NEW YORK – Abbiamo un piano per distruggere l’intero Iran in quattro ore, tutte le centrali elettriche e tutti i ponti». La scadenza per farlo scattare sarà stanotte alle 20 di Washington, le due del mattino in Italia, e la condizione per bloccarlo è che Teheran accetti un accordo secondo i termini stabiliti da Trump.
Il presidente stesso ha lanciato questo ultimatum, durante la conferenza stampa che ha tenuto ieri, convocata per rivendicare il successo ottenuto recuperando i due piloti del caccia F-15 abbattuto in territorio nemico. Non importa se così facendo commetterebbe un crimine di guerra, perché «noi non consentiremo mai all’Iran di avere un’arma nucleare». Questo viene prima del rispetto delle leggi «perché il mese scorso hanno ucciso 45 mila persone, sono degli animali».
Washington aveva inviato a Teheran, tramite i mediatori pachistani, un piano in 15 punti per chiudere il conflitto. La Repubblica islamica lo ha rifiutato e ha risposto ieri, spedendo una proposta in 10…
NEW YORK – Abbiamo un piano per distruggere l’intero Iran in quattro ore, tutte le centrali elettriche e tutti i ponti». La scadenza per farlo scattare sarà stanotte alle 20 di Washington, le due del mattino in Italia, e la condizione per bloccarlo è che Teheran accetti un accordo secondo i termini stabiliti da Trump.
Il presidente stesso ha lanciato questo ultimatum, durante la conferenza stampa che ha tenuto ieri, convocata per rivendicare il successo ottenuto recuperando i due piloti del caccia F-15 abbattuto in territorio nemico. Non importa se così facendo commetterebbe un crimine di guerra, perché «noi non consentiremo mai all’Iran di avere un’arma nucleare». Questo viene prima del rispetto delle leggi «perché il mese scorso hanno ucciso 45 mila persone, sono degli animali».
Washington aveva inviato a Teheran, tramite i mediatori pachistani, un piano in 15 punti per chiudere il conflitto. La Repubblica islamica lo ha rifiutato e ha risposto ieri, spedendo una proposta in 10 punti attraverso lo stesso canale. Le parti stanno discutendo un possibile accordo in due fasi: prima 45 giorni di cessate il fuoco per negoziare, e poi un’intesa complessiva per mettere fine alla guerra.
Ieri mattina Trump ha detto che la replica iraniana era «significativa, ma non abbastanza buona. E’ improbabile che dia loro un’altra scadenza, gli ho offerto una possibilità e non l’hanno colta». Poco dopo ha tenuto una conferenza stampa alla Casa Bianca con cui ha ripetuto e rafforzato la sua minaccia. «Abbiamo un piano per distruggere l’intero Iran e riportarlo all’età della pietra, in sole quattro ore. Scatterà alle 20 di martedì a Washington e sarà completato entro la mezzanotte». Lo scopo dell’operazione sarebbe paralizzare l’intero paese lasciandolo senza energia elettrica e senza comunicazioni, «decimando i ponti» per impedire anche i trasporti. Questo secondo il presidente americano «dovrebbe incitare la popolazione a sollevarsi», anche se lui riconosce i rischi a cui esporrebbe i cittadini, perché il regime è pronto a sparare contro chiunque si muova, «come aveva fatto durante la marcia delle donne, quando i cecchini avevano sparato alla testa, tra gli occhi, contro obiettivi scelti a caso per fermare la folla».
Trump ha detto che spera «ancora di non dare l’ordine» per la distruzione finale del paese, che anzi ha promesso di aiutare per la ricostruzione, se accetterà le condizioni del suo piano, inclusa la rinuncia alla bomba atomica e a ogni forma di arricchimento dell’uranio, insieme alla riapertura immediata dello Stretto di Hormuz. «Il cambio di regime è già avvenuto con la sua decapitazione e le persone ora al comando sono molto meno radicali, più pratiche e desiderose di fare un accordo». Se però questa linea non prevalesse a Teheran entro stasera, il passo successivo sarebbe la distruzione dell’intero Paese».
Trump è tornato a lamentarsi di tutti gli alleati, non solo gli europei, perché non lo hanno aiutato. La Nato «è una tigre di carta e il suo rifiuto resterà un marchio indelebile. Tutto è cominciato con la Groenlandia». Stavolta però se l’è presa anche con Giappone, Corea del Sud e Australia, in pratica tutto il sistema delle alleanze che ha consentito agli Usa di diventare la superpotenza dominante dopo la Seconda Guerra Mondiale e vincere la Guerra Fredda. I nemici sono anche all’interno e sono avvisati, come dimostra la minaccia di sbattere in prigione il giornalista che aveva rivelato l’abbattimento dell’aereo F-35 e la presenza del colonnello addetto agli armamenti in territorio iraniano: «Così ha reso il salvataggio molto più pericoloso. Se non ci dice chi gli ha passato l’informazione, finirà in prigione». Trump è convinto di avere il sostegno della popolazione iraniana, perché «ci chiede di venire a bombardare», ma anche quello divino, perché «Dio è buono». E poi il bottino andrà al vincitore».