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Tutti i rischi di “Sandy”, la missione di recupero dei piloti dell’F-15 Usa sotto il fuoco nemico

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L’operazione “Venerdì Santo” nell’inferno della regione del Khuzestan. Nel 1995 il precedente del tenente O’ Grady in Bosnia
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L’operazione “Venerdì Santo” è una delle più difficili della storia militare americana. Una missione ad alto rischio per soccorrere le due “Pantere” - il soprannome dei piloti dell’F-15E dell’494mo squadrone precipitato nel pieno del territorio nemico - sottraendoli alla folla di miliziani e anche di semplici cittadini che gli danno la caccia per intascare la taglia promessa dagli ayatollah. Il primo è stato portato al sicuro dopo poche ore; per salvare il secondo è stata organizzata una spedizione senza precedenti. E anche se fonti iraniane sostengono di averlo catturato, gli americani non si fermeranno prima di avere certezze. Decine di elicotteri e di caccia setacciano la regione di Khuzestan, soprattutto nei dintorni del fiume Karun: proprio dove alcuni storici collocano il Giardino dell’Eden. Ma per il Pentagono questo è l’inferno: una vasta zona rocciosa al confine con l’Iraq, affacciata sulla cuspide settentrionale del Golfo Persico e che si incunea nel cuore della Repubblica I…

L’operazione “Venerdì Santo” è una delle più difficili della storia militare americana. Una missione ad alto rischio per soccorrere le due “Pantere” - il soprannome dei piloti dell’F-15E dell’494mo squadrone precipitato nel pieno del territorio nemico - sottraendoli alla folla di miliziani e anche di semplici cittadini che gli danno la caccia per intascare la taglia promessa dagli ayatollah. Il primo è stato portato al sicuro dopo poche ore; per salvare il secondo è stata organizzata una spedizione senza precedenti. E anche se fonti iraniane sostengono di averlo catturato, gli americani non si fermeranno prima di avere certezze. Decine di elicotteri e di caccia setacciano la regione di Khuzestan, soprattutto nei dintorni del fiume Karun: proprio dove alcuni storici collocano il Giardino dell’Eden. Ma per il Pentagono questo è l’inferno: una vasta zona rocciosa al confine con l’Iraq, affacciata sulla cuspide settentrionale del Golfo Persico e che si incunea nel cuore della Repubblica Islamica: Teheran è a 450 chilometri.

Dall’epoca del Vietnam queste missioni vengono chiamate Sandy e sono affidate al personale più addestrato. Bisogna anzitutto localizzare l’ufficiale finito a terra: c’è un trasmettitore agganciato al seggiolino eiettabile, che manda impulsi continui per dare un riferimento. Il pilota invece ha una radio criptata, da usare con scrupolo per non rivelare la sua posizione: è l’unica speranza di salvezza. Per il resto può contare solo sulla pistola con tre caricatori di riserva, un kit medico, poche barrette energetiche, un pugnale e una bussola.

The Iranian state media said to show fragments of downed U.S. jets in this picture said to be taken in central Iran and released on April 3, 2026. IRIB/Handout via REUTERS THIS IMAGE HAS BEEN SUPPLIED BY A THIRD PARTY. IRAN OUT. NO COMMERCIAL OR EDITORIAL SALES IN IRAN. NO USE BBC PERSIAN. NO USE VOA PERSIAN. NO USE MANOTO. NO USE IRAN INTERNATIONAL. NO USE RADIO FARDA. VERIFICATION: -Reuters was not able to confirm the location or date when the photos were taken. -The red stripe seen on the tail fin of the plane in the photos is consistent with the tail section of a F-15E Strike Eagle seen in file photos.  

Il caso più celebre è quello di Scott O’ Grady, interpretato da Owen Wilson nel film “Dietro le linee nemiche”: il suo F16 venne distrutto da un missile jugoslavo nel giugno 1995. È sceso sulla Bosnia, finendo accanto alle truppe serbe: «Nel giro di qualche minuto - ha ricordato - era pieno di soldati a pochi metri che mi cercavano. Mi sono coperto il volto di terra e schiacciato nel sottobosco». Il tenente O’ Grady si è nascosto per sei giorni, mangiando vermi e bevendo pioggia. A lungo la sua radio è rimasta muta. Poi ha sentito un aereo nella notte e ha fatto partire il segnale: “Basher 52”. La risposta è stata sintetica: “Basher 52, qui è Basher 11. Roger: sei vivo!”.

Iran, due elicotteri e un aereo volano a bassa quota in cerca del jet americano precipitato

Per esfiltrarlo è stata allestita una task force massiccia: due gruppi d’assalto dei marines, con elicotteri Sea Stallion da trasporto e Cobra da combattimento. Nell’istante dell’alba il primo Sea Stallion è atterrato, con i fanti di marina che subito si sono sparpagliati per creare un perimetro difensivo. Poi è arrivata la squadra incaricata del “prelievo”: appena hanno aperto il portellone, si sono trovati davanti O’ Grady con la Beretta in pugno. Sono corsi verso l’Adriatico a quaranta metri di quota per sottrarsi ai radar. Ma i serbi li hanno visti: tre missili si sono diretti contro la formazione, poi sono cominciate le raffiche della contraerea. I marines hanno risposto al fuoco. L’ultimo brivido, prima di arrivare sani e salvi su una portaerei. Una vicenda che Donald Trump conosce bene: nel 2020 ha designato O’ Grady come sottosegretario alla Difesa, ma poi le dichiarazioni iper-complottiste del reduce hanno convinto persino lui a ritirare la candidatura.

Sempre nei Balcani, durante la guerra del Kosovo è stato buttato giù un F117 BlackHawk, il primo caccia ritenuto invisibile ai radar. Ma dopo sole otto ore il colonnello Darrell Patrick “Dale” Zelko è stato preso a bordo dalle forze speciali create dall’aviazione Usa proprio per questo compito: i para-rescue, soccorritori paracadutisti.

Sono loro a condurre ora la ricerca nei cieli dell’Iran. Ieri il primo ufficiale dell’F-15 è stato salvato in una decina di ore, ma il via vai di velivoli americani ha fatto affluire ondate di pasdaran e basij, a cui si è aggiunta la popolazione dei villaggi a cui fa gola la ricompensa di 60 mila dollari. Gli ayatollah si sono raccomandati: vogliono il pilota vivo, per esibirlo come un trofeo.

Per questo con il passare delle ore la mobilitazione del Pentagono è aumentata. I Blackhawk fanno rifornimento in volo senza lasciare la zona calda, in modo da mantenere un presidio costante. Restano bassi sul suolo, esposti al tiro nemico: due sarebbero stati crivellati e obbligati ad atterraggi d’emergenza in Iraq (uno è stato filmato mentre si allontanava con una scia di fumo). I quadrimotori Hercules “Combat King” rimangono più in alto, con gli incursori pronti se necessario a paracadutarsi per dare protezione alla “Pantera” braccata.

Il peggioramento della situazione è testimoniato dall’arrivo degli A10 Warthog, gli unici jet dotati di corazze che incassano ogni colpo: la reazione dei Guardiani della Rivoluzione è comunque stata in grado di abbatterne uno. I soccorritori devono permettere a tutti i costi al pilota di superare indenne la notte: se riuscirà a non farsi catturare, all’alba gli “angeli custodi” cercheranno di portarlo via.

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