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Merz incontra Al-Sharaa: “Nei prossimi tre anni rimpatrieremo la maggioranza dei siriani”

(agf)

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Polemiche per la promessa del leader conservatore tedesco durante un controverso incontro con il presidente siriano ed ex terrorista di Al Qaeda. “Sarebbe più corretto chiamarla remigrazione”, commenta a Repubblica Stephan Reichel, a capo dell’ong Matteo
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BERLINO – E’ una promessa che a molti sembrerà una condanna. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha annunciato la volontà “nei prossimi tre anni” di rimpatriare la stragrande maggioranza, ossia l’“l’80%” dei siriani che vivono in Germania. Un impegno che il leader conservatore ha preso dopo un controverso incontro a Berlino con il presidente siriano Al-Sharaa. Una visita di Stato che era stata annullata già nelle scorse settimane e che anche stavolta è stata accompagnata da manifestazioni di protesta contro la repressione di curdi, alawiti, drusi e cristiani e la svolta islamista che l’ex terrorista di Al Qaeda sta imponendo al suo Paese.

L’unico accenno alla repressione delle minoranze è stato, da parte di Merz, un flebile “la incoraggio espressamente a fare spazio per tutti i siriani, a prescindere dalla loro religione o etnia” rivolto ad Al-Sharaa. Ma intanto una folta di delegazione di imprenditori tedeschi si è impegnata, in un forum tedesco-siriano a margine della visita uffic…

BERLINO – E’ una promessa che a molti sembrerà una condanna. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha annunciato la volontà “nei prossimi tre anni” di rimpatriare la stragrande maggioranza, ossia l’“l’80%” dei siriani che vivono in Germania. Un impegno che il leader conservatore ha preso dopo un controverso incontro a Berlino con il presidente siriano Al-Sharaa. Una visita di Stato che era stata annullata già nelle scorse settimane e che anche stavolta è stata accompagnata da manifestazioni di protesta contro la repressione di curdi, alawiti, drusi e cristiani e la svolta islamista che l’ex terrorista di Al Qaeda sta imponendo al suo Paese.

L’unico accenno alla repressione delle minoranze è stato, da parte di Merz, un flebile “la incoraggio espressamente a fare spazio per tutti i siriani, a prescindere dalla loro religione o etnia” rivolto ad Al-Sharaa. Ma intanto una folta di delegazione di imprenditori tedeschi si è impegnata, in un forum tedesco-siriano a margine della visita ufficiale, a partecipare alla ricostruzione del Paese.

Per Stephan Reichel, presidente dell’ong Matteo che si occupa di richiedenti asilo “sarebbe più onesto chiamare la promessa del cancelliere con il suo nome: remigrazione”, ossia la deportazione di massa di migranti propagandata dall’estrema destra Afd in Germania. Delle due l’una, sottolinea Reichel, interpellato da Repubblica: “Merz sta dando i numeri oppure sta programmando di rimettere in discussione sia le procedure dei richiedenti asilo sia il riconoscimento della cittadinanza a centinaia di migliaia di siriani”.

I numeri, del resto, non mentono: 952mila siriani vivono attualmente in Germania. E circa 250mila, ossia un quarto, hanno il passaporto tedesco. Circa 71mila, più o meno il 7,5%, beneficiano di permessi di soggiorno a lungo termine. A 280mila è stato riconosciuto il diritto all’asilo fino a tre anni e 240mila hanno un permesso di un anno. “Davvero a rischio, almeno stando alle leggi attuali, dovrebbero essere al massimo circa 100mila persone che hanno la richiesta di asilo sotto esame”, argomenta Reichel. E il presidente di Matteo si è detto certo, intanto, che il governo tedesco “porterà avanti la brutale politica dei rifiuti e dei respingimenti che osserviamo dall’anno scorso”.

Sul fatto che il cancelliere intenda mettere in discussione lo status di rifugiato riconosciuto finora a circa 700mila siriani, non sembrano esserci dubbi. L’appiglio è la fine del regime di Bashar Assad e della guerra civile che ha funestato per un decennio la Siria. “I permessi concessi durante la guerra civile vanno riesaminati”, ha puntualizzato Merz ieri, accanto ad Al-Sharaa. Ma il partner di governo del cancelliere, la Spd, ha già obiettato che i siriani ben integrati dovrebbero avere la possibilità di restare.

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