Milshtein “Israele non ha una visione strategica che vada oltre la guerra”
dalla nostra inviata Anna LombardiGERUSALEMME – «Giorgia Meloni sospende il rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele e il nostro ministero degli Esteri minimizza: “Un documento privo di contenuto reale”. Mi sembra una reazione imbarazzata, davanti a quel che tutti sappiamo essere un fallimento. La stessa di quando Trump decise di vendere gli F35 all’Arabia Saudita e il governo israeliano disse: “Non importa, non sono gli stessi aerei che abbiamo noi”». Michael Milshtein, ex colonnello dell’Intelligence, è considerato uno dei più influenti analisti politici israeliani. Dirige il Forum studi palestinesi al Moshe Dayan Center.
Trump non ha preso bene le critiche di Meloni. Invece, Israele abbozza.
«Credo che quello diffuso dal Ministero degli Esteri sia un messaggio di Netanyahu che, almeno in questo stadio, non vuole entrare ulteriormente in conflitto con l’Italia. E allo stesso tempo non vuole che l’opinione pubblica israeliana lo percepisca come un fiasco. Fa dire: “Non è importante”, sebbene qui da …
GERUSALEMME – «Giorgia Meloni sospende il rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele e il nostro ministero degli Esteri minimizza: “Un documento privo di contenuto reale”. Mi sembra una reazione imbarazzata, davanti a quel che tutti sappiamo essere un fallimento. La stessa di quando Trump decise di vendere gli F35 all’Arabia Saudita e il governo israeliano disse: “Non importa, non sono gli stessi aerei che abbiamo noi”». Michael Milshtein, ex colonnello dell’Intelligence, è considerato uno dei più influenti analisti politici israeliani. Dirige il Forum studi palestinesi al Moshe Dayan Center.
Trump non ha preso bene le critiche di Meloni. Invece, Israele abbozza.
«Credo che quello diffuso dal Ministero degli Esteri sia un messaggio di Netanyahu che, almeno in questo stadio, non vuole entrare ulteriormente in conflitto con l’Italia. E allo stesso tempo non vuole che l’opinione pubblica israeliana lo percepisca come un fiasco. Fa dire: “Non è importante”, sebbene qui da mezzogiorno ne parlino tutti, consapevoli che il motivo dell’annuncio è la guerra in Libano che turba l’Europa, Italia compresa».
Il governo Meloni era tra gli alleati più fidati di Israele. Gli amici non capiscono più cosa fa Netanyahu?
«Quel che turba, fuori, e anche dentro Israele, è che il governo Netanyahu non ha altre strategie di confronto che non siano la guerra. Un atteggiamento peculiare di questa coalizione di governo che include la destra messianica. Credono principalmente in tre cose: la forza come mezzo per conservare il potere. La conquista di territori arabi in Libano, Siria, Gaza e Cisgiordania. E la convinzione che Trump sarà sempre dalla loro parte».
Sul campo in cosa si traduce?
«Non riusciamo a sfruttare le vittorie militari che otteniamo, perché appunto non sappiamo tradurle in cambiamenti strategici. Il risultato è che in Libano, oggi, siamo lì dove eravamo a Gaza un anno fa: impantanati. All’epoca fu Trump a dire “basta, voglio una soluzione”. Ora potrebbe accadere lo stesso».
Ieri a Washington sono iniziati i negoziati fra Israele e Libano. Che ne verrà fuori?
«Non c’è modo di convincere Hezbollah a rinunciare alle armi: a meno di occupare il Libano fino alla fine dei tempi e rimanervi. Ma Israele non ha le forze, l’energia, i soldi e il sostegno internazionale per farlo. In Libano, come in Iran, non possiamo puntare a vittorie totali. Non saremo in grado di smantellare Hezbollah così come in Iran non ci sarà il crollo del regime e la distruzione del programma nucleare. Realisticamente, potremmo forse raggiungere un accordo col governo libanese sul cessate il fuoco e forse assicurarci che l’area fino al fiume Litani sia libera da Hezbollah. Israele insisterà su questa richiesta: anche perché altrimenti ci troveremo peggio di 50 giorni fa»
Perché?
«In Libano c’è una nuova tensione crescente. Hezbollah è contro i negoziati, lo ha detto chiaro definendo “peccato qualsiasi relazione con i sionisti ”. Purtroppo questa guerra, anziché indebolire i miliziani, li sta rafforzando. Il più grande successo di Hezbollah oggi, è essere riuscito a ricostruirsi una posizione nell’arena politica libanese».
Come finirà?
«L’incapacità del governo libanese di disarmare i miliziani potrebbe spingere Israele a dire: “Ci prendiamo il territorio, restiamo e continuiamo ad attaccare”. In pratica, una guerra di logoramento. Certo, la soluzione più gradita a Netanyahu. Oppure Trump pressa i negoziati e si arriva alla firma di un accordo di cessate il fuoco, e in un secondo momento a una soluzione territoriale. Entrambi opzioni pessime. Ma la seconda è un po’ meno peggio».