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Libano, nuovo attacco a una base dell’Unifil: tre feriti tra i caschi blu

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Le vittime sono militari indonesiani in servizio nell’area di competenza spagnola. Mistero su chi abbia aperto il fuoco
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GERUSALEMME – Altri tre caschi blu dell’Onu sono stati feriti ieri in Libano, dove sabato un razzo è precipitato sulla base italiana di Shama danneggiando la mensa e alcuni veicoli. Ieri invece «un’esplosione», sulla cui natura non sono stati diffusi dettagli, ha ferito tre soldati indonesiani nel settore spagnolo di Unifil, la missione internazionale dell’Onu che presidia la parte libanese della fascia di confine con Israele lungo la Linea Blu di demarcazione tra i due Paesi.

Anche questa volta a pagare il conto di una missione sempre più difficile — e sulla cui reale efficacia, con le attuali regole di ingaggio, sono pochi a non avere dubbi — sono dunque i soldati di pace indonesiani, che già hanno pagato il conto più alto in queste ultime settimane. Proprio giovedì, il giorno dell’attacco che ha colpito la base italiana, in un hangar dell’aeroporto di Beirut si era svolto l’omaggio del saluto per i corpi dei tre caschi blu allineati nelle bare preparate per riportarli a casa, …

GERUSALEMME – Altri tre caschi blu dell’Onu sono stati feriti ieri in Libano, dove sabato un razzo è precipitato sulla base italiana di Shama danneggiando la mensa e alcuni veicoli. Ieri invece «un’esplosione», sulla cui natura non sono stati diffusi dettagli, ha ferito tre soldati indonesiani nel settore spagnolo di Unifil, la missione internazionale dell’Onu che presidia la parte libanese della fascia di confine con Israele lungo la Linea Blu di demarcazione tra i due Paesi.

Anche questa volta a pagare il conto di una missione sempre più difficile — e sulla cui reale efficacia, con le attuali regole di ingaggio, sono pochi a non avere dubbi — sono dunque i soldati di pace indonesiani, che già hanno pagato il conto più alto in queste ultime settimane. Proprio giovedì, il giorno dell’attacco che ha colpito la base italiana, in un hangar dell’aeroporto di Beirut si era svolto l’omaggio del saluto per i corpi dei tre caschi blu allineati nelle bare preparate per riportarli a casa, in Indonesia.

Il portavoce dell’Unifil non ha fornito dettagli, limitandosi a ricordare «a tutte le parti i propri obblighi di garantire la sicurezza dei peacekeeper, compreso l’evitare attività di combattimento ravvicinato che potrebbero metterli in pericolo». Non una parola sul tipo di esplosivo, tantomeno elementi che possano portare a identificare gli autori dell’attacco. Le indagini, come già per la base italiana colpita giovedì, sono svolte a porte chiuse. I risultati, almeno per ora, non vengono comunicati ufficialmente. Nel caso dell’incidente alla nostra base di Shama, le ricostruzioni ufficiose puntano su una collisione «non intenzionale», insomma non ci sarebbero stati gli italiani nel mirino del razzo. Ma sul pagliaio già in fiamme del Libano del Sud l’Onu cerca di evitare in ogni modo di cospargere altra benzina diffondendo notizie sensibili.

La situazione nel Paese è sempre più difficile. Anche ieri Israele ha bombardato Beirut colpendo «infrastrutture» dei militanti di Hezbollah. E nella capitale libanese sono state sospese le lezioni in presenza all’Università americana, trasferite online dopo un avvertimento specifico diffuso dall’ambasciata: Teheran ha minacciato di colpire le istituzioni scolastiche americane nell’area di conflitto in ritorsione per gli attacchi americani agli atenei iraniani, e a Beirut potrebbe occuparsene Hezbollah. Israele continua a bombardare la zona sud della capitale, nei quartieri — controllati da Hezbollah — che ha ordinato di abbandonare. Lo ha fatto anche ieri, mentre milioni di musulmani celebravano il venerdì di preghiera e i cristiani il Venerdì Santo.

Ma è al sud che la situazione è più esplosiva. Il governo israeliano ha ordinato all’Idf di radere al suolo le case libanesi «seguendo il modello di Beit Hanun e Rafah nella Striscia di Gaza», come ha detto nei giorni scorsi il ministro della Difesa Katz, per farne cioè una zona cuscinetto disabitata. E il ministro Smotrich parla già apertamente di annettere tutta la regione fino al Litani.

In questo inferno — con i blindati israeliani che avanzano, i bulldozer che demoliscono e i caccia che distruggono i ponti e tirano sulle postazioni da cui Hezbollah lancia razzi in Israele — le forze Onu rischiano la vita per cercare di consentire alle Ong sanitarie di aiutare i civili, e poco altro. Le regole di ingaggio non consentono loro né di fermare l’avanzata israeliana, né di disarmare i miliziani impedendone i lanci. I morti libanesi sono già più di 1.300, e un quinto della popolazione libanese è sfollata.

L’Italia ha autorizzato la partecipazione di «un massimo di 1.256 militari, 374 mezzi terrestri e 6 mezzi aerei» alla missione Leonte, che contribuisce con circa 1.100 soldati al contingente Unifil: in tutto, più di settemila caschi blu, in rappresentanza di 47 Paesi.

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