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La “mission impossible” a cui pensa Trump: recuperare i 450 chili di uranio nascosti in Iran

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Il Wall Street Journal e il Washington Post dettagliano l’operazione a cui il presidente Usa sta pensando. L’altissimo rischio per le vite dei soldati
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DUBAI – Non c’è solo l’ipotesi di prendere l’isola di Kharg, la piattaforma logistica da cui l’Iran esporta buona parte del suo petrolio, oppure le isolette attorno allo stretto di Hormuz, per riaprirlo al passaggio delle navi. Tra le possibili operazioni “a terra” che il Pentagono sta preparando, e che ha messo sul tavolo del presidente Trump, c’è anche catturare e portare fuori dal Paese le sue riserve di uranio altamente arricchito, al limite di quanto necessario per costruire una bomba. Lo scrive il Wall Street Journal, citando anonimi funzionari americani, e aggiungendo che nessuna decisione definitiva è stata ancora presa dal presidente. Una missione del genere nel cuore del territorio iraniano esporrebbe i militari Usa a grossi rischi e richiederebbe dei giorni per essere portata a termine.

Come sempre in mezzo alla nebbia della guerra queste indiscrezioni vanno prese con cautela: possono anche essere parte di una tattica negoziale nell’ambito del dialogo mediato dal Pakistan. …

DUBAI – Non c’è solo l’ipotesi di prendere l’isola di Kharg, la piattaforma logistica da cui l’Iran esporta buona parte del suo petrolio, oppure le isolette attorno allo stretto di Hormuz, per riaprirlo al passaggio delle navi. Tra le possibili operazioni “a terra” che il Pentagono sta preparando, e che ha messo sul tavolo del presidente Trump, c’è anche catturare e portare fuori dal Paese le sue riserve di uranio altamente arricchito, al limite di quanto necessario per costruire una bomba. Lo scrive il Wall Street Journal, citando anonimi funzionari americani, e aggiungendo che nessuna decisione definitiva è stata ancora presa dal presidente. Una missione del genere nel cuore del territorio iraniano esporrebbe i militari Usa a grossi rischi e richiederebbe dei giorni per essere portata a termine.

Come sempre in mezzo alla nebbia della guerra queste indiscrezioni vanno prese con cautela: possono anche essere parte di una tattica negoziale nell’ambito del dialogo mediato dal Pakistan. Ieri in una intervista al Financial Times Trump ha dichiarato che la cosa che preferirebbe è “prendere il petrolio iraniano” con una operazione su Kharg, ma anche che “un accordo potrebbe essere raggiunto abbastanza rapidamente”. Che sia uno strumento di pressione o il preludio a un intervento sul terreno, è chiaro che il Pentagono sta facendo il suo lavoro, cioè preparando tutti i possibili scenari di un intervento a terra – anche lungo diverse settimane, come ha scritto il Washington Post -, ed è un fatto che il numero di militari statunitensi nel Golfo sta aumentando.

Circa 3.500 marines sono arrivati nel Golfo venerdì scorso e altri 10mila soldati potrebbero essere inviati per portare il totale a 17mila. Numeri ancora lontanissimi dallo spiegamento di forze che ha caratterizzato operazioni come l’invasione dell’Iraq, ma compatibili con operazioni più limitate. Negare all’Iran la possibilità di costruire un ordigno nucleare è fin dall’inizio uno degli obiettivi di Trump, che ha posto la consegna dell’uranio come una delle sue condizioni. Andare a prendere quei 450 chili sul posto sarebbe un intervento molto complesso. Il materiale si troverebbe infatti per lo più in depositi sotterranei nei siti di Isfahan e Natanz che Stati Uniti e Israele hanno pesantemente bombardato, e secondo Teheran sarebbe ora sepolto sotto tonnellate di terra e macerie. L’operazione richiederebbe di atterrare sul posto, probabilmente sotto il fuoco dei pasdaran, metterne in sicurezza il perimetro e permettere a degli ingegneri di individuare il materiale, scavare e prelevarlo, per poi caricarlo su dei camion e trasportarlo fuori dal Paese. Il tutto, secondo gli esperti, richiederebbe giorni.

Trump ha detto di non volere un conflitto lungo e – sempre secondo fonti del Wall Street Journal – avrebbe detto in alcune discussioni private che sarebbe possibile recuperare il materiale senza allungare più di tanto la durata della guerra.

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