Sulla carta è un’operazione facile, che la marina statunitense ha condotto più volte. Ma quando ci si misura con l’Iran ogni missione diventa insidiosa. Il blocco navale deciso da Donald Trump seguirà un copione consolidato, che sembra ricalcato su quello adottato dallo scorso dicembre per isolare il Venezuela. In quell’occasione, i militari hanno abbordato e sequestrato numerose cisterne della flotta-ombra usata da Mosca e Caracas, ma anche da Teheran, per contrabbandare il greggio. Celebre il 7 gennaio l’assalto a largo della Gran Bretagna della Marinera, che da una settimana aveva issato la bandiera russa, inseguita per tutto l’Atlantico.
Il Golfo però è un’altra storia: interessi e tensioni sono molto più forti. Gli ayatollah hanno trasformato Hormuz nelle forche caudine mondiali dell’energia e non rinunceranno a quest’arma. In più bisogna fare i conti con distanze di gran lunga più vaste. Il primo problema è identificare le petroliere e i mercantili provenienti o diretti ver…
Sulla carta è un’operazione facile, che la marina statunitense ha condotto più volte. Ma quando ci si misura con l’Iran ogni missione diventa insidiosa. Il blocco navale deciso da Donald Trump seguirà un copione consolidato, che sembra ricalcato su quello adottato dallo scorso dicembre per isolare il Venezuela. In quell’occasione, i militari hanno abbordato e sequestrato numerose cisterne della flotta-ombra usata da Mosca e Caracas, ma anche da Teheran, per contrabbandare il greggio. Celebre il 7 gennaio l’assalto a largo della Gran Bretagna della Marinera, che da una settimana aveva issato la bandiera russa, inseguita per tutto l’Atlantico.
Il Golfo però è un’altra storia: interessi e tensioni sono molto più forti. Gli ayatollah hanno trasformato Hormuz nelle forche caudine mondiali dell’energia e non rinunceranno a quest’arma. In più bisogna fare i conti con distanze di gran lunga più vaste. Il primo problema è identificare le petroliere e i mercantili provenienti o diretti verso l’Iran: gli americani hanno la “supremazia informativa” perché grazie a satelliti e droni controllano ogni movimento.
Dopo il passaggio dello Stretto, la sorveglianza ricadrà sui radar delle quindici unità schierate dall’Us Navy e sugli aerei E2 Hawkeye – occhio di falco – della portaerei Lincoln o degli aeroporti della regione. Nelle scorse settimane il Pentagono ne ha mandati altri sei perché sono considerati i migliori nell’avvistare i droni iraniani che volano a pochi metri dal mare.
Il compito più delicato però toccherà agli elicotteri con le squadre d’abbordaggio. In genere entrano in azione solo quando c’è una fregata o un cacciatorpediniere nelle vicinanze, pronti a dare copertura: si tratta di una procedura che però limita il numero degli interventi. Quando l’elicottero arriva in prossimità dell’obiettivo scatta la richiesta al capitano di permettere l’ispezione. Se viene autorizzata, i marines si calano con le funi e procedono a verificare la natura del carico, la sua provenienza o la destinazione.
Se venissero accertati i rapporti con la Repubblica islamica allora potrebbe scattare il sequestro o l’ordine di raggiungere un porto per altri esami.
Gli aspetti giuridici restano controversi: come si fa a dimostrare che una petroliera ha come meta l’Iran? Quasi sempre le cisterne che imbarcano il greggio di Teheran entrano nel Golfo e fanno uno scalo intermedio: solo in un secondo momento si dirigono verso l’approdo finale.
E se petroliere cinesi o russe rifiutassero il permesso di ispezione ai marines la Casa Bianca come si comporterebbe? Sarebbe disposta a compiere un atto ostile e rischiare uno scontro diplomatico? Attualmente Pechino ha una piccola squadra navale nel Golfo di Aden, incaricata di proteggere i suoi mercantili dagli assalti dei pirati: secondo le ultime notizie conta su un caccia lancia-missili, una fregata e un rifornitore.
Non si può escludere che i pasdaran tentino di contrastare il blocco. Anche all’esterno di Hormuz ci sono centinaia di chilometri di coste dove hanno nascosto barchini armati di razzi, rampe missilistiche e tanti droni. Ed è verosimile che i battelli sospetti facciano rotta a ridosso delle acque territoriali iraniane: un tentativo di abbordaggio potrebbe trasformarsi in un’imboscata.
Trump ha già detto che ogni imbarcazione nemica verrà affondata. Ha citato i raid che avvengono dallo scorso settembre nei Caraibi contro i – presunti – motoscafi dei narcos: finora ce ne sono stati 48, con l’uccisione di oltre 150 persone. Non a caso, ieri il Pentagono ha diffuso le foto della Uss Tripoli, l’unità per operazioni anfibie dei marines che imbarca caccia a decollo verticale F35B, convertiplani Osprey ed elicotteri da combattimento Super Cobra: gli strumenti per tenere lontani i Guardiani della rivoluzione.
L’Us Navy invece non risulta ancora avere nell’area mezzi per eliminare le mine: non ha più battelli specializzati e le fregate multiruolo che li rimpiazzano sono altrove. Questo vuoto potrebbe spingere i pasdaran a seminare ordigni anche all’esterno di Hormuz: basta l’annuncio della loro presenza a paralizzare il traffico commerciale.