Usa e Iran, sullo stop all’atomica posizioni lontane
dalla nostra inviata Gabriella ColarussoISLAMABAD – Americani e iraniani negoziano sul nucleare da 20 anni, e anche stavolta non sono arrivati a un compromesso. Lasciando Islamabad, il vicepresidente americano J.D Vance ha detto che Washington vuole vedere «un impegno esplicito a non perseguire un’arma nucleare e a non cercare gli strumenti che consentirebbero di acquisire rapidamente un’arma nucleare». Le condizioni degli Stati Uniti sono severe: stop totale all’arricchimento dell’uranio, smantellamento dei principali impianti del programma, il recupero dei circa 400 kg di uranio arricchito al 60% che, secondo l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, sono in gran parte sepolti in profondità sotto le montagne dove è stato costruito il sito di Isfahan, pesantemente bombardato dagli Usa. Il programma nucleare iraniano fu avviato dallo shah alleato degli Occidentali. Dalla rivoluzione Khomeinista è diventato un pilastro strategico e identitario della Repubblica islamica.
Gli iraniani, che hanno sottoscritto il trattato …
ISLAMABAD – Americani e iraniani negoziano sul nucleare da 20 anni, e anche stavolta non sono arrivati a un compromesso. Lasciando Islamabad, il vicepresidente americano J.D Vance ha detto che Washington vuole vedere «un impegno esplicito a non perseguire un’arma nucleare e a non cercare gli strumenti che consentirebbero di acquisire rapidamente un’arma nucleare». Le condizioni degli Stati Uniti sono severe: stop totale all’arricchimento dell’uranio, smantellamento dei principali impianti del programma, il recupero dei circa 400 kg di uranio arricchito al 60% che, secondo l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, sono in gran parte sepolti in profondità sotto le montagne dove è stato costruito il sito di Isfahan, pesantemente bombardato dagli Usa. Il programma nucleare iraniano fu avviato dallo shah alleato degli Occidentali. Dalla rivoluzione Khomeinista è diventato un pilastro strategico e identitario della Repubblica islamica.
Gli iraniani, che hanno sottoscritto il trattato di “non proliferazione”, rivendicano il loro diritto ad arricchire l’uranio per scopi pacifici ovvero per l’energia nucleare, in base alle convenzioni internazionali. L’arricchimento dell’uranio, infatti, è un processo necessario tanto per la produzione di energia nucleare civile quanto per applicazioni militari come lo sviluppo di armi atomiche, dipende dal livello e dalla concentrazione dell’arricchimento. L’accordo siglato nel 2015 con Obama impegnava gli iraniani a mantenere sotto il 3,65% la percentuale di arricchimento, che può servire per i reattori a fissione commerciali ad acqua leggera. Nel 2018 Trump decise di stracciare unilateralmente l’accordo, che era stato negoziato con fatica e in un processo che aveva coinvolto tutte le potenze globali, reintrodusse le sanzioni e gli iraniani in risposta iniziarono ad arricchire l’uranio fino al 60%, un livello prossimo al 90% necessario per la bomba, pur ribadendo di non volerla costruire. Ora Teheran sarebbe disposta a limitare di nuovo l’arricchimento ma non a rinunciarvi del tutto, rivendicandolo come un diritto del paese. Nei precedenti negoziati erano circolate diverse ipotesi: che gli stessi americani potessero fornire a Teheran l’uranio arricchito necessario per le centrali civili, o che il processo di arricchimento fosse gestito fuori dall’Iran da un consorzio formato da paesi della regione e dall’America. Entrambe le ipotesi sono state rifiutate da Teheran.
L’altra questione su cui le posizioni appaiono inconciliabili riguarda le scorte di uranio arricchito. Gli impianti iraniani sono stati pesantemente danneggiati ed è improbabile che l’Iran riesca a riprendere l’arricchimento e persino a recuperare le scorte in breve tempo, ma gli americani vogliono la garanzia permanente contro l’ipotesi della bomba. A Ginevra, prima che Trump facesse saltare di nuovo il tavolo, gli iraniani avevano proposto di limitare la percentuale di arricchimento e di diluire i 400 kg di uranio già arricchito al 60 per cento. La Casa Bianca trumpiana non vuole perdersi in tecnicismi e mediazioni. A Islamabad la proposta americana sul nucleare è stata netta: prendere o lasciare.