NEW YORK – A meno di novanta minuti dalla scadenza dell’ultimatum, Donald Trump e l’Iran hanno accettato un cessate il fuoco di due settimane, per dare tempo alle diplomazie di trovare un accordo definitivo. L’annuncio del presidente degli Stati Uniti è stato fatto sul social Truth poche ore dopo la richiesta presentata dal Pakistan, il Paese mediatore, che aveva chiesto a Trump un «cessate il fuoco di due settimane» e a Teheran la riapertura dello Stretto di Hormuz «come gesto di buona volontà». Anche Israele ha accettato di fermare i raid mentre Teheran ha garantito, come previsto dalla proposta pakistana, che nei prossimi 14 giorni consentirà il transito nello Stretto «sotto il controllo» delle sue forze armate. Secondo Axios, venerdì a Islamabad si terrà il primo round di negoziati tra Stati Uniti e Repubblica islamica.
NEW YORK – A meno di novanta minuti dalla scadenza dell’ultimatum, Donald Trump e l’Iran hanno accettato un cessate il fuoco di due settimane, per dare tempo alle diplomazie di trovare un accordo definitivo. L’annuncio del presidente degli Stati Uniti è stato fatto sul social Truth poche ore dopo la richiesta presentata dal Pakistan, il Paese mediatore, che aveva chiesto a Trump un «cessate il fuoco di due settimane» e a Teheran la riapertura dello Stretto di Hormuz «come gesto di buona volontà». Anche Israele ha accettato di fermare i raid mentre Teheran ha garantito, come previsto dalla proposta pakistana, che nei prossimi 14 giorni consentirà il transito nello Stretto «sotto il controllo» delle sue forze armate. Secondo Axios, venerdì a Islamabad si terrà il primo round di negoziati tra Stati Uniti e Repubblica islamica.
Dopo aver inondato il suo social di endorsement a candidati repubblicani alle elezioni. Poi a Nbc News ha dichiarato: «Gli appelli dell’Iran a usare scudi umani intorno alle centrali elettriche sono illegali», dimenticando di aver detto il giorno prima che non gli importava di essere accusato di «crimini di guerra» è arrivata la svolta attesa.
«Sulla base delle conversazioni con il primo ministro Shehbaz Sharif e il feldmaresciallo Asim Munir del Pakistan, durante le quali mi hanno chiesto di sospendere la forza distruttiva prevista per stanotte contro l’Iran, e a condizione che la Repubblica Islamica dell’Iran accetti la completa, immediata e sicura riapertura dello Stretto di Hormuz, accetto di sospendere i bombardamenti e l’attacco all’Iran per un periodo di due settimane», ha scritto Trump.
«Questo sarà un cessate il fuoco bilaterale», ha aggiunto, spiegando di aver accettato la proposta perché «abbiamo già raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari e siamo molto avanti nella definizione di un accordo definitivo per una pace di lungo periodo con l’Iran e per la pace in Medio Oriente». Il presidente ha parlato di proposta in 10 punti presentata dall’Iran, definita «una base praticabile su cui negoziare». «Quasi tutti sono stati concordati tra Stati Uniti e Iran, ma un periodo di due settimane permetterà di finalizzare e concludere l’accordo», ha dichiarato, aggiungendo di considerare un «onore vedere questo problema di lunga data vicino alla soluzione»
Chi non ha pensato alla pazzia di un uomo, ha creduto, e a ragione, alla svolta dell’ultimo minuto, dopo una giornata convulsa cominciata nel modo più cupo. La minaccia di Trump era arrivata dopo che le forze statunitensi avevano colpito obiettivi militari sull’isola di Kharg, principale terminal petrolifero dell’Iran. «Un’intera civiltà morirà stanotte, per non tornare mai più. Non voglio che accada, ma probabilmente accadrà», aveva scritto Trump. «Tuttavia ora che abbiamo un cambiamento di regime completo e totale, in cui prevalgono menti diverse, più intelligenti e meno radicalizzate, forse potrà accadere qualcosa di rivoluzionario e meraviglioso, chi lo sa?». «Lo scopriremo stanotte, in uno dei momenti più importanti della lunga e complessa storia del mondo», era stato il messaggio finale. Trump si è chiuso nello Studio Ovale, lasciando il mondo in ansia e lui a logorarsi nel bivio in cui era finito: dare l’ordine finale o fare marcia indietro, confermandosi “Taco”, acronimo che gli americani gli hanno affibbiato per indicare “quello che si tira sempre indietro”.
Alla fine ha prevalso la linea della diplomazia. Nelle ore precedenti all’annuncio, molti leader avevano provato a fermarlo. «Sono profondamente turbato dalle parole sulla distruzione della civiltà», aveva detto il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che ha spedito a Teheran un inviato speciale per portare avanti i negoziati. L’Unione europea aveva chiesto di risparmiare le infrastrutture civili, mentre il Pentagono aveva annullato una conferenza stampa, mentre al Palazzo di Vetro, sede dell’Onu, Cina e Russia avevano bloccato al Consiglio di sicurezza la risoluzione presentata dal Bahrein che obbligava l’Iran a riaprire lo Stretto. A quel punto solo Trump avrebbe potuto fermare sé stesso.