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L’irritazione del Vaticano e il sospetto della ritorsione sul blocco di Pizzaballa al Sacro Sepolcro

(agf)

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Il cardinale Zuppi ha espresso solidarietà al collega e lo “sdegno per un fatto doloroso per i tanti cristiani di quelle terre
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CITTÀ DEL VATICANO – A Roma la notizia fa innalzare subito il livello d’allerta. Perché colpisce il livello simbolico, la celebrazione di una delle liturgie più rilevanti in uno dei luoghi più cruciali della cristianità, e perché è capace di deteriorare i rapporti già complicati con Israele. Quando da Gerusalemme contattano il Vaticano per raccontare che hanno impedito al cardinale Pizzaballa e a padre Ielpo di celebrare la domenica delle palme al Santo Sepolcro, il Papa è impegnato a celebrare la stessa ricorrenza in piazza San Pietro. Dal Palazzo apostolico seguono gli eventi con un’attenzione venata di sgomento.

Perché che ci fossero restrizioni alla partecipazione dei fedeli alla Settimana santa era noto, tanto che lo stesso Leone XIV, all’Angelus di mezzogiorno, ha ricordato che i cristiani del Medio Oriente «soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i riti di questi giorni santi». Ma che vengano bloccati il Patriarca e il Cust…

CITTÀ DEL VATICANO – A Roma la notizia fa innalzare subito il livello d’allerta. Perché colpisce il livello simbolico, la celebrazione di una delle liturgie più rilevanti in uno dei luoghi più cruciali della cristianità, e perché è capace di deteriorare i rapporti già complicati con Israele. Quando da Gerusalemme contattano il Vaticano per raccontare che hanno impedito al cardinale Pizzaballa e a padre Ielpo di celebrare la domenica delle palme al Santo Sepolcro, il Papa è impegnato a celebrare la stessa ricorrenza in piazza San Pietro. Dal Palazzo apostolico seguono gli eventi con un’attenzione venata di sgomento.

Perché che ci fossero restrizioni alla partecipazione dei fedeli alla Settimana santa era noto, tanto che lo stesso Leone XIV, all’Angelus di mezzogiorno, ha ricordato che i cristiani del Medio Oriente «soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i riti di questi giorni santi». Ma che vengano bloccati il Patriarca e il Custode, oltretutto per una celebrazione raccolta, è inaudito. In Vaticano, come a Gerusalemme, balena il sospetto che possa essere uno sgarbo dei settori più oltranzisti di Israele nei confronti del cardinale e delle sue critiche dirette alla guerra di Gaza. Di certo Oltretevere l’irritazione è palpabile: nella città sacra alle tre religioni monoteiste intaccare la libertà di culto è nodo delicatissimo. Concetto ben chiaro agli uomini del Papa, che ieri non hanno stigmatizzato pubblicamente la messa vietata a Pizzaballa e Ielpo ma non mancheranno anche in futuro di farlo presente alle autorità israeliane.

Gli eventi, ieri, si sviluppano velocemente, la dura nota di Pizzaballa e Ielpo innesca una slavina di critiche internazionali, non da ultimo da parte degli Stati Uniti, Israele corregge il tiro. L’ambasciatore presso la Santa Sede, però, rilancia su X il concetto che Israele impone misure di sicurezza in difesa dai missili iraniani. Il cardinale Matteo Zuppi sente a stretto giro il cardinale Pizzaballa «per rinnovargli la vicinanza delle Chiese in Italia» e lo «sdegno» per «un fatto doloroso per i tanti cristiani che, vivendo in quelle terre, rappresentano una testimonianza essenziale di speranza per tutti i popoli in contesti di divisione e conflitto». Il cardinale Baldo Reina, vicario del Papa per la diocesi di Roma, condanna da parte sua un «gesto che appare grave e ingiustificato e che rappresenta un motivo di seria preoccupazione per la libertà di culto e per il rispetto dello Status Quo nei Luoghi Santi».

Nella sua Domenica della Palme, intanto, Leone XIV prende di mira l’uso distorto della religione per giustificare la guerra. Non cita nessuno in particolare, ma non gli sono certo sfuggite i richiami alla Bibbia e alla Torah di queste settimane. Da ultimo, il ministro “della guerra” di Donald Trump, Pete Hegseth, durante un appuntamento di preghiera al Pentagono ha invocato per i soldati statunitensi «saggezza in ogni decisione, resistenza per la prova che li attende, unità incrollabile e una violenza d’azione travolgente contro coloro che non meritano pietà».

«Fratelli, sorelle», ha detto papa Prevost in piazza San Pietro, «questo è il nostro Dio: Gesù, Re della pace. Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: “Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue”». Cristo è «il re della pace»: chi vuole la guerra, è il concetto, non tenti di appropriarsene.

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