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Trump licenzia la procuratrice generale Pam Bondi, media Usa: “Paga la gestione del caso Epstein”

Trump licenzia la procuratrice generale Pam Bondi, media Usa: “Paga la gestione del caso Epstein”
(afp)

Lei ringrazia: “Entusiasta del nuovo incarico, continuerò a battermi per il presidente”. Secondo il Daily Mail avrebbe implorato il tycoon di non cacciarla durante un’accesa discussione alla Casa Bianca

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NEW YORK – Donald Trump ha licenziato la seconda donna del suo governo: la procuratrice generale Pam Bondi, 60 anni, a capo della Giustizia americana. Il presidente degli Stati Uniti lo ha annunciato con un post sui social, definendo Bondi “grande patriota americana e amica fedele” e rivelando che avrà presto un “nuovo ruolo importante nel settore privato”. Il vice, Todd Blanche, avvocato personale di Trump, ne prenderà il posto ad interim, mentre il favorito alla successione è il segretario all’Ambiente Lee Zeldin. Poco dopo lo stesso Blanche ha ringraziato sui social il presidente per “la fiducia e l’opportunità di servire” guidando la Giustizia.

La decisione era nell’aria da settimane, dopo quattordici mesi turbolenti. Nonostante avesse fatto di tutto per compiacere il presidente, cedendogli il controllo di un dipartimento che dovrebbe restare indipendente, Bondi ha pagato la gestione confusa dei file del caso Epstein, il finanziere pedofilo morto in carcere nel 2019 e legato a Trump da lunga amicizia. L’ex procuratrice non è stata in grado di tenere secretati migliaia di file che coinvolgono il presidente. Inoltre ha pagato il fallimento delle inchieste invocate da Trump contro i suoi nemici e rigettate dalle giurie popolari. Bondi, che mercoledì aveva accompagnato il presidente alla Corte Suprema per l’audizione sullo ius soli, ha tentato fino all’ultimo di salvare il posto, ma ha capito che era finita quando ha letto il tiepido comunicato con cui Trump aveva risposto alle rivelazioni del New York Times, che aveva parlato di licenziamento imminente. “Pam Bondi è una persona meravigliosa e sta facendo un buon lavoro”, aveva scritto il presidente. La scelta perfida di quell’aggettivo, “buono”, quando lui usa “grande” per ogni suo collaboratore, è stato il punto finale.

In un post sui social Bondi si è detta “entusiasta” del nuovo incarico, da cui continuerà a battersi per l’amministrazione: “Guidare gli sforzi storici e di grande successo del presidente Trump, volti a rendere l'America più sicura e protetta, è stato l'onore di una vita”, ha scritto su X.

In questi mesi Trump ha lodato pubblicamente Bondi, ma l’ha attaccata in privato. Aveva fatto lo stesso con l’ex segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem, affossata dalla voglia di protagonismo, l’acquisto di jet di lusso a spese dei contribuenti e il legame extraconiugale con il proprio consigliere, Corey Lewandowski. Nel frattempo la parabola di Noem ha registrato un’altra discesa con lo scandalo che ha coinvolto il marito, Bryon Noem, le cui foto fetish vestito da donna sono state pubblicate dal Daily Mail.

Il conto alla rovescia di Bondi aveva registrato un’accelerazione a metà marzo, quando cinque repubblicani della commissione di Vigilanza della Camera si erano uniti ai democratici per chiedere la deposizione di Bondi sotto giuramento, il 14 aprile. Lei non ha ancora dato una risposta, ma intanto a febbraio aveva sfidato i membri della commissione Giustizia, mostrando toni arroganti e toccando punte surreali, quando ai deputati che la incalzavano sul caso Epstein aveva risposto sostenendo che, invece, di attaccare il presidente avrebbero dovuto parlare dei successi di Wall Street sotto la sua amministrazione. Quella dichiarazione era finita nei meme della rete e nelle battute dei comedian.

Il suo siluramento conferma come tutte le donne del presidente siano a rischio. La terza in uscita potrebbe essere il capo dell’intelligence Tulsi Gabbard, secondo il Guardian. A Trump non è piaciuta la sua deposizione al Congresso, quando non ha condannato le parole di Joe Kent, l’ex capo del controterrorismo che si è dimesso accusando Trump di aver dichiarato guerra all’Iran senza una reale minaccia nucleare. E non sembra al sicuro neanche la fedelissima portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. Parlando con i giornalisti, con un tono tra lo scherzoso e il subdolo, Trump si è lamentato di come venga trattato male dai media. “Forse Karoline sta facendo un lavoro scadente, non lo so - ha detto, rivolgendosi a lei, che era a pochi metri - stai facendo un lavoro pessimo. Dobbiamo tenerla? La terremo, ma ricevo dal 93 al 97 per cento di cattiva stampa, stampa falsa, tutta falsa”. Nel caso di Leavitt, 28 anni, il tempo potrebbe giocare a suo favore: in attesa del secondo figlio, dovrebbe andare in maternità nelle prossime settimane. Trump, però, sostiene qualcuno, sarebbe capace di mandarla via prima, per darle un’ultima umiliazione.

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