L’operazione “Venerdì Santo” è una delle più difficili della storia militare americana. Una missione ad alto rischio per soccorrere le due “Pantere” - il soprannome dei piloti dell’F-15E dell’494mo squadrone precipitato nel pieno del territorio nemico - sottraendoli alla folla di miliziani e anche di semplici cittadini che gli danno la caccia per intascare la taglia promessa dagli ayatollah. Il primo è stato portato al sicuro dopo poche ore; per salvare il secondo è stata organizzata una spedizione senza precedenti. E anche se fonti iraniane sostengono di averlo catturato, gli americani non si fermeranno prima di avere certezze. Decine di elicotteri e di caccia setacciano la regione di Khuzestan, soprattutto nei dintorni del fiume Karun: proprio dove alcuni storici collocano il Giardino dell’Eden. Ma per il Pentagono questo è l’inferno: una vasta zona rocciosa al confine con l’Iraq, affacciata sulla cuspide settentrionale del Golfo Persico e che si incunea nel cuore della Repubblica I…
L’operazione “Venerdì Santo” è una delle più difficili della storia militare americana. Una missione ad alto rischio per soccorrere le due “Pantere” - il soprannome dei piloti dell’F-15E dell’494mo squadrone precipitato nel pieno del territorio nemico - sottraendoli alla folla di miliziani e anche di semplici cittadini che gli danno la caccia per intascare la taglia promessa dagli ayatollah. Il primo è stato portato al sicuro dopo poche ore; per salvare il secondo è stata organizzata una spedizione senza precedenti. E anche se fonti iraniane sostengono di averlo catturato, gli americani non si fermeranno prima di avere certezze. Decine di elicotteri e di caccia setacciano la regione di Khuzestan, soprattutto nei dintorni del fiume Karun: proprio dove alcuni storici collocano il Giardino dell’Eden. Ma per il Pentagono questo è l’inferno: una vasta zona rocciosa al confine con l’Iraq, affacciata sulla cuspide settentrionale del Golfo Persico e che si incunea nel cuore della Repubblica Islamica: Teheran è a 450 chilometri.
Dall’epoca del Vietnam queste missioni vengono chiamate Sandy e sono affidate al personale più addestrato. Bisogna anzitutto localizzare l’ufficiale finito a terra: c’è un trasmettitore agganciato al seggiolino eiettabile, che manda impulsi continui per dare un riferimento. Il pilota invece ha una radio criptata, da usare con scrupolo per non rivelare la sua posizione: è l’unica speranza di salvezza. Per il resto può contare solo sulla pistola con tre caricatori di riserva, un kit medico, poche barrette energetiche, un pugnale e una bussola.
Il caso più celebre è quello di Scott O’ Grady, interpretato da Owen Wilson nel film “Dietro le linee nemiche”: il suo F16 venne distrutto da un missile jugoslavo nel giugno 1995. È sceso sulla Bosnia, finendo accanto alle truppe serbe: «Nel giro di qualche minuto - ha ricordato - era pieno di soldati a pochi metri che mi cercavano. Mi sono coperto il volto di terra e schiacciato nel sottobosco». Il tenente O’ Grady si è nascosto per sei giorni, mangiando vermi e bevendo pioggia. A lungo la sua radio è rimasta muta. Poi ha sentito un aereo nella notte e ha fatto partire il segnale: “Basher 52”. La risposta è stata sintetica: “Basher 52, qui è Basher 11. Roger: sei vivo!”.
Iran, due elicotteri e un aereo volano a bassa quota in cerca del jet americano precipitato
Per esfiltrarlo è stata allestita una task force massiccia: due gruppi d’assalto dei marines, con elicotteri Sea Stallion da trasporto e Cobra da combattimento. Nell’istante dell’alba il primo Sea Stallion è atterrato, con i fanti di marina che subito si sono sparpagliati per creare un perimetro difensivo. Poi è arrivata la squadra incaricata del “prelievo”: appena hanno aperto il portellone, si sono trovati davanti O’ Grady con la Beretta in pugno. Sono corsi verso l’Adriatico a quaranta metri di quota per sottrarsi ai radar. Ma i serbi li hanno visti: tre missili si sono diretti contro la formazione, poi sono cominciate le raffiche della contraerea. I marines hanno risposto al fuoco. L’ultimo brivido, prima di arrivare sani e salvi su una portaerei. Una vicenda che Donald Trump conosce bene: nel 2020 ha designato O’ Grady come sottosegretario alla Difesa, ma poi le dichiarazioni iper-complottiste del reduce hanno convinto persino lui a ritirare la candidatura.
Sempre nei Balcani, durante la guerra del Kosovo è stato buttato giù un F117 BlackHawk, il primo caccia ritenuto invisibile ai radar. Ma dopo sole otto ore il colonnello Darrell Patrick “Dale” Zelko è stato preso a bordo dalle forze speciali create dall’aviazione Usa proprio per questo compito: i para-rescue, soccorritori paracadutisti.
Sono loro a condurre ora la ricerca nei cieli dell’Iran. Ieri il primo ufficiale dell’F-15 è stato salvato in una decina di ore, ma il via vai di velivoli americani ha fatto affluire ondate di pasdaran e basij, a cui si è aggiunta la popolazione dei villaggi a cui fa gola la ricompensa di 60 mila dollari. Gli ayatollah si sono raccomandati: vogliono il pilota vivo, per esibirlo come un trofeo.
Per questo con il passare delle ore la mobilitazione del Pentagono è aumentata. I Blackhawk fanno rifornimento in volo senza lasciare la zona calda, in modo da mantenere un presidio costante. Restano bassi sul suolo, esposti al tiro nemico: due sarebbero stati crivellati e obbligati ad atterraggi d’emergenza in Iraq (uno è stato filmato mentre si allontanava con una scia di fumo). I quadrimotori Hercules “Combat King” rimangono più in alto, con gli incursori pronti se necessario a paracadutarsi per dare protezione alla “Pantera” braccata.
Il peggioramento della situazione è testimoniato dall’arrivo degli A10 Warthog, gli unici jet dotati di corazze che incassano ogni colpo: la reazione dei Guardiani della Rivoluzione è comunque stata in grado di abbatterne uno. I soccorritori devono permettere a tutti i costi al pilota di superare indenne la notte: se riuscirà a non farsi catturare, all’alba gli “angeli custodi” cercheranno di portarlo via.