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Il ritorno dell’Europa a Bucha: “La strage non resterà impunita”

(agf)

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Nel quarto anniversario i ministri degli Esteri nella città dove la Russia fece un massacro di civili. Kallas: “Europa vicina all’Ucraina” Mosca: “No alla tregua”
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Quattro anni dopo il massacro, l’Europa torna a Bucha per ribadire il proprio sostegno all’Ucraina. Nella cittadina alle porte di Kiev che fu assediata dai russi fra 24 febbraio e 31 marzo 2022 — e dove, in fosse comuni, vennero ritrovati i corpi di centinaia di civili trucidati — ieri si sono dati appuntamento la capa della Diplomazia Ue Kaja Kallas, insieme a 26 ministri degli Esteri dell’Unione. Unico assente, l’ungherese Péter Szijjártó, il cui Paese è fortemente critico verso il vicino.

«Bucha è il simbolo della crudeltà della guerra voluta dalla Russia» ha ricordato Kallas: «Molti dei civili uccisi, vennero fucilati a distanza ravvicinata, con le mani legate dietro la schiena. Quanto è successo non può essere negato. Ci impegniamo a garantire che questi crimini non restino impuniti. Mosca deve essere ritenuta responsabile di ciò che ha fatto all’Ucraina». E infatti l’incontro è stato un modo per tornare a sottolineare l’impegno e la vicinanza dell’Unione nei confronti del Paese,…

Quattro anni dopo il massacro, l’Europa torna a Bucha per ribadire il proprio sostegno all’Ucraina. Nella cittadina alle porte di Kiev che fu assediata dai russi fra 24 febbraio e 31 marzo 2022 — e dove, in fosse comuni, vennero ritrovati i corpi di centinaia di civili trucidati — ieri si sono dati appuntamento la capa della Diplomazia Ue Kaja Kallas, insieme a 26 ministri degli Esteri dell’Unione. Unico assente, l’ungherese Péter Szijjártó, il cui Paese è fortemente critico verso il vicino.

«Bucha è il simbolo della crudeltà della guerra voluta dalla Russia» ha ricordato Kallas: «Molti dei civili uccisi, vennero fucilati a distanza ravvicinata, con le mani legate dietro la schiena. Quanto è successo non può essere negato. Ci impegniamo a garantire che questi crimini non restino impuniti. Mosca deve essere ritenuta responsabile di ciò che ha fatto all’Ucraina». E infatti l’incontro è stato un modo per tornare a sottolineare l’impegno e la vicinanza dell’Unione nei confronti del Paese, entrato ormai nel quarto anno di guerra.

La commemorazione, è stata poi seguita da un vertice informale con quattro principali punti in agenda: l’accertamento, appunto, delle responsabilità russe per i crimini perpetrati in Ucraina. Il monitoraggio della situazione sul terreno con l’obiettivo di ottimizzare il sostegno europeo sul piano militare, energetico e infrastrutturale. Il reinserimento dei veterani nella vita civile. E il possibile ruolo della Ue in un post-conflitto che per ora appare ancora lontano.

Al termine dell’incontro, l’Alta rappresentante Ue per gli Affari Esteri Kallas ha parlato pure di «lavori in corso per superare gli ostacoli sulla strada dell’approvazione del ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia e l’erogazione del prestito da 90 miliardi» aggiungendo, però, di «non avere buone notizie in merito». Riferimento al veto di Ungheria e Slovacchia sui due dossier, che poi il ministro degli Esteri ucraino, Andrij Sybiha, ha esplicitato: «L’Ungheria ha bloccato tutto e ha preso in ostaggio l’intera Unione europea, abusando del suo status di Paese Ue e della Nato».

Di sicuro, come ribadito pure dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, «obiettivo resta quello di costringere la Russia a sedersi a un tavolo. E a non pretendere territori che non ha neanche conquistato. Per raggiungere una pace giusta bisogna continuare a fare pressione su Putin». Ma a quanto pare il leader russo non vuole nemmeno un cessate il fuoco: quello proposto per Pasqua dall’omologo Zelensky. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha infatti prima risposto che la richiesta ucraina non è chiara, visto che non specifica una data (la Pasqua cattolica è domenica, ma quella ortodossa è il 12 Aprile). Sostenendo pure che la richiesta è stata fatta perché «Kiev ha urgente bisogno di una pausa perché le truppe russe stanno avanzando». L’ipotesi è stata respinta: «Zelenskyy si assuma le proprie responsabilità e prenda la decisione appropriata affinché si raggiunga la pace, non un cessate il fuoco». Si continuerà dunque a sparare.

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