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La motosega di Milei sulle risorse idriche: approvate le estrazioni minerarie sui ghiacciai

(reuters)

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La Camera dei deputati argentina ha dato l’ok alla modifica della "ley de glaciares" con lo scopo di estrarre litio, rame e oro anche in zone ecologicamente sensibili. Proteste, scontri tra manifestanti e polizia e arresti. Greenpeace lancia una class action
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La motosega di Javier Milei si è abbattuta sui ghiacciai: in Argentina è passata la modifica di legge che autorizza l’attività mineraria in aree ecologicamente sensibili del Paese, come ghiacciai e permafrost.

Fuori dalla Camera dei deputati di Buenos Aires migliaia di persone in corteo, tra arresti e scontri anche con la polizia, hanno protestato contro l’emendamento alla storica “ley del glaciares” che finora dal 2010 - nella nazione della Patagonia e dell’iconico Perito Moreno - era riuscita a tutelare le grandi riserve d’acqua dolce del Paese.

(reuters)

Cavalcando l’onda anti leggi green in arrivo dagli Usa e portata avanti dal negazionista Donald Trump - che finora ha affossato le rinnovabili e ostacolato la lotta alla crisi del clima - Milei da mesi stava promuovendo una modifica a suo dire necessaria per permettere le estrazioni di litio, oro, rame e argento in Argentina, agevolando così invest…

La motosega di Javier Milei si è abbattuta sui ghiacciai: in Argentina è passata la modifica di legge che autorizza l’attività mineraria in aree ecologicamente sensibili del Paese, come ghiacciai e permafrost.

Fuori dalla Camera dei deputati di Buenos Aires migliaia di persone in corteo, tra arresti e scontri anche con la polizia, hanno protestato contro l’emendamento alla storica “ley del glaciares” che finora dal 2010 - nella nazione della Patagonia e dell’iconico Perito Moreno - era riuscita a tutelare le grandi riserve d’acqua dolce del Paese.

(reuters)

Cavalcando l’onda anti leggi green in arrivo dagli Usa e portata avanti dal negazionista Donald Trump - che finora ha affossato le rinnovabili e ostacolato la lotta alla crisi del clima - Milei da mesi stava promuovendo una modifica a suo dire necessaria per permettere le estrazioni di litio, oro, rame e argento in Argentina, agevolando così investimenti stimati per oltre 30 miliardi di dollari nel prossimo decennio.

Lo scorso febbraio, nonostante l’opposizione di gruppi ambientalisti e di star internazionali, fra i quali il cantante Manu Chao che si è speso a più riprese per opporsi all’emendamento, il cambiamento voluto dal presidente argentino era già passato al Senato.

Ora, con 137 voti a favore della maggioranza, 111 contrari soprattutto fra i peronisti, e tre astensioni, dopo un infinito dibattito durato circa 12 ore la modifica è passata anche alla Camera dei Deputati.

Prima e dopo il voto fuori dal Parlamento è esplosa la protesta. Con striscioni come “l’acqua è più preziosa dell’oro” oppure “un ghiacciaio distrutto non può essere salvato” coloro che si opponevano alla scelta del governo hanno manifestato per ore e sette attivisti di Greenpeace, che si sono arrampicati su una statua per esporre lo striscione “non tradire il popolo argentino”, sono stati arrestati.

Le numerose associazioni ambientaliste sostengono che le modifiche apportate da Milei indeboliranno la tutela per le risorse idriche chiave in un Paese dove i ghiacciai danno già segni di forte arretramento e i territori soffrono per siccità ed effetti della crisi del clima.

A loro fianco, con una lettera inviata il 1°aprile ai parlamentari, si sono schierati anche diversi scienziati internazionali che hanno avvertito dei possibili rischi legati a una riforma che potrebbe “compromettere le fonti idriche delle zone aride” ma anche “aumentare la vulnerabilità dei bacini idrografici” e “influenzare il flusso dei corsi d’acqua”. Gli stessi ambientalisti, dopo l’ok parlamentare, promettono ora di opporsi alla legge passando per i tribunali e hanno dato vita ad una grande “azione legale collettiva” per fermare quello che è stato definito come "un processo viziato, condotto alle spalle della società, che ha ignorato migliaia di persone che chiedevano la tutela delle risorse idriche”.

Uno dei punti più controversi della nuova legislazione è il fatto che lascerà alle province la decisione su quali ghiacciai e aree periglaciali debbano essere protette.

"In Argentina, oltre 7 milioni di persone dipendono dall'acqua proveniente dai ghiacciai e dall'ambiente periglaciale, pertanto qualsiasi indebolimento della sua protezione ha un impatto diretto sulla sicurezza idrica nazionale” sostiene Greenpeace.

Al contrario per il governo la nuova modifica che riguarda per esempio varie zone di ghiacciai delle Ande permetterà di sviluppare politiche di protezione ambientale, ma anche di business, in modo che vadano di “pari passo. Conciliare tutela ambientale e sviluppo sostenibile è possibile” ha commentato Nicolás Mayoraz, deputato del partito di governo La Libertad Avanza di Milei.

L’Argentina ospita quasi 17mila ghiacciai e si stima come nel nord-ovest del Paese, la zona dove si concentrano le attività minerarie e di estrazione del litio, le riserve glaciali si siano già ridotte nell’ultimo decennio del 17%. Uno dei motivi di questo calo è legato agli impatti di quella crisi del clima che in passato Javier Milei ha definito più volte come una “bugia socialista”. Lo stesso presidente ha ricordato come al contrario, nella fragile economia Argentina, questa estrattiva potrebbe essere una grande occasione: approvare progetti minerari su larga scala secondo la Banca centrale del Paese potrebbe infatti triplicare le esportazioni minerarie entro il 2030 e lo stesso Milei ha affermato che “gli ambientalisti preferirebbero vederci morire di fame piuttosto che vedere qualcosa toccato”.

Al suo fianco si sono schierati i governatori delle province andine settentrionali impegnati nel settore minerario fra cui quelli di Mendoza, San Juan, Catamarca e Salta. Nel frattempo, mentre il presidente ha definito quella appena incassata come un “trionfo” e una “riforma storica”, Greenpeace ha già lanciato una class action con lo scopo di avviare presto un ricorso in tribunale per impedire che il cambiamento della “ley de glaciares” diventi una realtà operativa.

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