Germania col fiato sospeso per il destino della balena Timmy. E la stessa megattera, fuor di metafora, ha il respiro corto: secondo gli scienziati che la stanno monitorando al largo delle coste tedesche, la sua frequenza respiratoria si è ridotta notevolmente e il grande cetaceo non mostra più reazioni all’avvicinarsi delle imbarcazioni. Il biologo marino Burkard Baschek, che ieri ha incontrato i giornalisti, ha detto: “Nel complesso, la prognosi non sembra buona”. La disavventura di Timmy, soprannome affibbiatole perché il dramma si sta consumando nel Mar Baltico, davanti alla spiaggia di Timmendorfer Strand, nella baia di Wismar, è iniziata il 3 marzo scorso, quando la balena è stata avvistata per la prima volta in quelle acque, che non sono l’habitat naturale della sua specie. La scorsa settimana è stata poi segnalata arenata su un banco di sabbia: sono stati gli ospiti di un hotel a Niendorf, località di mare del Meclemburgo-Pomerania Occidentale, a udire i suoi profondi lamenti e…
Germania col fiato sospeso per il destino della balena Timmy. E la stessa megattera, fuor di metafora, ha il respiro corto: secondo gli scienziati che la stanno monitorando al largo delle coste tedesche, la sua frequenza respiratoria si è ridotta notevolmente e il grande cetaceo non mostra più reazioni all’avvicinarsi delle imbarcazioni. Il biologo marino Burkard Baschek, che ieri ha incontrato i giornalisti, ha detto: “Nel complesso, la prognosi non sembra buona”. La disavventura di Timmy, soprannome affibbiatole perché il dramma si sta consumando nel Mar Baltico, davanti alla spiaggia di Timmendorfer Strand, nella baia di Wismar, è iniziata il 3 marzo scorso, quando la balena è stata avvistata per la prima volta in quelle acque, che non sono l’habitat naturale della sua specie. La scorsa settimana è stata poi segnalata arenata su un banco di sabbia: sono stati gli ospiti di un hotel a Niendorf, località di mare del Meclemburgo-Pomerania Occidentale, a udire i suoi profondi lamenti e ad allertare la polizia.
L’ipotesi più accreditata tra gli studiosi è che il giovane esemplare di megattera, probabilmente di sesso maschile, abbia seguito un banco di pesci fino alle coste tedesche, oppure che abbia perso l’orientamento a causa dei suoni prodotti da qualche sottomarino militare. La successiva perdita di energia di Timmy e i conseguenti spiaggiamenti dipenderebbero dal fatto che le acque del Mar Baltico non presentano la concentrazione di sale e il tipo di nutrimento necessari alla sopravvivenza a lungo termine delle sua specie.
Quando è scattato il primo allarme, qualche settimana fa, le autorità tedesche hanno utilizzato un escavatore per rendere più profondo un canale e alcune imbarcazioni per creare delle onde che hanno facilitato la liberazione del mammifero. Ma venerdì scorso la balena la balena si è di nuovo arenata su un banco di sabbia, riuscendo però a liberarsi da sola. Per aiutarla a raggiungere le acque dell’oceano Atlantico è stata costituita una flottiglia che l’ha scortata per spingerla ad attraversare il Baltico. E però sabato Timmy è rimasta intrappolata su un altro banco di sabbia e domenica si è arenata nuovamente.
La disperata lotta della megattera per riconquistare il largo ha commosso l’opinione pubblica tedesca. E mosso la politica. Il ministero dell’Ambiente del land del Meclemburgo-Pomerania Occidentale, prima dell'ultimo spiaggiamento, aveva istituito un'area di sicurezza di 500 metri intorno all'animale per dargli la possibilità di riposare e di liberarsi. "Potrebbe farcela se recuperasse le forze”, aveva detto il locale ministro Till Backhaus. “Ed è per questo che abbiamo deciso di lasciarlo in pace, permettendogli di allontanarsi e poi di uscire con successo da quest’area. Ma dobbiamo anche ipotizzare che sia indebolito o malato".
C’è anche chi crede che Timmy si possa essere ferito, nella sua incursione baltica, rimanendo impigliato in una rete da pesca.“Tutte le ipotesi formulate sono plausibili”, conferma Monica Barnaba, veterinario esperto di spiaggiamenti, presso la Jonian Dolphin Conservation di Taranto. “Ma non si possono appunto escludere anche cause naturali, come per esempio una malattia infettiva. L’unico modo per scoprirlo è fare un esame autoptico sull’animale, in caso di esito infausto della vicenda”. Perché, anche secondo la studiosa italiana, Timmy non ha molte chance di farcela: “Quando un cetaceo di quelle dimensioni si avvicina così tanto alla costa è davvero raro che riesca a riprendere il largo, anche se si cerca di aiutarlo. Il problema è che perfino fare l’autopsia non sarà affatto semplice, perché va recuperato un corpo che pesa tonnellate”.
Nel Mediterraneo non ci sono megattere: i cetacei più grandi del Mare Nostrum sono le balenottere comuni e i capodogli. “Lo spiaggiamento recente più impattante si è verificato nel 2014, quando sette capodogli si arenarono sulla spiaggia di Vasto”.
Ma perché le immagini di questi colossi del mare che annaspano a pochi metri dalla riva ci colpiscono così tanto? “I cetacei esercitano un grande fascino sugli esseri umani: per le loro dimensioni, per le loro abitudini, per il fatto che li conosciamo poco, così come conosciamo poco il mare e tutti i suoi abitanti", risponde Barnaba. "E vederli in difficoltà innesca un grande impatto emotivo: ci mette di fronte alle nostre responsabilità nei confronti della natura. Il problema è che la commozione passa in fretta, mentre i nostri stili di vita non cambiano. Ma passata l’emotività, occorre agire in modo scientifico: comprendere le cause per sapere come agire nel caso si ripresentino casi analoghi”.