Esteri

Svizzera, un decesso su 40 è un suicidio assistito

La "capsula della morte" messa a punto da Exit International
La "capsula della morte" messa a punto da Exit International 

I dati dell’ufficio nazionale di statistica indicano che la pratica è sempre più diffusa nella Federazione elvetica

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Mentre in Italia è in altri Paesi il diritto al suicidio assistito rimane una questione controversa, in Svizzera la scelta di poter chiudere con la propria vita è ormai qualcosa che fa parte della quotidianità. In 20 anni la scelta di farsi assistere per porre fine ai propri giorni è diventata sempre più diffusa, scrive il settimanale Le Matin Dimanche, che cita l’Ufficio federale di statistica: se nel 2005 il fenomeno riguardava 3,3 persone ogni 100 mila abitanti, nel 2025 si è saliti a 18,8 suicidi assistiti, sempre ogni 100 mila abitanti. Ovvero da 195 a 1774 casi. E oggi nella Confederazione ogni 40 decessi uno è da ricondurre al suicidio assistito.

Quali sono le condizioni poste dalla legge, risalente agli anni ‘80, che consente a un individuo di porre fine ai propri giorni, rivolgendosi a un medico che gli fornisce un potente narcotico, il Pentobarbital? Innanzitutto che il candidato al suicidio assistito sia pienamente consapevole della propria scelta, in secondo luogo che chi l’assiste in questo passo non sia mosso da fini di lucro.

Da rilevare, al riguardo, che chi si iscrive ad Exit, associazione aperta solo agli svizzeri, paga una tassa annuale di 45 franchi. Al momento del fine vita il costo dipende da Cantone a Cantone, variando tra 1100 e 3700 franchi. L’antropologo Marc Antoine Berthod, che nel 2021 ha seguito 7 suicidi assistiti, è arrivato alla conclusione che si tratti di “un evento basato su una concezione della società molto diffusa nella Confederazione, lo spirito di milizia”. Fatto, per intenderci, da volontari (cioè coloro i quali assistono gli aspiranti suicidi) che si mettono a disposizione per concretizzare un comportamento che molte persone, pur affermando teoricamente di condividerlo, non si sentono di rendersene partecipi”.

Va detto, infine, che esiste una “zona grigia giuridica”, in cui la magistratura si muove a fatica. Riguarda, soprattutto, il suicidio assistito di persone che l’hanno scelto perché in preda a una forte depressione. Lo scorso anno, ad esempio, dopo una causa estenuante, un tribunale del Canton Friburgo aveva assolto un medico di Exit che aveva acconsentito a mettere nelle mani di una persona sofferente di un “male oscuro” senza fine, una confezione di Pentobarbital. Insomma, “anche se la pratica del suicidio assistito fa ormai parte del costume elvetico” - dice Marc Antoine Berthod – si è ancora alla ricerca di un quadro giuridico chiaro”.

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