Codici segreti e pedaggi in yuan: come funziona il "casello" iraniano a Hormuz
dal nostro inviato Filippo SantelliDUBAI – Teheran dice la verità: lo Stretto Hormuz non è chiuso, se non per gli Stati Uniti e i loro alleati. Peccato che anche per gli altri l’unico modo per attraversarlo sia passare dal “casello” virtuale creato dai pasdaran. Una rotta alternativa, che rispetto a quella tradizionale corre vicino alla costa dell’Iran, oltre l’isola di Larak. Che richiede un’autorizzazione e la scorta delle Guardie della rivoluzione. E almeno in qualche caso ha richiesto anche il pagamento di un pedaggio, da fonti iraniane fissato a 2 milioni di dollari, che in futuro Teheran vorrebbe istituzionalizzare.
Greci e cinesi
Si capisce insomma perché, al momento, da Hormuz non stia passando quasi nessuno. I transiti sono scesi sotto i dieci al giorno, spesso s…
DUBAI – Teheran dice la verità: lo Stretto Hormuz non è chiuso, se non per gli Stati Uniti e i loro alleati. Peccato che anche per gli altri l’unico modo per attraversarlo sia passare dal “casello” virtuale creato dai pasdaran. Una rotta alternativa, che rispetto a quella tradizionale corre vicino alla costa dell’Iran, oltre l’isola di Larak. Che richiede un’autorizzazione e la scorta delle Guardie della rivoluzione. E almeno in qualche caso ha richiesto anche il pagamento di un pedaggio, da fonti iraniane fissato a 2 milioni di dollari, che in futuro Teheran vorrebbe istituzionalizzare.
Greci e cinesi
Si capisce insomma perché, al momento, da Hormuz non stia passando quasi nessuno. I transiti sono scesi sotto i dieci al giorno, spesso sotto i cinque, lì dove in tempi normali erano più di cento. La maggior parte delle navi batte bandiera iraniana, una piccola minoranza è riconducibile a entità cinesi o greche. Nessuna - almeno tutte quelle di cui è possibile ricostruire il percorso – passa dalla vecchia rotta centrale, quella che Teheran ha chiuso a suono di missili e di minacce. Tutte sono invece passate dal “casello”, sottoponendosi alla procedura che, prima che venisse assassinato dalle bombe israeliane, era supervisionata dal capo della marina dei pasdaran.
Il codice segreto
Funziona così, secondo quanto ha ricostruito la testata di settore Lloyd’s List. Per prima cosa la compagnia di navigazione deve entrare in contatto con le Guardie della rivoluzione, attraverso canali più o meno istituzionali. Quindi deve trasmettere loro tutte le informazioni sulla nave, l’equipaggio e il carico. A quel punto, se autorizzata, riceve un codice segreto e la nuova rotta da seguire. Quando la nave si avvicina allo Stretto le viene chiesto via radio il codice: se non lo ha viene respinta, come successo due giorni fa a Selene, un cargo diretto in Pakistan; se invece lo possiede viene affiancata da una nave militare iraniana che la scorta dall’altra parte.
Il pedaggio in yuan
A questo si aggiunge il famoso pedaggio, che l’Iran rivendica come suo diritto – anche per il futuro – in barba ai trattati internazionali sulla libera navigazione. Al momento in realtà pare che non venga chiesto a tutti. Nelle conversazioni con i Paesi “amici” a cui ha assicurato il passaggio – tra cui Malesia, Cina, India, Corea del Sud, Egitto e ora anche Spagna – il regime non ha menzionato di pagamenti. Quasi tutte le navi straniere avrebbero insomma ottenuto il “passi” per via diplomatica. Risulta però che almeno due abbiano versato una somma: l’ammontare non è noto, ma si sa che è stata pagata in yuan, la valuta cinese. Meglio evitare i dollari, in questa nuova economia dei flussi petroliferi.
Il timore delle sanzioni
Se, come e quando la riscossione del pedaggio diventerà sistematica è tutto da vedere. Come bisognerà vedere quanto a lungo l’Iran potrà o vorrà tenere bloccato lo Stretto. Fatto sta che al momento proprio quel pagamento tiene lontano dal passaggio anche chi – non nemico – potrebbe transitare. Le Guardie delle rivoluzione infatti sono considerati dagli Stati Uniti (e dall’Europa) un’organizzazione terroristica e versare loro dei soldi rischierebbe di esporre le società chi lo fa a delle sanzioni o addirittura delle condanne. E se è vero che lo stesso Trump ha sospeso le sanzioni sul greggio iraniano già in mare, per provare a dare respiro ai mercati, in pochi in questo momento vogliono rischiare. Duemila navi sono ferme ai due lati dello Stretto e al casello iraniano di Hormuz non c’è fila.