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Everest, turisti avvelenati dalle guide per truffare le assicurazioni: 32 persone indagate

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Avrebbero provocato malori ai clienti per spingerli a rientrare in elicottero e gonfiare i rimborsi assicurativi. Oltre 300 i falsi salvataggi accertati, per un totale di quasi 20 milioni di euro sottratti ad assicurazioni britanniche e australiane
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CHENNAI – Ecco il primo risultato di un Gen Z al governo in Asia: una truffa ai danni di alpinisti che salgono sulle vette himalayane e vengono fatti ammalare con bicarbonato di sodio per innescare una costosa manovra di soccorso è stata finalmente smascherata. Il caso è scoppiato nel 2018, ma solo dopo che il governo di Balendra Shah, il nuovo rapper-premier nepalese, ha scoperchiato il vecchio scandalo, sono scattate le indagini vere, prima coperte dalla vecchia guardia. È stato grazie alla denuncia del gruppo civico "Deshbhakta Gen Z" che ora la diabolica rete di alcune guide himalayane è stata smascherata.

Immaginate la scena. Siete a più di tremila metri, fiato corto, testa che pulsa. La vostra guida vi guarda con occhi spalancati, voce grave: "Sir, lei è in pericolo. Se non chiamiamo l'elicottero adesso, non sopravvive fino a domani". Voi non sapete che quella guida, qualche ora prima, ha condito il vostro dal bhat, riso e stufato, con un ingrediente segreto. Non una spezia esot…

CHENNAI – Ecco il primo risultato di un Gen Z al governo in Asia: una truffa ai danni di alpinisti che salgono sulle vette himalayane e vengono fatti ammalare con bicarbonato di sodio per innescare una costosa manovra di soccorso è stata finalmente smascherata. Il caso è scoppiato nel 2018, ma solo dopo che il governo di Balendra Shah, il nuovo rapper-premier nepalese, ha scoperchiato il vecchio scandalo, sono scattate le indagini vere, prima coperte dalla vecchia guardia. È stato grazie alla denuncia del gruppo civico "Deshbhakta Gen Z" che ora la diabolica rete di alcune guide himalayane è stata smascherata.

Immaginate la scena. Siete a più di tremila metri, fiato corto, testa che pulsa. La vostra guida vi guarda con occhi spalancati, voce grave: "Sir, lei è in pericolo. Se non chiamiamo l'elicottero adesso, non sopravvive fino a domani". Voi non sapete che quella guida, qualche ora prima, ha condito il vostro dal bhat, riso e stufato, con un ingrediente segreto. Non una spezia esotica, ma del bicarbonato di sodio che mischiato al cibo provoca nausea violenta, crampi allo stomaco, vomito: i sintomi che a quella quota si confondono con il mal di altitudine. Ma il bicarbonato era solo l'inizio. Quando il copione richiedeva una recita più sofisticata, entrava in scena il Diamox, l'acetazolamide, il farmaco che i trekker portano nello zaino per prevenire il mal d'altura. Le guide lo somministravano in dosi eccessive, accompagnate da troppa acqua. Il risultato era formicolio agli arti, vertigini, sensazione di soffocamento. Esattamente i sintomi che la guida aspettava per alzare il telefono satellitare.

A quel punto la guida chiamava la compagnia di soccorso, che chiamava l'ospedale, che chiamava il pilota dell'elicottero. Tutti parte della stessa rete, tutti a libro paga della stessa catena. L'elicottero atterrava, caricava quattro turisti sul medesimo volo, con la fattura quadruplicata: una per ciascun passeggero, come se ognuno avesse noleggiato il velivolo in esclusiva. Un charter da 4mila dollari diventava una richiesta di rimborso da 12mila. I piani di volo venivano falsificati. Le cartelle cliniche compilate con la firma digitale di medici che non avevano mai visitato quei pazienti, spesso all'insaputa degli stessi dottori.

L'atto finale si svolgeva negli ospedali di Kathmandu. Ed è qui che la storia tocca l’apice tragicomico. Il Central Investigation Bureau nepalese ha recuperato filmati di sorveglianza che mostrano turisti dichiarati in “condizioni critiche”, che risultavano intubati e ricoverati d'urgenza, seduti invece al bar dell'ospedale a bere birra. In un caso documentato, un assistente amministrativo dell'ospedale Shreedhi ha confessato di aver fornito la propria radiografia di una frattura, scattata un anno prima in un altro istituto, per farla passare come referto di un trekker straniero.

Gli ospedali pagavano alle agenzie di trekking dal 20 al 25% dell'incasso come commissione per l'invio dei pazienti. Gli operatori degli elicotteri ricevevano un compenso simile. In alcuni casi, agli stessi turisti veniva offerto denaro contante per partecipare alla truffa. Tra il 2022 e il 2025, 4 mila 782 trekker stranieri sono stati coinvolti. Oltre 300 i falsi salvataggi accertati, per un totale di quasi 20 milioni di euro sottratti ad assicurazioni britanniche e australiane. Mentre 32 persone sono state incriminate tra proprietari di agenzie, piloti, amministratori ospedalieri, medici. Di questa banda del bicarbonato e del Diamox, 23 si sono già dati alla fuga.

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