova minaccia lanciata dal presidente Trump, mentre Teheran ha risposto al suo piano in 15 punti per chiudere la guerra. Resta l’incertezza sulla possibilità di organizzare a breve un incontro di persona in Pakistan per discutere e finalizzare l’accordo, ma in serata il capo della Casa Bianca ha rimandato di dieci giorni, al 6 aprile, il suo ultimatum per l’attacco contro le infrastrutture elettriche della Repubblica islamica. Un segno della volontà di dare più tempo alla diplomazia, perché qualcosa si sta muovendo, oppure della necessità di farlo per disperazione, perché il prezzo della guerra sta diventando troppo alto, fra il crollo di ieri a Wall Street e la fronda che inizia tra gli stessi parlamentari repubblicani.

La giornata di Trump è cominciata ieri molto presto, con due messaggi sul suo social. Il primo era indiriz…

GRAPEVINE (TEXAS) - L’Iran deve accettare "la rinuncia completa al suo programma nucleare", altrimenti gli Usa diventeranno "il suo peggiore incubo". E’ la nuova minaccia lanciata dal presidente Trump, mentre Teheran ha risposto al suo piano in 15 punti per chiudere la guerra. Resta l’incertezza sulla possibilità di organizzare a breve un incontro di persona in Pakistan per discutere e finalizzare l’accordo, ma in serata il capo della Casa Bianca ha rimandato di dieci giorni, al 6 aprile, il suo ultimatum per l’attacco contro le infrastrutture elettriche della Repubblica islamica. Un segno della volontà di dare più tempo alla diplomazia, perché qualcosa si sta muovendo, oppure della necessità di farlo per disperazione, perché il prezzo della guerra sta diventando troppo alto, fra il crollo di ieri a Wall Street e la fronda che inizia tra gli stessi parlamentari repubblicani.

La giornata di Trump è cominciata ieri molto presto, con due messaggi sul suo social. Il primo era indirizzato a Teheran: "I negoziatori iraniani sono molto diversi e ‘strani’. Ci stanno "implorando" di raggiungere un accordo, eppure dichiarano pubblicamente di stare soltanto "esaminando la nostra proposta". Sbagliato!!! Farebbero meglio a fare sul serio, e in fretta, prima che sia troppo tardi ". Il secondo invece puntava di nuovo gli alleati europei: "Le nazioni della Nato non hanno fatto assolutamente nulla per aiutare. Non dimenticheremo mai".

Nel frattempo il sito Axios ha scritto che il Pentagono sta considerando di mandare le truppe sul terreno, con quattro possibili obiettivi: "Invadere o porre sotto blocco l'isola di Kharg. Invadere Larak, isola che aiuta l'Iran a consolidare il controllo su Hormuz. Occupare la strategica isola di Abu Musa e due isole minori, situate in prossimità dell'imbocco occidentale dello Stretto. Bloccare o sequestrare le navi che trasportano petrolio iraniano sul versante orientale di Hormuz".

Verso le dieci del mattino il presidente ha riunito il suo gabinetto alla Casa Bianca, lanciando messaggi contraddittori. "Gli iraniani ci stanno implorando di fare un accordo", ma se non lo accetteranno gli Usa diventeranno il "peggior incubo" di Teheran. Trump ha rivelato che il "regalo" ricevuto nei giorni scorsi era stato il passaggio di dieci petroliere nello stretto, che aveva dimostrato la serietà dei negoziatori. Nello stesso tempo però ha detto che impossessarsi del petrolio iraniano, sul modello del Venezuela, "è un’opzione".

La situazione militare però non è così facile, se è vero che il Pentagono vuole spostare le armi pagate dagli europei per l’Ucraina verso il Golfo. Le scorte di munizioni stanno calando velocemente, creando problemi di tenuta per l’intervento. Il direttore dell’Aiea Grossi ha rilanciato l’allarme per il rischio di contaminazione se ci saranno attacchi contro la centrale nucleare di Bushehr, ma tra i falchi iraniani non manca chi spingono proprio per sfruttare la minaccia atomica allo scopo di fermare l’offensiva Usa.

Il fronte interno americano intanto traballa, tanto sul piano economico, con i mercati che ieri hanno fatto registrare il ribasso più forte dall’inizio del conflitto, quanto su quello politico. Secondo i sondaggi la maggioranza degli elettori è contraria alla guerra, ma ora anche tra i parlamentari repubblicani inizia lo smottamento. Deputati come Mike Rogers e Nancy Mace si lamentano perché l’amministrazione non li ha informati di paini e obiettivi degli obiettivi, sono contrari a schierare i soldati sul terreno e pronti a votare contro in Congresso.

L'inviato Witkoff ha detto di essere ottimista sulle possibilità di un accordo, ma gli iraniani non si fidano più di lui e chiedono che a negoziare sia il vice presidente Vance, scettico sull’intervento. Trump ha ripetuto che i tempi della guerra sono tra "4 e 6 settimane e stiamo molto in anticipo". Poi però ha rimandato l’ultimatum, forse perché non è così convinto di poter vincere solo con la forza militare.

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