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Ipotesi trattativa Ue-pasdaran per il via libera iraniano su Hormuz

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L’iniziativa ridarebbe centralità all’Europa, ma va superato un problema politico: l’Unione ha inserito i Guardiani nella black list dei terroristi
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BRUXELLES – Superare i soliti codici». C’è un dibattito molto riservato tra i Palazzi delle Istituzioni europee e alcune Cancellerie dell’Unione che si basa su questa frase. E che punta ad un negoziato diretto tra l’Ue e Teheran. Un salto di qualità nella trattativa che imporrebbe di muoversi con uno schema diverso da quello sin qui utilizzato.

Il punto di partenza è la richiesta di Donald Trump: l’Europa si faccia carico delle sue esigenze energetiche e quindi di garantire la navigazione dello Stretto di Hormuz. L’idea — discussa informalmente tra i vertici della Commissione, del Consiglio e di alcuni governi — è allora quella di aprire un canale diplomatico diretto tra l’Unione europea e i nuovi rappresentanti iraniani. Il presupposto è che la Nato, in quanto tale, non potrebbe mai garantire una soluzione pacifica nel Golfo. I pasdaran non accetteranno mai in nessuno modo che lo snodo economico principale del loro Paese venga gestito da una struttura a comando statunitense. All…

BRUXELLES – Superare i soliti codici». C’è un dibattito molto riservato tra i Palazzi delle Istituzioni europee e alcune Cancellerie dell’Unione che si basa su questa frase. E che punta ad un negoziato diretto tra l’Ue e Teheran. Un salto di qualità nella trattativa che imporrebbe di muoversi con uno schema diverso da quello sin qui utilizzato.

Il punto di partenza è la richiesta di Donald Trump: l’Europa si faccia carico delle sue esigenze energetiche e quindi di garantire la navigazione dello Stretto di Hormuz. L’idea — discussa informalmente tra i vertici della Commissione, del Consiglio e di alcuni governi — è allora quella di aprire un canale diplomatico diretto tra l’Unione europea e i nuovi rappresentanti iraniani. Il presupposto è che la Nato, in quanto tale, non potrebbe mai garantire una soluzione pacifica nel Golfo. I pasdaran non accetteranno mai in nessuno modo che lo snodo economico principale del loro Paese venga gestito da una struttura a comando statunitense. Allora gli europei, proprio venendo incontro agli appelli del presidente americano, potrebbero farsi carico del problema e concordare con Teheran una presenza nello Stretto con unità battenti solo bandiere europee. Magari con il sostegno logistico dell’Alleanza atlantica, ma solo logistico. In questo modo si rispetterebbe anche il Trattato della Nato che non prevede interventi in quell’area geografica.

Lo schema da seguire sarebbe quello adottato nel 2015 con l’accordo Jcpoa sul nucleare iraniano per il quale fu coinvolto l’Onu e anche l’Ue. Gli europei furono parte attiva nel monitoraggio dell’uranio e nella cooperazione insieme all’Iaea (l’Agenzia internazionale per l’energia atomica) del nucleare a scopi esclusivamente civili. Sarebbe un modo per restituire centralità diplomatica al Vecchio Continente, assecondare i reclami trumpiani e aprire un paracadute per evitare di cadere nell’abisso dell’emergenza energetica.

Ma, appunto, bisognerebbe «superare i soliti codici». Per bypassare almeno tre ostacoli. Il primo è “politico” e “burocratico”. Il 19 febbraio scorso, infatti, l’Ue ha inserito i pasdaran nella “black list” dei terroristi. Si può negoziare con i terroristi? Servirebbe una certa flessibilità rispetto al provvedimento adottato due mesi fa. L’altro è capire in anticipo se, al di là delle dichiarazioni del tycoon, la Casa Bianca è disponibile davvero ad accettare un ruolo primario dell’Europa. Il terzo, e forse quello più importante, riguarda Israele: perché negoziare imporrebbe almeno una sospensione degli attacchi di Nethanyahu in Iran e in Libano. Senza contare che, sebbene l’ipotesi è ben presente a Parigi e Berlino, non tutti i 27 sarebbero d’accordo.

Il punto, però, che a Bruxelles stanno crescendo sempre più e in maniera esponenziale due preoccupazioni. La prima è che concretamente si arrivi ad una fase di insufficienza del carburante. La seconda che Trump voglia arrivare a novembre in questa situazione per poi sbloccarla alla viglia delle elezioni di midterm. Certo non le prospettive migliori per l’Europa.

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