NEW YORK – Più tagliente di così il filosofo di Princeton Michael Walzer non potrebbe essere: «In Iran sono in corso due guerre, una combattuta da Israele e l’altra dagli Usa, ma nessuna è giusta. Peggio ancora però è il tono da crociata cristiana, con cui colui che si fa chiamare segretario alla Guerra giustifica l’intervento, non solo perché è moralmente sbagliato, ma anche perché minaccia di avere conseguenze molto pericolose per l’America e l’Occidente».
Quali sono le due guerre?
«La prima è quella di Israele, che non risponde ai criteri della guerra giusta, ma almeno ha una motivazione, perché la politica estera dell’Iran prevede la sua distruzione. Lo Stato ebraico ha condotto una serie di interventi preventivi che io non condivido. In certi casi difendo le guerre “preemptive”, per evitare minacce imminenti, ma sono scettico su quelle per affrontare pericoli ipotetici nel lungo termine. Israele non aveva una giustificazione per questo attacco, anche perché dopo quello dei 12 gio…
NEW YORK – Più tagliente di così il filosofo di Princeton Michael Walzer non potrebbe essere: «In Iran sono in corso due guerre, una combattuta da Israele e l’altra dagli Usa, ma nessuna è giusta. Peggio ancora però è il tono da crociata cristiana, con cui colui che si fa chiamare segretario alla Guerra giustifica l’intervento, non solo perché è moralmente sbagliato, ma anche perché minaccia di avere conseguenze molto pericolose per l’America e l’Occidente».
Quali sono le due guerre?
«La prima è quella di Israele, che non risponde ai criteri della guerra giusta, ma almeno ha una motivazione, perché la politica estera dell’Iran prevede la sua distruzione. Lo Stato ebraico ha condotto una serie di interventi preventivi che io non condivido. In certi casi difendo le guerre “preemptive”, per evitare minacce imminenti, ma sono scettico su quelle per affrontare pericoli ipotetici nel lungo termine. Israele non aveva una giustificazione per questo attacco, anche perché dopo quello dei 12 giorni condotto a giugno aveva sostenuto di aver ritardato di anni il programma nucleare iraniano, quindi c’era spazio per altre strade, inclusa la diplomazia».
Qual è la seconda guerra?
«Quella americana. Un’avventura trumpiana, che lo stesso presidente ha avuto grandi difficoltà a spiegare, cambiando versione ogni volta che ha aperto la bocca. Entrambe queste guerre non sono giustificate, però quella israeliana almeno ha uno scopo».
Papa Leone si oppone a entrambe.
«Non so se lo fa in base alla dottrina cattolica della guerra giusta, oppure perché è un pacifista, quindi se ha parlato in maniera specifica contro questo conflitto, oppure tutti i confitti in generale».
L’intervento contro Teheran risponde alle condizioni per una guerra giusta stabilite dalla dottrina cattolica?
«No, e il Papa dovrebbe usare gli argomenti della dottrina perché sono applicabili anche alla cultura laica. Poi però c’è l’aspetto religioso di politici come quello che si fa chiamare il segretario alla Guerra, che tratta le operazioni come una crociata cristiana. Il Papa ha certamente ragione a criticarlo».
Perché non dovrebbe usare motivazioni religiose?
«Esatto. La dottrina della guerra giusta, nonostante sia una teoria cattolica, è basata sulla legge naturale. È universale e non giustifica le crociate».
Quando sente Hegseth cosa pensa?
«È contro le tradizioni e le leggi americane, oltre a violare i principi del cristianesimo».
Bush sottolineava sempre che le guerre in Afghanistan e Iraq erano contro il terrorismo, non l’islam. È una distinzione importante?
«Certo. È necessario specificare ragioni per la guerra comprensibili in tutto il mondo e spiegabili con le leggi internazionali. E tali ragioni non hanno nulla a che vedere con la religione».
C’è il rischio che la guerra venga vista come una crociata?
«Questo sembra dire Hegseth. Trump usa toni meno religiosi, ma ha minacciato di distruggere l’intera civiltà iraniana. Almeno ha indicato un proposito secolare, però violando legge e moralità».
Quali sono i rischi?
«Il nazionalismo cristiano è molto forte nell’amministrazione Trump. Ciò è assai pericoloso per tutti noi americani, ma anche per i popoli del mondo».
Può provocare reazioni terroristiche?
«Certo, e non solo. Molto dannose sono anche altre forme di reazioni politiche, che mettono a rischio le alleanze, favorendo la nascita di coalizioni contrarie ai nostri interessi, in Medio Oriente e in altre regioni».
Gli Usa possono accettare un accordo anche se il regime non cade?
«Non credo che abbiano scelta, a questo punto. L’idea che il cambio di regime potesse venire con un attacco americano e israeliano non è mai stata seria. Perciò se ci sarà un’intesa, dovrà essere con questo governo».
Quale accordo sarebbe accettabile?
«Trump vuole qualcosa che possa definire una vittoria, ma non vedo come. L’ideale sarebbe la riapertura di Hormuz, il blocco degli aiuti a proxy come Hezbollah, limitazioni al programma nucleare e consegna dell’uranio già arricchito ad un’autorità internazionale. Il rischio però è che Trump, pur di uscirne, si accontenti di molto meno».
Quindi bisognerebbe continuare la guerra?
«No. Però se non si potesse fare un accordo buono, sarebbe meglio riprendere un programma di sanzioni per contenere il regime».