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Mar Rosso, paralisi europea di fronte alle minacce Houthi. Allerta di Aspides alle navi: “Cautela”

Portavoce degli Houthi annuncia un attacco contro Israele 

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La missione ha diffuso una nota in cui avverte sulle “capacità militari degli yemeniti considerate intatte e considerevoli”
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BRUXELLES – L’Unione europea è paralizzata. Anche dinanzi all’eventuale blocco del Mar Rosso e quindi del Canale di Suez. Anche in presenza dell’allarme lanciato dalla missione navale Aspides, guidata dall’Unione Europea, per gli attacchi mossi dalle milizie Houthi, yemenite e filo-iraniane, la reazione rischia di essere uguale a zero.

Ieri il vertice militare dell’operazione navale Ue ha esortato le navi mercantili che attraversano il golfo Di Aden a prestare la «massima attenzione». Un monito lanciato dopo che gli Houthi hanno ripreso gli attacchi contro obiettivi in Israele: «Le loro capacità militari sono attualmente considerate intatte e considerevoli». E quindi è indispensabile «evitare in ogni momento di entrare nelle acque territoriali yemenite» e, ove possibile, «navigare più vicino alla costa africana per ridurre l’esposizione a potenziali minacce». Il comando ha aumentato «le misure di protezione per le navi assistite da Aspides» con un conseguente «maggiore impiego di…

BRUXELLES – L’Unione europea è paralizzata. Anche dinanzi all’eventuale blocco del Mar Rosso e quindi del Canale di Suez. Anche in presenza dell’allarme lanciato dalla missione navale Aspides, guidata dall’Unione Europea, per gli attacchi mossi dalle milizie Houthi, yemenite e filo-iraniane, la reazione rischia di essere uguale a zero.

Ieri il vertice militare dell’operazione navale Ue ha esortato le navi mercantili che attraversano il golfo Di Aden a prestare la «massima attenzione». Un monito lanciato dopo che gli Houthi hanno ripreso gli attacchi contro obiettivi in Israele: «Le loro capacità militari sono attualmente considerate intatte e considerevoli». E quindi è indispensabile «evitare in ogni momento di entrare nelle acque territoriali yemenite» e, ove possibile, «navigare più vicino alla costa africana per ridurre l’esposizione a potenziali minacce». Il comando ha aumentato «le misure di protezione per le navi assistite da Aspides» con un conseguente «maggiore impiego di risorse militari». Ma poiché tali risorse non sono ancora state potenziate, ciò comporterà «tempi di attesa più lunghi per le navi che richiedono protezione ravvicinata». Chiudere questo Golfo dopo lo Stretto di Hormuz assesterebbe un colpo esiziale all’economia europea. E infatti il governo francese ha definito «irresponsabile» il gruppo yemenita.

Ma il punto è che l’Ue non riesce a reagire. Nemmeno implementando la missione Aspides, avviata nel 2024, che era stata concepita proprio per mettere in sicurezza il trasporto marittimo nell’area. Il problema è che il mandato, sotto il comando della Grecia e con la supervisione tattica dell’Italia, è molto limitato. Di fatto impegna solo tre fregate, cinque aerei e 640 militari in tutto. Ma senza il sostegno anglo-americano è largamente sterile. Le navi europee, infatti, sono in grado di neutralizzare i missili e i droni degli Houthi scortando i cargo commerciali. Concretamente le basi di lancio, per lo più mobili (dei semplici camion), sono state distrutte da statunitensi e britannici. Perché nelle regole ingaggio, gli europei non possono arrivare fino a quel punto. Ma ora, con gli Usa impegnati massicciamente nel Golfo Persico, la fase per così dire “offensiva” è stata molto ridotta se non annullata.

Le capacità delle milizie filoiraniane restano intatte e potenzialmente in grado di bloccare il traffico marittimo. Due settimane fa l’Alto Responsabile per la politica estera europea, Kaja kallas, aveva proposto di implementare la missione Aspides ma la sua idea è stata bocciata. Ora, però, non si tratterebbe solo di estendere la scorta ma anche di modificare il mandato e le regole di ingaggio. Cioè colpire il territorio dello Yemen. Ma significherebbe di fatto un coinvolgimento diretto nella guerra. Una scelta, anche nei contatti informali di queste ore, è stata rigettata.

Il rischio, però, è che i danni collaterali di natura economica del conflitto contro l’Iran per l’Europa aumentino esponenzialmente. In queste acque, infatti, passa quasi il 30 per cento dei container tra Asia ed Europa e il 10 per cento del petrolio. Dal canale di Suez transita il 40 per cento del Made in Italy. Tanto per fare un paio di esempi: il 16 per cento delle esportazioni di olio di oliva e il 14% del pomodoro lavorato.

Dopo l’attacco americano a Teheran, sono stati attivati in alternativa alcuni dei porti sauditi per trasportare il greggio in Europa e in Asia. Ma soprattutto per il Vecchio Continente, se venisse sbarrata la strada per Suez, i costi di trasporto moltiplicherebbero perché bisognerebbe circumnavigare l’Africa. Per il momento, però, nessuno dei 27 partner dell’Unione è pronto a modificare il mandato di Aspides.

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