GERUSALEMME – L’altro negoziato, quello in secondo piano, finisce per essere il vero fulcro della partita che si sta giocando a Islamabad tra l’Iran e gli Stati Uniti: è ufficiosamente iniziato ieri con la telefonata tra l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, e la sua omologa libanese Nada Hamadeh-Moawad. È il prequel del primo incontro diretto tra Israele e Libano da decenni, che avverrà di persona a Washington martedì con un piatto ricchissimo: dal cessate il fuoco al disarmo di Hezbollah, e perfino alla normalizzazione dei rapporti tra Gerusalemme e Beirut, un obiettivo che pare un miraggio mentre si contano ancora i morti del massacro di Beirut. Il bilancio è aggiornato a 357 caduti, e l’Idf ha ridotto a «180 terroristi» i miliziani di Hezbollah che afferma di avere eliminato l’8 aprile.
Dunque si tratta, ma i tempi sono troppo lunghi e i rischi troppo elevati di fronte ai lavori in corso a Islamabad. Sui media arabi si è diffusa la voce che oggi potrebb…
GERUSALEMME – L’altro negoziato, quello in secondo piano, finisce per essere il vero fulcro della partita che si sta giocando a Islamabad tra l’Iran e gli Stati Uniti: è ufficiosamente iniziato ieri con la telefonata tra l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, e la sua omologa libanese Nada Hamadeh-Moawad. È il prequel del primo incontro diretto tra Israele e Libano da decenni, che avverrà di persona a Washington martedì con un piatto ricchissimo: dal cessate il fuoco al disarmo di Hezbollah, e perfino alla normalizzazione dei rapporti tra Gerusalemme e Beirut, un obiettivo che pare un miraggio mentre si contano ancora i morti del massacro di Beirut. Il bilancio è aggiornato a 357 caduti, e l’Idf ha ridotto a «180 terroristi» i miliziani di Hezbollah che afferma di avere eliminato l’8 aprile.
Dunque si tratta, ma i tempi sono troppo lunghi e i rischi troppo elevati di fronte ai lavori in corso a Islamabad. Sui media arabi si è diffusa la voce che oggi potrebbe essere annunciato un «gesto di buona volontà» da Israele, un cessate il fuoco a breve termine che consentirebbe all’Iran di sedersi al tavolo senza far cadere una pregiudiziale su cui Teheran insiste: la necessità di includere anche il Libano e il suo primo alleato, Hezbollah, nel cessate il fuoco in cambio di un alleggerimento della morsa su Hormuz. E sono proprio gli Stati Uniti a premere sull’acceleratore. Sia Israele sia il Libano sono sotto pressione di Trump perché la guerra con Hezbollah rischia di far deragliare la fragile tregua Usa-Iran. Tra Trump e Netanyahu ci sarebbe stata una nuova telefonata «tesa», e Tel Aviv teme che Trump possa annunciare unilateralmente una tregua con Hezbollah se Netanyahu non mostra disponibilità ai colloqui. Sia Washington che Beirut fanno pressione su Israele perché accetti come segno di vero interesse a un accordo storico. Washington ha fatto notare che sarebbe una concessione al governo libanese e non all’Iran, che non era riuscito a tenere il punto dimostrando che fosse già un capitolo dell’accordo con gli Usa.