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Il dissidente da Teheran: “Senza una transizione democratica in Iran la guerra non finirà”

Abdollah Momeni 

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Parla Abdollah Momeni, figura di spicco dell’attivismo politico nel Paese: “E’ iniziata una nuova era politica in Iran. I pasdaran hanno più potere in guerra, ma non basterà a risolvere la crisi di legittimità del sistema. La società iraniana non vuole una nuova dittatura. E senza il sostegno popolare nessun sistema è destinato a restare in piedi”
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Cita Kant, Abdollah Momeni, la “pace perpetua” tra repubbliche fondate sul consenso dei cittadini, per immaginare all’Iran una via d’uscita: “Senza una transizione democratica il ciclo di guerre e tensioni interne non si fermerà e non ci sarà sicurezza nella regione”. Intellettuale progressista, Momeni è una figura storica dell’attivismo politico iraniano: ex leader del movimento studentesco negli anni Novanta, poi consigliere di Mehdi Karroubi, che con Mousavi guidò l’Onda verde, l'ultima grande piazza riformista, è stato arrestato più volte, ha subito violenze in carcere, ma non hai mai perso la voce. Risponde da Teheran, mentre i caccia israeliani e americani continuano a sganciare bombe nei cieli della capitale.

Com’è la situazione intorno a lei?

“L’Iran è in un momento critico e decisivo. La popolazione civile è stretta tra l’insicurezza, la distruzione delle infrastrutture, le pressioni economiche, il dolore e l’angoscia per il numero di civili uccisi e feriti che cresce og…

Cita Kant, Abdollah Momeni, la “pace perpetua” tra repubbliche fondate sul consenso dei cittadini, per immaginare all’Iran una via d’uscita: “Senza una transizione democratica il ciclo di guerre e tensioni interne non si fermerà e non ci sarà sicurezza nella regione”. Intellettuale progressista, Momeni è una figura storica dell’attivismo politico iraniano: ex leader del movimento studentesco negli anni Novanta, poi consigliere di Mehdi Karroubi, che con Mousavi guidò l’Onda verde, l'ultima grande piazza riformista, è stato arrestato più volte, ha subito violenze in carcere, ma non hai mai perso la voce. Risponde da Teheran, mentre i caccia israeliani e americani continuano a sganciare bombe nei cieli della capitale.

Com’è la situazione intorno a lei?

“L’Iran è in un momento critico e decisivo. La popolazione civile è stretta tra l’insicurezza, la distruzione delle infrastrutture, le pressioni economiche, il dolore e l’angoscia per il numero di civili uccisi e feriti che cresce ogni giorno di più. Il governo opera in circoli ancora più chiusi che in passato. Il sistema politico è in un vicolo cieco. Tra le proteste degli ultimi tre mesi e questa guerra senza fine, la popolazione è giunta alla conclusione che questo governo non solo li abbia privati dello sviluppo e della democrazia, ma anche che sia incapace di proteggere le loro vite e la loro sicurezza”.

Trump afferma che la guerra ha “cambiato il regime”: è vero?

“La guerra può aver modificato gli equilibri di potere, ma un vero cambiamento avverrà solo con una transizione democratica. Ciò a cui stiamo assistendo oggi è l'erosione di un sistema già screditato. Nulla tornerà come prima della guerra. Siamo entrati in una nuova era politica in Iran dai contorni ancora poco chiari e ambigui. Ma la successione ereditaria o la riproduzione dell'autoritarismo, quand’anche avessero il sostegno americano, non sono da considerarsi un cambiamento”.

Sembra che ora a comandare siano le forze armate, o meglio i Pasdaran.

“In un momento di guerra, le Guardie Rivoluzionarie possono avere un ruolo più rilevante, ma nessuna forma di autoritarismo militare può risolvere la crisi di legittimità del sistema. La società iraniana non vuole una nuova dittatura. E senza il sostegno popolare nessun sistema è destinato a restare in piedi”.

Crede ci sia ancora spazio per il cambiamento?

“La guerra ha creato un'atmosfera più difficile, qualsiasi tentativo di organizzazione viene represso, ma le persone sanno che continuare su questa strada non porterà né sicurezza né prosperità. Una transizione democratica è diventata una necessità ancora più urgente. Serve una pace duratura, che rispetti la volontà del popolo, l'integrità territoriale, il diritto all'autodeterminazione e che predisponga un percorso verso la transizione democratica”.

La guerra non rischia di produrre un sistema ancora più autoritario?

“Questo pericolo esiste, ma il sistema non è più in grado di ripristinare l'autorità del passato. La sua legittimità è stata gravemente compromessa e la società è cambiata. L'Iran si trova davanti a un cambiamento storico. E’ possibile che la repressione si inasprisca, ma questa situazione non sarà sostenibile. Senza una transizione democratica questo ciclo di guerra e tensione continuerà, perché la radice della crisi è nella struttura del potere e nelle politiche adottate. Incendiare la regione e coinvolgere i Paesi vicini ha imposto un costo altissimo alla popolazione iraniana”.

Chi sono i leader all’interno dell’Iran che potrebbero guidare una nuova Assemblea Costituente che porti a un referendum?

“Figure come Mir Hossein Mousavi, che è agli arresti domiciliari con la moglie da oltre 15 anni per aver sostenuto il diritto all'autodeterminazione e alle libere elezioni in Iran; o il Molavi Abdolhamid Ismaeelzahi, leader religioso sunnita, che crede nella separazione tra Stato e religione; oppure prigionieri politici come la signora Narges Mohammadi o i signori Madani e Tajzadeh. E poi ci sono rappresentanti dei diversi gruppi etnici, attivisti civili, sindacalisti, avvocati, artisti. Nessuna forza militare o straniera può sostituirsi alla volontà nazionale”.

È ancora possibile creare un'alleanza tra la società civile e i riformisti che hanno fatto parte della Repubblica islamica?

“Oggi questa alleanza è una necessità storica per difendere principi condivisi come la democrazia, i diritti umani, lo stato di diritto e l'integrità territoriale. Senza, ne usciremo tutti perdenti”.

Perché i Pasdaran dovrebbero accettare un simile sviluppo?

“Perché la nuova realtà andrà in questa direzione. Il Paese ha bisogno di essere ricostruito e di uscire dalla crisi. Una transizione democratica può essere vantaggiosa anche per gli attuali governanti, perché in questa cornice potranno beneficiare dei meccanismi di giustizia transizionale e, in una transizione gestita, evitare un crollo totale. Se l'obiettivo per l’Europa sono stabilità e sicurezza durature nella nostra regione, l'unica via per raggiungerlo è sostenere la democrazia e uno Stato nazionale in Iran. Un Paese con una vera democrazia non potrà più essere bersaglio di attacchi stranieri con il pretesto di "sostenere le proteste popolari". E come sostiene Kant, le democrazie non si combattono tra loro”.

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