Washington allenta il cappio attorno a Cuba e consente a una petroliera russa di arrivare nell’isola con il suo carico di 730 mila barili di petrolio. Non è la soluzione per la gravissima crisi energetica che attanaglia l’isola. Ma è un prezioso contributo per consentire al sistema di distribuzione dell’energia elettrica per diverse settimane di tornare a rifornire di luce 9 milioni di persone ed evitare i lunghi e continui blackout che rendono loro la vita impossibile. Salpata dal porto di Primorsk, sul Mar Baltico il 9 marzo scorso, la Anatoly Kolodkin, di proprietà della compagnia di navigazione statale russa Sovcomflot, colpita da sanzioni nel 2024, era stata segnalata due settimane fa mentre si trovava in mezzo all’Atlantico. La Marine Traffic, un fornitore di dati navali, sosteneva che la sua destinazione era Matanzas, sulla costa orientale di Cuba, sebbene il piano di navigazione indicasse “Atlantide, Usa”: una località inesistente.
La traccia della petroliera è stata seguita g…
Washington allenta il cappio attorno a Cuba e consente a una petroliera russa di arrivare nell’isola con il suo carico di 730 mila barili di petrolio. Non è la soluzione per la gravissima crisi energetica che attanaglia l’isola. Ma è un prezioso contributo per consentire al sistema di distribuzione dell’energia elettrica per diverse settimane di tornare a rifornire di luce 9 milioni di persone ed evitare i lunghi e continui blackout che rendono loro la vita impossibile. Salpata dal porto di Primorsk, sul Mar Baltico il 9 marzo scorso, la Anatoly Kolodkin, di proprietà della compagnia di navigazione statale russa Sovcomflot, colpita da sanzioni nel 2024, era stata segnalata due settimane fa mentre si trovava in mezzo all’Atlantico. La Marine Traffic, un fornitore di dati navali, sosteneva che la sua destinazione era Matanzas, sulla costa orientale di Cuba, sebbene il piano di navigazione indicasse “Atlantide, Usa”: una località inesistente.
La traccia della petroliera è stata seguita giorno e notte e una settimana fa si è notato che aveva rallentato la velocità restando al largo di Cuba. Domenica pomeriggio la Guardia Costiera ha comunicato che la Anatoly Kolodkin aveva avuto l’autorizzazione a dirigersi verso le coste dell’isola per raggiungere la sua destinazione finale. Matanzas appunto, dove ha gettato l’acora. Due pattugliatori sono rimasti ad incrociare nell’area pronti a intervenire. Ma non è stato necessario. Lo stesso Donald Trump ha confermato di aver dato il via libera per la nave russa. Ai giornalisti che gli chiedevano notizie a bordo dell’Air Foce One, ha detto con tono magnanimo: “Non ci dispiace che qualcuno carichi una nave per quella gente. Perché ne hanno bisogno, devono sopravvivere. A chi organizza questi viaggi ho detto che se un paese vuole inviare del petrolio a Cuba, non ho alcun problema. Che si tratti della Russia o meno”. Quindi, per attenuare la portata del gesto e ribadire la linea dura nei confronti de L’Avana ha aggiunto: “Comunque, non avrà alcun impatto: Cuba è finita. Hanno un regime pessimo. Hanno una leadership corrotta e pessima. E che riescano o meno a trovare una nave carica di petrolio, non farà alcuna differenza”.
Mosca ha replicato attraverso la sua ambasciata in Messico. Ha espresso la “sua piena solidarietà a Cuba”, condannando le “illegittime restrizioni imposte nei suoi confronti”.
E’ noto che dai primi di gennaio scorso il presidente Usa ha ordinato con un decreto il blocco di tutte le vendite di petrolio con l’isola e minacciato di sanzioni chiunque commerci prodotti energetici con il regime de L’Avana. L’ultimo carico di greggio era arrivato sempre in quei giorni dal Messico. Ma era servito solo a dare un breve sollievo all’isola. Le poche riserve rimaste sono state razionate e destinate soprattutto alle centrali che hanno tuttavia lavorato a ritmi ridotti. Cuba è rimasta al buio anche 14 ore al giorno. Senza luce hanno smesso di funzionare i frigoriferi, nessuno ha potuto più conservare il cibo, ascoltare radio e tv, caricare i cellulari, navigare su internet. E’ cominciata a mancare anche l’acqua potabile perché non funzionavano le autoclavi. E’ stato sospeso il trasporto pubblico, chiuse scuole e università, annullate le manifestazioni culturali. Molti alberghi hanno dovuto chiudere perché non erano in grado di offrire un servizio adeguato. Si è puntato sull’energia solare e piccole forniture di carburante sono state concesse ad aziende private cubane.
E’ emerso che in queste durissime settimane molti produttori della Florida, gente da tempo fuggita dall’isola, senza troppa pubblicità, ha avuto l’autorizzazione a far arrivare dei carichi di greggio Usa nel porto di Mariel. Trump non ha interesse a provocare una rivolta sull’isola, nonostante le forti pressioni che arrivano dalla comunità anticastrista di Miami. Preferisce trattare. Il Venezuela ha fatto scuola. La Casa Bianca ha affidato al segretario di Stato Marco Rubio, cubano e figlio di rifugiati cubani, il compito di aprire un varco. Lo sta facendo con Raúl Guillermo Rodríguez Castro, nipote di Raúl. Un cognome di peso per un uomo d’affari più che leader politico. Si punta a un cambio nell’economia senza arrivare al collasso: lo Stato fa da intermediario ma il commercio è tra privati. Forse è già stato trovato un accordo. I 730 mila barili russi serviranno alla polizia, all’esercito, agli ospedali.