PARIGI – Tra il municipio e la basilica di Saint-Denis, la necropoli dei re di Francia, Bally Bagayoko ha scelto il luogo più carico di simboli per la sua risposta politica. “Siamo noi la Francia”, urla dal palco il nuovo sindaco della sinistra radicale davanti alle migliaia di persone accorse sabato al raduno contro il razzismo. Sulla spianata davanti alla basilica, i militanti di sinistra alzano i cartelli. “Vogliamo tanti sindaci neri contro la peste bruna”, si legge su uno striscione in riferimento all’estrema destra. Qualcuno canta “Siamo tutti antifascisti”, in italiano.
Alto, esile, in abito scuro e cravatta rossa, Bagayoko stringe mani, ringrazia, si congratula per il successo della manifestazione convocata davanti al municipio di cui è sindaco da appena tre settimane, eletto nella lista della France Insoumise e sostenuta dai comunisti contro il sindaco socialista uscente.
La sua elezione ha segnato un ennesimo scisma nella gauche ma è stata soprattutto vissuta come una provoc…
PARIGI – Tra il municipio e la basilica di Saint-Denis, la necropoli dei re di Francia, Bally Bagayoko ha scelto il luogo più carico di simboli per la sua risposta politica. “Siamo noi la Francia”, urla dal palco il nuovo sindaco della sinistra radicale davanti alle migliaia di persone accorse sabato al raduno contro il razzismo. Sulla spianata davanti alla basilica, i militanti di sinistra alzano i cartelli. “Vogliamo tanti sindaci neri contro la peste bruna”, si legge su uno striscione in riferimento all’estrema destra. Qualcuno canta “Siamo tutti antifascisti”, in italiano.
Alto, esile, in abito scuro e cravatta rossa, Bagayoko stringe mani, ringrazia, si congratula per il successo della manifestazione convocata davanti al municipio di cui è sindaco da appena tre settimane, eletto nella lista della France Insoumise e sostenuta dai comunisti contro il sindaco socialista uscente.
La sua elezione ha segnato un ennesimo scisma nella gauche ma è stata soprattutto vissuta come una provocazione dall’ultradestra francese. Un uomo nero, di origine maliana, che parla il linguaggio dei quartieri popolari e dell’orgoglio post-coloniale, porta la fascia tricolore alla guida di una delle grandi capitali della banlieue parigina. Saint-Denis è una città meticcia, giovane, popolare, segnata dalla storia operaia e dalle mutazioni sociali della Francia contemporanea. Bagayoko ha vinto al primo turno con oltre il 50 per cento dei voti. Una vittoria strategica per Jean-Luc Mélenchon, che da anni tenta di radicarsi nei territori urbani e multiculturali come forza egemone della gauche.
"Questo non è un raduno per me, ma per le tante altre vittime del razzismo”, precisa Bagayako guardando la folla. La manifestazione è stata organizzata dopo che il nuovo sindaco è finito al centro di una campagna di odio sui social, ripresa da CNews, la rete del gruppo Bolloré diventata uno dei principali megafoni della destra identitaria francese. In una trasmissione, lo psicologo Jean Doridot aveva evocato in diretta immagini animalesche e tribali, spiegando che Bagayako faceva parte “della famiglia delle grandi scimmie” e che, “come in ogni tribù”, cerca un capo. In altre sequenze televisive e sui social, l'esponente della France Insoumise è stato bersagliato da un lessico apertamente razzista, fino agli insulti come “scimmia” e “homo sapiens”.
Il sindaco ha presentato denuncia e la procura ha aperto due inchieste. "Immaginavo che la mia elezione non sarebbe piaciuta a tutti – osserva Bagayoko – ma non pensavo di diventare così rapidamente bersaglio di una campagna tanto nauseabonda”. Quando, nel suo discorso di insediamento, ha parlato di Saint-Denis come della “città dei re morti e del popolo vivo”, la frase è stata trasformata polemicamente dai suoi detrattori in “la città dei neri”. “È la prova che hanno paura e che abbiamo ragione a considerare l’estrema destra un problema in questo Paese”, dice Bagayoko con una flemma che lo distingue dallo stile più incendiario di altri esponenti Insoumis. "La nostra responsabilità è dire a tutte e a tutti coloro che pensano che ci rassegneremo che non lo faremo e che difenderemo i valori della Repubblica di libertà, uguaglianza, fraternità”.
Entrato in politica venticinque anni fa, sposato e padre di quattro figli, Bagayoko ha lavorato alla Ratp, la compagnia dei trasporti pubblici parigini. A Saint-Denis si è fatto conoscere soprattutto come allenatore della squadra di basket locale, riuscendo in cinque anni a portare il club al livello nazionale. Attorno a lui gli Insoumis si sono mobilitati ai massimi livelli.
Dal palco del raduno, Mélenchon ha voluto universalizzare il caso. "Tutti i francesi sono uguali nei diritti. Non ci sono due categorie. Questo popolo è il nostro, questo Paese è il nostro, questo luogo è il nostro”, ha scandito il leader di Lfi, indicando la basilica dove sono sepolti i re di Francia.
I socialisti, invece, si sono presentati in ordine sparso, senza il primo segretario Olivier Faure, da settimane in polemica diretta con Mélenchon e ancora scottato dalla sconfitta a Saint-Denis. Bagayoko non è una figura consensuale, né un sindaco destinato a unire tutto il campo progressista. Nella sinistra più moderata pesano alcune sue dichiarazioni controverse sulla polizia e su Israele, in linea con il lessico più radicale degli Insoumis sul conflitto in Medio Oriente. Lui punta a fare di Saint-Denis un laboratorio politico capace di incidere nella campagna per la prossima presidenziale. "Sarò un sindaco di prossimità, un sindaco antifascista, antirazzista, animato da una logica di pace e risolutamente femminista, perché siamo in un territorio dove la presenza delle donne è fondamentale nel mondo associativo come nelle organizzazioni dei genitori a scuola”. La folla che lo applaude nella piazza di Saint-Denis vede in lui il volto di una Repubblica finalmente all’altezza della sua diversità, in un mondo politico in cui le minoranze sono ancora molto poco rappresentate.