Ultimatum di Trump per la resa dell’Iran: “Tra 48 ore scatenerò l’inferno”
di Massimo BasileNEW YORK – Donald Trump ha dato all’Iran l’ultima scadenza, prima che «si scateni l’inferno»: 48 ore. Nel messaggio postato sui social, dopo una lunga riunione con i suoi collaboratori, il presidente degli Stati Uniti ha ribadito la sua minaccia a Teheran per la chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha bloccato le spedizioni di petrolio e di gas naturale. «Ricordate quando ho dato all’Iran dieci giorni per fare un accordo o riaprire lo Stretto di Hormuz», ha scritto. «Il tempo sta per scadere: 48 ore prima che si scateni l’inferno su di loro». L’ultimatum scadrà domani, con Teheran che replica: «Respingiamo questo disperato ultimatum, se l’aggressione si estenderà, l’intera regione si trasformerà in un inferno».
Il messaggio di Trump è arrivato dopo l’abbattimento da parte degli iraniani di due aerei militari americani e sulla scia di dichiarazioni contraddittorie: il presidente Usa continua a passare da promesse di disimpegno a evocare l’apocalisse. E tutto questo dopo aver annu…
NEW YORK – Donald Trump ha dato all’Iran l’ultima scadenza, prima che «si scateni l’inferno»: 48 ore. Nel messaggio postato sui social, dopo una lunga riunione con i suoi collaboratori, il presidente degli Stati Uniti ha ribadito la sua minaccia a Teheran per la chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha bloccato le spedizioni di petrolio e di gas naturale. «Ricordate quando ho dato all’Iran dieci giorni per fare un accordo o riaprire lo Stretto di Hormuz», ha scritto. «Il tempo sta per scadere: 48 ore prima che si scateni l’inferno su di loro». L’ultimatum scadrà domani, con Teheran che replica: «Respingiamo questo disperato ultimatum, se l’aggressione si estenderà, l’intera regione si trasformerà in un inferno».
Il messaggio di Trump è arrivato dopo l’abbattimento da parte degli iraniani di due aerei militari americani e sulla scia di dichiarazioni contraddittorie: il presidente Usa continua a passare da promesse di disimpegno a evocare l’apocalisse. E tutto questo dopo aver annunciato almeno 5 volte in 20 giorni di aver vinto. Lo aveva fatto l’11 marzo a un comizio in Kentucky: «Lasciatemelo dire, abbiamo vinto». Poi il 20 marzo, parlando ai giornalisti nel giardino sud della Casa Bianca e il giorno dopo, dallo Studio Ovale: «Questa guerra è vinta». E il 25 marzo, durante una raccolta fondi: «Stiamo vincendo alla grande». E il primo aprile, nel discorso alla nazione: «Li abbiamo spazzati via, non hanno più niente».
Ma intanto nelle ore in cui gli americani aspettavano una sua dichiarazione sulle sorti del pilota scomparso in Iran, Trump aveva postato un messaggio beffardo per ricordare che gli Stati Uniti possono fare a meno di Hormuz. Poi è arrivata l’ultima scadenza. Trump non formula ultimatum come un comandante che pesa le conseguenze, ma come un uomo che considera il tempo una leva retorica e il conto alla rovescia un espediente da show televisivo. Cosa succederà al termine della scadenza se l’Iran, come sembra, non accontenterà il tycoon? Partirà l’assalto all’isola di Kharg, che dispone di infrastrutture portuali in acque profonde, ideali per le super petroliere? Controllare Kharg non solo permetterebbe agli Usa di dominare la via d’acqua, ma priverebbe Teheran delle fonti di entrate petrolifere.
Nel frattempo gli agenti federali hanno annunciato di aver arrestato la nipote e la pronipote di Qassim Soleimani, il capo delle Guardie della rivoluzione ucciso in un raid statunitense a Baghdad nel 2020. Secondo il dipartimento di Stato, Hamideh Soleimani Afshar, che viveva una «vita lussuosa» a Los Angeles, promuoveva «propaganda del regime» assieme alla figlia. «È una sostenitrice dichiarata del regime iraniano che ha celebrato gli attacchi contro gli americani e ha definito il nostro Paese il “Grande Satana”», ha scritto sul social X il segretario di Stato Marco Rubio. Alle due donne, rinchiuse in un centro di detenzione dell’Ice, è stato revocato lo status di residenti permanenti in attesa di essere espulse. Ma la figlia del generale ucciso, Zeinab Soleimani, ha negato qualsiasi legame delle due donne con il padre. In un messaggio riportato dall’agenzia iraniana Fars, ha dichiarato: «Le persone arrestate negli Stati Uniti non hanno alcune legame con la famiglia del martire Soleimani e la dichiarazione del dipartimento di Stato è una menzogna». «Sono diventati così deboli e indifesi - ha aggiunto - che cercano di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale dalla loro sconfitta contro la nazione iraniana».