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I droni arrivano dietro le sbarre: consegnano alcol, droga e smartphone nelle prigioni inglesi

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La nuova arma che ha rivoluzionato i conflitti è comparsa anche nelle prigioni: lanciati verso i cortili o fino alle finestre delle celle per recapitare illegalmente di tutto ai detenuti
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LONDRA – Dal conflitto in Ucraina a quello in Iran, sono la nuova arma che ha rivoluzionato la guerra. Ma adesso i droni sono comparsi in un’altra frontiera ad alta tensione: le prigioni britanniche. Lanciati verso i cortili per l’esercizio all’aperto o perfino fino alle finestre delle celle, portano illegalmente di tutto ai detenuti: alcolici, droga, cibo, farmaci, sigarette, telefonini, caricatori, coltelli. E le guardie non sanno come fermarli: “Le nostre sono carceri vecchie di secoli, in grado di garantire sicurezza a livello di terra, non dal cielo”, dice un secondino.

L’anno scorso ci sono stati 1712 avvistamenti di droni negli istituti carcerari di Inghilterra e Galles. Il numero reale è sicuramente molto più alto, perché questo indica soltanto i velivoli a pilotaggio remoto individuati dalle forze di sicurezza. “Sono talmente tanti che in certi giorni sembrano un servizio di Uber Eat”, racconta un responsabile delle prigioni alludendo a uno dei più popolari servizi di consegn…

LONDRA – Dal conflitto in Ucraina a quello in Iran, sono la nuova arma che ha rivoluzionato la guerra. Ma adesso i droni sono comparsi in un’altra frontiera ad alta tensione: le prigioni britanniche. Lanciati verso i cortili per l’esercizio all’aperto o perfino fino alle finestre delle celle, portano illegalmente di tutto ai detenuti: alcolici, droga, cibo, farmaci, sigarette, telefonini, caricatori, coltelli. E le guardie non sanno come fermarli: “Le nostre sono carceri vecchie di secoli, in grado di garantire sicurezza a livello di terra, non dal cielo”, dice un secondino.

L’anno scorso ci sono stati 1712 avvistamenti di droni negli istituti carcerari di Inghilterra e Galles. Il numero reale è sicuramente molto più alto, perché questo indica soltanto i velivoli a pilotaggio remoto individuati dalle forze di sicurezza. “Sono talmente tanti che in certi giorni sembrano un servizio di Uber Eat”, racconta un responsabile delle prigioni alludendo a uno dei più popolari servizi di consegna di cene a domicilio.

Il fenomeno è cominciato nel 2014, quando la tecnologia dei droni era agli inizi. Da allora si è moltiplicato. I modelli odierni, molto migliorati, permettono di farli arrivare a destinazione rapidamente e con manovre di estrema precisione: l’ideale per trasportare materiale di contrabbando dietro le sbarre. Un servizio del New York Times riferisce che alcuni detenuti hanno perfino cominciato a farsi portare con i droni le iniezioni dei medicinali per perdere peso. Ed è solo questione di tempo, avverte un poliziotto, prima che i droni consegnino pistole ai carcerati. La tossicodipendenza nelle prigioni sarebbe in aumento anche a causa dei droni che portano droga ai carcerati.

Per adesso, con questo sistema i detenuti fanno entrare in carcere tutto quello che è proibito. Naturalmente ci provavano anche in passato. Un sistema era lanciare un oggetto al di là del muro di cinta. Qualcuno ha usato l’antesignano non tecnologico dei droni: i piccioni viaggiatori. Ci sono stati casi di palline da tennis tirate oltre le pareti di recinzioni, all’interno delle quali era nascosto il prodotto illecito. E poi c’erano i “postini”: secondini, visitatori, avvocati difensori, che cercavano di trasportare qualcosa all’interno senza farsi scoprire.

Ma i droni sono un metodo che batte di gran lunga tutti i precedenti. Le autorità stanno correndo ai ripari. Alcune prigioni stanno montando delle reti speciali lungo tutto il perimetro e sul tetto per impedire che i minuscoli aeromobili riescano a passare. E i direttori delle carceri si ripropongono di chiedere aiuto a chi, su come fermare i droni, ne sa di più: i combattenti ucraini, impegnati a proteggere le proprie città dai droni russi. Che portano bombe e morte, non alcolici, cocaina e telefonini.

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