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La tentazione di Trump in Iran: una tregua senza la riapertura di Hormuz

(reuters)

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Lo rivela il Wall Street Journal: un’operazione per forzare lo sblocco dello Stretto, tenuto in ostaggio da Teheran come ritorsione, rischierebbe di allungare il conflitto oltre la finestra di 4-6 settimane definita all’inizio
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ABU DHABI - Donald Trump sarebbe intenzionato a concludere il conflitto contro l’Iran anche senza una completa riapertura dello Stretto di Hormuz. Lo scrive il Wall Street Journal citando fonti dell’amministrazione, nell’ennesima indiscrezione che contribuisce ad infittire la nebbia di guerra. Trump e i suoi consiglieri avrebbero valutato che un’operazione per forzare lo sblocco dello Stretto, tenuto in ostaggio dall’Iran come ritorsione, rischierebbe di allungare il conflitto oltre la finestra di 4-6 settimane definita all’inizio. Il presidente sarebbe quindi intenzionato a concludere le ostilità dopo aver degradato le capacità navali e missilistiche iraniane, lasciando poi il destino di Hormuz nelle mani della diplomazia. Se questa non funzionasse – scrive ancora il Journal nel suo retroscena – spingerebbe l’Europa e i Paesi del Golfo a prendere in mano la questione.

Lo Stretto di Hormuz è un crocevia fondamentale da cui in tempi di pace passavano tutti gli idrocarburi del Golf…

ABU DHABI - Donald Trump sarebbe intenzionato a concludere il conflitto contro l’Iran anche senza una completa riapertura dello Stretto di Hormuz. Lo scrive il Wall Street Journal citando fonti dell’amministrazione, nell’ennesima indiscrezione che contribuisce ad infittire la nebbia di guerra. Trump e i suoi consiglieri avrebbero valutato che un’operazione per forzare lo sblocco dello Stretto, tenuto in ostaggio dall’Iran come ritorsione, rischierebbe di allungare il conflitto oltre la finestra di 4-6 settimane definita all’inizio. Il presidente sarebbe quindi intenzionato a concludere le ostilità dopo aver degradato le capacità navali e missilistiche iraniane, lasciando poi il destino di Hormuz nelle mani della diplomazia. Se questa non funzionasse – scrive ancora il Journal nel suo retroscena – spingerebbe l’Europa e i Paesi del Golfo a prendere in mano la questione.

Lo Stretto di Hormuz è un crocevia fondamentale da cui in tempi di pace passavano tutti gli idrocarburi del Golfo, un quarto della produzione globale, ma dopo l’attacco subito da Israele e Stati Uniti l’Iran lo ha bloccato minacciando di colpire tutte le navi di passaggio. Al momento Teheran lascia transitare dal suo “casello” un numero limitatissimo di imbarcazioni di Paesi amici. Questo blocco ha contribuito a far impennare i prezzi di petrolio e gas, rivelandosi l’arma più potente della guerra asimmetrica con cui il regime si sta difendendo.

Teheran ora rivendica addirittura la sovranità sullo stretto – in barba al diritto internazionale -, mentre nel suo piano in 15 punti Trump ne aveva posto l’immediata riapertura come condizione necessaria per cessare le ostilità. Stando a quanto riportato nei giorni scorsi dai media americani ci sarebbe anche un piano di intervento militare terrestre per liberarlo, che prevederebbe l’occupazione da parte dei marines una serie di isole e postazioni sulla costa oggi usate come basi dalla marina dei pasdaran.

Stando alle indiscrezioni del Journal Trump avrebbe però scelto una strada diversa. Lunedì il segretario di Stato Marco Rubio aveva detto che “in un modo o nell’altro faremo in modo che Hormuz venga riaperto”, ma anche spiegato che ciò sarebbe venuto dopo il raggiungimento dei veri e propri obiettivi americani, cioè compromettere le capacità navali, missilistiche e nucleari iraniane.

Un esito di questo tipo avrebbe un chiaro rischio: cementare la presa dell’Iran sullo Stretto, prolungando a tempo indeterminato lo shock sui mercati energetici. Un esito nefasto per i Paesi esportatori del Golfo e per tutti i Paesi dipendenti dai loro idrocarburi. Martedì mattina, dopo l’attacco dell’Iran a una petroliera del Kuwait ormeggiata di fronte a Dubai, il prezzo del brent era salito fino a 115 dollari al barile, salvo poi ripiegare sotto i 110 dollari. In lieve calo anche il prezzo del gas alla Borsa di Amsterdam. Con la chiusura di Hormuz sono spariti dal mercato globale circa 10 milioni di barili al giorno. Solo una parte del greggio saudita al momento riesce ad aggirare lo Stretto venendo pompato via tubo verso i porti del Mar Rosso, che però è a sua volta minacciato dai missili degli houthi, alleati dell’Iran.

Con il prolungarsi della guerra, arrivata al 32esimo giorno, gli analisti hanno costantemente rivisto al rialzo le loro aspettative sui prezzi degli idrocarburi, che anche dopo una tregua impiegherebbero mesi per tornare ai livelli precedenti. Ma una tregua senza riapertura di Hormuz non risolverebbe il problema.

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