✕

Gli europei ora accelerano: vertice dei Volenterosi per riaprire il Golfo Persico

Ascolta l'audio

Londra riunisce i ministri di 35 paesi per placare l’ira del tycoon: “Pronti a intervenire a Hormuz quando la guerra finirà”. Ma Gran Bretagna e Ue hanno un grosso problema: Donald Trump
2 minuti di lettura

LONDRA – Che fare con un presidente americano come Donald Trump che minaccia di affondare la Nato e abbandonare l’Ucraina alla Russia? Ieri in Europa è scattata una spasmodica corsa contro il tempo e oggi, sotto il cappello britannico, si riuniscono 35 paesi contro un futuro sempre più inquietante. È più o meno lo stesso gruppo dei Volenterosi per l’Ucraina, che da mesi sono diventati un organismo internazionale e che ora devono affrontare un’altra questione incendiaria come la guerra in Iran.

Saranno 35 i paesi partecipanti, in videoconferenza, con i loro capi delle diplomazie. Aprirà i lavori la ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper, ci sarà l’omologo italiano Antonio Tajani e quelli di Francia, Germania, Giappone, Canada, Australia, i baltici, i nordici, il Portogallo ma non la Spagna pacifista di Sánchez, gli slavi ad eccezione della Serbia, l’Europa orientale senza l’Ungheria di Orbán, fino a Bahrain, Emirati Arabi, Corea del Sud, Nigeria, Cile, Nuova Zelanda e Trin…

LONDRA – Che fare con un presidente americano come Donald Trump che minaccia di affondare la Nato e abbandonare l’Ucraina alla Russia? Ieri in Europa è scattata una spasmodica corsa contro il tempo e oggi, sotto il cappello britannico, si riuniscono 35 paesi contro un futuro sempre più inquietante. È più o meno lo stesso gruppo dei Volenterosi per l’Ucraina, che da mesi sono diventati un organismo internazionale e che ora devono affrontare un’altra questione incendiaria come la guerra in Iran.

Saranno 35 i paesi partecipanti, in videoconferenza, con i loro capi delle diplomazie. Aprirà i lavori la ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper, ci sarà l’omologo italiano Antonio Tajani e quelli di Francia, Germania, Giappone, Canada, Australia, i baltici, i nordici, il Portogallo ma non la Spagna pacifista di Sánchez, gli slavi ad eccezione della Serbia, l’Europa orientale senza l’Ungheria di Orbán, fino a Bahrain, Emirati Arabi, Corea del Sud, Nigeria, Cile, Nuova Zelanda e Trinidad & Tobago. Assenti gli Stati Uniti.

Oltre alla minaccia di abbandonare la Nato, nei suoi brutali annunci di ieri Trump ha anche invocato proprio una “coalizione dei volenterosi” per liberare lo stretto di Hormuz, bloccato da un mese dopo l’offensiva di Usa e Israele contro l’Iran. Ma c’è uno scoglio per ora insormontabile: “The Donald” vuole che gli europei entrino subito in azione, militarmente, per riaprire Hormuz. Nonostante i missili di Teheran continuino a uccidere.

I Volenterosi non ci stanno. Come per l’Ucraina, il loro impegno vale solo dopo un cessate il fuoco, con il premier britannico Keir Starmer che ieri ha replicato pugnace a Trump: «In questa guerra noi non entreremo. Non cederò mai, nonostante le pressioni» Usa. Una posizione inconcepibile per il capo della Casa Bianca, che ieri ha minacciato di distruggere il programma “Purl”, attraverso il quale gli europei acquistano - dagli americani - le armi da mandare all’Ucraina.

Per questo ieri è scattato l’allarme rosso nelle capitali europee. Così come aveva suonato il 19 marzo scorso, il giorno di quel comunicato congiunto a guida Regno Unito, Francia, Italia e Germania, che si impegnavano a «contribuire per la sicurezza delle navi che attraversano Hormuz». Allora, come svela il Financial Times, fu il segretario generale della Nato Mark Rutte a chiamare disperato i leader europei per pubblicarlo. Perché Trump, visto il non appoggio degli europei sull’Iran, anche allora aveva minacciato di interrompere il flusso di armi all’Ucraina. Un incubo che veleggiava tra i palazzi di Whitehall a Londra da settimane. E che ora è diventato realtà.

Il vertice dei 35 Volenterosi di oggi, con alla guida inglesi e francesi, si comporrà di varie fasi, e su tavoli diversi: diplomazia, economia e difesa. Oggi si riuniranno soprattutto per fare blocco di fronte a Trump, scolpire un’impalcatura diplomatica comune nei confronti della guerra in Iran e offrirsi come mediatori per una cessazione delle ostilità. Non solo: gli alleati metteranno in agenda anche nuove sanzioni a Teheran, qualora non collaborasse.

Poi, probabilmente martedì, ci sarà un nuovo incontro, stavolta dei rappresentanti militari di una parte dei 35 Volenterosi, per mettere a punto un piano per la sicurezza di Hormuz dopo il cessate il fuoco, che comunque, secondo Starmer, non azzererà i rischi militari. Si va dai droni cacciamine fino alle navi scorta, come già visto contro gli Houthi in Yemen. Insomma, come per l’Ucraina, nelle prossime settimane i Volenterosi stileranno un piano congiunto per dire a Trump: se la guerra finisce, noi ci siamo.

Dunque, l’Europa prova a farsi sentire, ma è stretta tra l’incudine e il martello: ovvero, una profonda crisi energetica alle porte, e un presidente Usa come Trump che bullizza e umilia sempre più gli (ex?) alleati del Vecchio Continente, scavallando ogni limite. A Londra e nelle altri capitali hanno capito che quanto accadrà nei prossimi mesi deciderà, per molti anni, il futuro dell’Europa. Perché se si resta a guardare, si soccomberà.

Leggi i commenti