Il nascondiglio in un crepaccio, il bluff della Cia e la battaglia. Ecco il recupero dell’aviere Usa
dal nostro inviato Francesco ManacordaDOHA –“WE GOT HIM!”, “L’abbiamo preso!”, urla tutto in maiuscolo Donald Trump dal suo solito social Truth. E davvero l’ufficiale addetto alle armi dell’F-15E Strike Eagle americano caduto venerdì in Iran è in salvo, dopo una massiccia operazione che ha coinvolto centinaia di uomini delle forze speciali Usa e ha visto Washington e Teheran gareggiare sul terreno in una caccia all’unico uomo, con intenti opposti.
Per oltre 36 ore il colonnello è rimasto a terra, ferito, nascosto, in territorio nemico. Il recupero, quando negli Usa è la notte di sabato, rappresenta una delle operazioni più complesse delle ultime settimane di guerra che il presidente Trump ha seguito nella Situation Room della Casa Bianca.
Il punto di partenza è il cielo. Venerdì, il caccia americano viene colpito dalle difese iraniane. I due uomini a bordo si eiettano. Il primo, il pilota, viene recuperato quasi subito. Il secondo resta indietro, in profondità nel territorio iraniano, in un’area a Sud del Paese che fonti…
DOHA –“WE GOT HIM!”, “L’abbiamo preso!”, urla tutto in maiuscolo Donald Trump dal suo solito social Truth. E davvero l’ufficiale addetto alle armi dell’F-15E Strike Eagle americano caduto venerdì in Iran è in salvo, dopo una massiccia operazione che ha coinvolto centinaia di uomini delle forze speciali Usa e ha visto Washington e Teheran gareggiare sul terreno in una caccia all’unico uomo, con intenti opposti.
Per oltre 36 ore il colonnello è rimasto a terra, ferito, nascosto, in territorio nemico. Il recupero, quando negli Usa è la notte di sabato, rappresenta una delle operazioni più complesse delle ultime settimane di guerra che il presidente Trump ha seguito nella Situation Room della Casa Bianca.
Il punto di partenza è il cielo. Venerdì, il caccia americano viene colpito dalle difese iraniane. I due uomini a bordo si eiettano. Il primo, il pilota, viene recuperato quasi subito. Il secondo resta indietro, in profondità nel territorio iraniano, in un’area a Sud del Paese che fonti americane descrivono come montuosa e difficile. Emergerà poi che si era nascosto in un crepaccio in montagna.
Da quel momento comincia una corsa a due. Da una parte le forze speciali statunitensi che cercano dall’alto il modo e il momento propizio per intervenire sul terreno, dall’altra le unità iraniane, dotate di sensori termici per stanare il fuggiasco e che sperano anche nell’aiuto della popolazione: sulla testa dell’aviere c’è una taglia da oltre 50 mila euro. Secondo il New York Times, è una “life-or-death race”, una gara per la vita o la morte, durata due giorni, con centinaia di uomini coinvolti e assetti dispiegati su larga scala.
Nel frattempo, l’aviatore a terra – “gravemente ferito”, spiegherà Trump a recupero avvenuto - non resta fermo. Si muove. Evita il contatto, cambia posizione, cerca di guadagnare tempo. A un certo punto, raccontano sempre fonti citate dal New York Times, compie una “mossa audace” per andare incontro alla squadra di recupero. Intorno a lui si costruisce una bolla di protezione. In aria ci sono droni MQ-9 Reaper che colpiscono chi si avvicina troppo. I caccia pattugliano. Le comunicazioni restano aperte. Washington segue ogni spostamento “24 ore su 24”, dirà poi Trump. Ma il dettaglio più rivelatore è un altro. Secondo quanto riportato dal quotidiano newyorchese, entra in gioco anche la Cia. Non con armi, ma con un’operazione di depistaggio: in Iran viene diffusa la voce che l’aviatore sia già stato localizzato e che l’estrazione sia imminente. L’obiettivo è confondere le ricerche iraniane, spostare uomini e attenzione altrove. Nel frattempo, la stessa Cia individua con precisione la posizione del disperso e la trasmette al Pentagono e alla Casa Bianca.
Quando la finestra di opportunità si apre, l’operazione parte davvero. È notte. Le forze speciali entrano in profondità nello spazio iraniano. Secondo le ricostruzioni, sono coinvolti centinaia di uomini e decine di velivoli. Non è un recupero pulito. Due aerei delle operazioni speciali, MC-130, si scontrano a terra e vengono poi distrutti dagli americani per evitare che cadano in mano iraniana. Un segnale della complessità della missione e del rischio operativo. Altri tre aerei vengono fatti arrivare in tutta fretta nell’area, mentre secondo i primi resoconti, dal cielo altre forze Usa colpiscono gli iraniani a terra, anche loro a caccia dell’ufficiale americano.
Alla fine il contatto avviene. L’estrazione dura pochi minuti. Poi il ritorno. L’uomo recuperato è “sano e salvo”, scrive ancora Trump, che non nasconde l’euforia per un successo che di ora in ora diventava più improbabile. L’ufficiale, si scoprirà successivamente ferito in modo grave, è ricoverato in una struttura del Golfo. Il Pentagono e la Casa Bianca tirano un respiro di sollievo.