DOHA – «L’Iran vuole a tutti i costi un accordo con gli Stati Uniti». Donald Trump vende subito all’opinione pubblica casalinga e mondiale il presunto ammorbidimento di Teheran, appena poche ore dopo l’entrata in vigore del blocco navale Usa nello Stretto di Hormuz. Sono le 10 del mattino ora americana, infatti, quando scatta la misura decisa da Washington dopo il fallimento dei colloqui di Islamabad. Il blocco diventa operativo lungo tutta la costa iraniana, dal Golfo Persico al Mare di Oman, e le regole stabilite dagli Usa – che disporrebbero di una quindicina di unità nell’area – prevedono che le navi, in entrata o in uscita dai porti della Repubblica islamica possano essere intercettate, deviate e sequestrate.
Il passaggio verso porti non iraniani resta formalmente consentito, ma sotto controllo e con possibili ispezioni. Il presidente Usa rincara le minacce: le unità iraniane, compresi i barchini dei Pasdaran, che dovessero avvicinarsi alle navi Usa saranno «immediatamente e…
DOHA – «L’Iran vuole a tutti i costi un accordo con gli Stati Uniti». Donald Trump vende subito all’opinione pubblica casalinga e mondiale il presunto ammorbidimento di Teheran, appena poche ore dopo l’entrata in vigore del blocco navale Usa nello Stretto di Hormuz. Sono le 10 del mattino ora americana, infatti, quando scatta la misura decisa da Washington dopo il fallimento dei colloqui di Islamabad. Il blocco diventa operativo lungo tutta la costa iraniana, dal Golfo Persico al Mare di Oman, e le regole stabilite dagli Usa – che disporrebbero di una quindicina di unità nell’area – prevedono che le navi, in entrata o in uscita dai porti della Repubblica islamica possano essere intercettate, deviate e sequestrate.
Il passaggio verso porti non iraniani resta formalmente consentito, ma sotto controllo e con possibili ispezioni. Il presidente Usa rincara le minacce: le unità iraniane, compresi i barchini dei Pasdaran, che dovessero avvicinarsi alle navi Usa saranno «immediatamente eliminate». Riecheggiano gli accenti del blocco al Venezuela, anche se qui non c’è Caracas, ma una potenza che da decenni si prepara allo scontro, disposta ad affrontare ancora mesi, se non anni, di attacchi.
La risposta iraniana è immediata: i Pasdaran dichiarano che l’avvicinamento di navi militari allo Stretto è considerato una violazione del cessate il fuoco e promettono rappresaglie. Teheran definisce il blocco «illegale» e avverte che, se i suoi porti saranno minacciati, nessun porto del Golfo sarà al sicuro; la prova generale di come il conflitto possa estendersi si è già vista con gli attacchi missilistici alle infrastrutture dei Paesi del Golfo nelle scorse settimane. Ma Trump non demorde. E per costringere gli iraniani a tornare a trattare, riferisce il Wall Street Journal, starebbe valutando l’ipotesi di lanciare nuovi raid mirati sull’Iran.
I mercati già scontano scenari più gravi. Con un possibile fermo dei traffici nello Stretto, il petrolio torna sopra i 100 dollari: il Brent si muove intorno ai 102 dollari al barile e il Wti poco sopra quella soglia.
Il tema non è solo quali obiettivi possa raggiungere il blocco navale, al netto dei suoi effetti sui prezzi petroliferi e sull’economia mondiale, ma anche chi si schiera con Washington. Gli Usa, sostiene Trump, «non hanno bisogno di aiuto» per far rispettare il blocco, ma aggiungono che alcuni Paesi si stanno offrendo e che già oggi potrebbe emergere un quadro più chiaro delle adesioni.
La lista degli alleati, però, appare fin da subito molto corta. Si sfila la Gran Bretagna di Keir Starmer: «È vitale che lo Stretto sia aperto, completamente aperto», dice fin dal mattino il premier britannico, confermando poi, insieme al presidente francese Macron, la preparazione di un vertice con «alcune decine di Paesi» per favorire la fine delle ostilità e la riapertura del passaggio. L’alto rappresentante Ue Kaja Kallas mette le posizioni nazionali sotto il cappello europeo, parlando al Consiglio di Sicurezza dell’Onu: «L’Ue continuerà a respingere qualsiasi accordo che preveda di limitare il passaggio libero e sicuro nello Stretto». Un no secco al blocco delle navi arriva anche dalle Nazioni Uniti, attraverso il portavoce di Guterres. E da Pechino: il ministro degli Esteri Wang Yi chiama il suo omologo in Pakistan e sottolinea che la priorità è mantenere il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti ed evitare una nuova escalation. No secco anche dal Cremlino. Le posizioni sono chiare, nello Stretto è cominciata comincia una guerra di nervi e - forse - di armi.