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Pizzaballa al Santo Sepolcro per Pasqua, la messa celebrata dopo le polemiche

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Dopo il divieto imposto dalla polizia israeliana Domenica delle Palme, il cardinale torna nella basilica
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GERUSALEMME – Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, ieri è tornato a officiare la messa nella chiesa del Santo Sepolcro. Non dovrebbe essere una notizia, ma lo è diventata dopo il divieto che la polizia israeliana gli impose per la celebrazione della Domenica delle Palme, negandogli «per ragioni di sicurezza» il diritto garantito dallo status quo di accedere al Santo Sepolcro «senza bisogno di autorizzazione», come ha spiegato martedì insieme al curatore di Terra Santa, padre Ielpo.

È una Pasqua a porte chiuse, di pioggia e di tensione. Fischia un vento gelido e teso, in giro c’è poca gente e gli allarmi e le esplosioni per i missili intercettati sono più frequenti del solito. La sacralità della città è violata, le messe nelle chiese - come quella a cui abbiamo assistito ieri sera a Sant’Étienne, l’organo e il coro, la processione eucaristica interna del clero ma davanti a non più di quindici fedeli – sono lontanissime dal ricordo della Settimana Santa…

GERUSALEMME – Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, ieri è tornato a officiare la messa nella chiesa del Santo Sepolcro. Non dovrebbe essere una notizia, ma lo è diventata dopo il divieto che la polizia israeliana gli impose per la celebrazione della Domenica delle Palme, negandogli «per ragioni di sicurezza» il diritto garantito dallo status quo di accedere al Santo Sepolcro «senza bisogno di autorizzazione», come ha spiegato martedì insieme al curatore di Terra Santa, padre Ielpo.

È una Pasqua a porte chiuse, di pioggia e di tensione. Fischia un vento gelido e teso, in giro c’è poca gente e gli allarmi e le esplosioni per i missili intercettati sono più frequenti del solito. La sacralità della città è violata, le messe nelle chiese - come quella a cui abbiamo assistito ieri sera a Sant’Étienne, l’organo e il coro, la processione eucaristica interna del clero ma davanti a non più di quindici fedeli – sono lontanissime dal ricordo della Settimana Santa affollata dai cattolici arrivati da tutto il mondo. Il capo dei cattolici di Terra Santa ha dovuto battere il pastorale sui marmi della città vecchia per tornare, senza fedeli al seguito, nella chiesa in cui risorse Gesù. Il suo grido di dolore ha fatto il giro del mondo piegando le autorità israeliane, costrette a fare marcia indietro su una norma quantomeno eccessiva.

E dunque eccolo nella Chiesa sprangata, in diretta sui canali ecclesiastici. In quest’anno di guerra è solo così che lo si può ascoltare. Officia la cena del Signore del giovedì santo lavando i piedi a dodici frati. «C’è una tensione che non possiamo ignorare. Le porte del Santo Sepolcro sono chiuse. La guerra ha reso questo luogo un rifugio, in un grembo di pace mentre intorno il mondo si lacera. Vorremmo poter cambiare tutto questo», dice, ma «non si possono cambiare le grandi dinamiche della Storia». Quelle che rendono questa Pasqua così speciale e così triste, blindata dalla paura delle bombe che mercoledì sera hanno costretto anche milioni di israeliani a interrompere la cena festosa del Seder di Pesach per chiudersi nei rifugi ad attendere le esplosioni. La stessa Pasqua che sta insanguinando il Libano, dove i bombardamenti israeliani sfiorano anche i villaggi cristiani.

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