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Usa-Iran, salta la trattativa. Trump: blocchiamo Hormuz

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Donald: “In Pakistan niente intesa su Stretto e nucleare. Distruggeremo noi le mine”. Stop al traffico marittimo in tutti i porti del Paese. Il regime non chiude al negoziato
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NEW YORK – Subito il blocco navale dello Stretto di Hormuz, per soffocare l’economia iraniana fermando le sue esportazioni di petrolio, e se non basterà a convincere gli ayatollah ad accettare le sue condizioni per la pace, via libera ai bombardamenti delle infrastrutture civili, incluse le centrali elettriche e gli impianti di desalinizzazione. Al presidente Trump sono servite meno di 24 ore per rispondere al fallimento dei colloqui di Islamabad, minacciando una nuova escalation.

Il capo del Parlamento iraniano e negoziatore, Mohammad Bagher Ghalibaf gli ha però risposto così: «Se combatterai, combatteremo anche noi. Se ti fari avanti con la logica, tratteremo con la logica». In altre parole la porta della trattativa non è ancora chiusa e queste minacce potrebbero essere solo parte di un posizionamento negoziale, visto che in realtà nessuno si aspettava di chiudere l’accordo con una sessione. Il rischio però che la guerra riesploda alla fine del cessate il fuoco di due settimane è to…

NEW YORK – Subito il blocco navale dello Stretto di Hormuz, per soffocare l’economia iraniana fermando le sue esportazioni di petrolio, e se non basterà a convincere gli ayatollah ad accettare le sue condizioni per la pace, via libera ai bombardamenti delle infrastrutture civili, incluse le centrali elettriche e gli impianti di desalinizzazione. Al presidente Trump sono servite meno di 24 ore per rispondere al fallimento dei colloqui di Islamabad, minacciando una nuova escalation.

Il capo del Parlamento iraniano e negoziatore, Mohammad Bagher Ghalibaf gli ha però risposto così: «Se combatterai, combatteremo anche noi. Se ti fari avanti con la logica, tratteremo con la logica». In altre parole la porta della trattativa non è ancora chiusa e queste minacce potrebbero essere solo parte di un posizionamento negoziale, visto che in realtà nessuno si aspettava di chiudere l’accordo con una sessione. Il rischio però che la guerra riesploda alla fine del cessate il fuoco di due settimane è tornato tangibile e reale.

L’annuncio del fallimento di Islamabad lo ha dato il vicepresidente Vance ieri mattina, mentre spuntava l’alba dopo una maratona negoziale durata tutta la notte: «Abbiamo presentato la nostra offerta finale, non è stata accettata». Soprattutto perché gli iraniani non avrebbero dato l’impegno definitivo a rinunciare al nucleare, oltre a riaprire lo Stretto di Hormuz e mettere al guinzaglio i proxy come Hezbollah. Opposta come prevedibile la versione di Teheran, secondo cui sono state le pretese eccessive degli americani di imporre la resa incondizionata ad impedire l’intesa.

Qualche ora dopo Trump ha commentato così sul suo social: «L’incontro è andato bene, la maggior parte dei punti è stata concordata, ma l’unico che contava davvero — quello nucleare — non lo è stato». Perciò «con effetto immediato, la Marina degli Usa avvierà il processo di blocco di qualsiasi nave che tenti di entrare, o uscire, dallo Stretto di Hormuz. A un certo punto, raggiungeremo una condizione in cui a tutti è consentito di entrare e a tutti di uscire. Ho inoltre impartito istruzioni alla nostra Marina affinché individui e intercetti, nelle acque internazionali, ogni imbarcazione che abbia versato un pedaggio all’Iran. Nessuno, dopo aver pagato un pedaggio illegale, potrà godere di un passaggio sicuro in alto mare. Inizieremo inoltre a distruggere le mine che gli iraniani hanno posizionato nello Stretto. Chiunque, tra gli iraniani, dovesse aprire il fuoco contro di noi o contro imbarcazioni pacifiche, verrà fatto saltare in aria! Il blocco avrà inizio a breve, altre nazioni prenderanno parte».

Lo scopo è impedire all’Iran di incassare denaro, con i pedaggi e l’esportazione del suo petrolio, e proseguire la corsa al nucleare. Il rischio è far esplodere l’inflazione, cioè il problema che costringe Trump a cercare una via d’uscita. Con un secondo messaggio è sceso nei dettagli della trattativa durata quasi 20 ore: «Per molti aspetti, i punti su cui è stato raggiunto un accordo risultano preferibili alla prosecuzione delle nostre operazioni militari. Tuttavia, tutti questi punti perdono ogni rilevanza se paragonati al rischio di lasciare il potere nucleare nelle mani di individui così instabili, problematici e imprevedibili. L’Iran non avrà mai un’arma atomica».

Poco dopo, parlando con Fox News, Trump ha previsto che Teheran tornerà a negoziare, sotto la pressione del blocco navale. Il Comando centrale degli Stati Uniti (Centocom) annuncia dalle 16 di oggi lo stop al traffico marittimo in entrata e in uscita in tutti i porti iraniani. Se non succederà, avverte: «Potrei eliminare l’Iran in un giorno. In un’ora potrei colpire l’intera filiera energetica, i ponti», i desalinizzatori. Quindi ha ammonito la Cina a non consegnare armi: «Se li sorprendiamo a farlo, riceveranno un dazio del 50%».

Il presidente del Parlamento iraniano Ghalibaf, seduto al tavolo di Islamabad, ha risposto: «Se combatterai, combatteremo. Se ti farai avanti con la logica, tratteremo con la logica». E il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, scrive su X: «Se il governo americano rispettasse i diritti della nostra nazione, si troverebbero le vie per un accordo».

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