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Leone XIV in Camerun: “La pace non è uno slogan, non sia fondata su minacce e armi”

(reuters)

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Leone ignora l’ulteriore attacco di Trump e Vance e nel Paese subsahariano, dove è giunto dall’Algeria, critica la logica della violenza. Davanti al presidente Paul Biya, al potere dal 1982, denuncia la corruzione e chiede un esame di coscienza delle autorità
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Ignora l’ulteriore attacco di Donald Trump e del suo vice J.D.Vance ma continua a predicare a favore della pace nel mondo e contro la guerra. Appena giunto in Camerun, seconda tappa del suo viaggio di undici giorni in Africa, papa Leone XIV è tornato a fare appello per una pace “non fondata sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti”.

Al potere dal 1982

Il Pontefice americano ha lasciato questa mattina l’Algeria, dove era arrivato tre giorni fa, ed è atterrato nel pomeriggio all’aeroporto internazionale di Yaoundé-Nsimalen e si è poi trasferito al palazzo presidenziale per la visita di cortesia al presidente della Repubblica del Camerun, Paul Biya, che a 93 anni è al potere dal 1982. Prima di Leone, hanno visitato il Camerun Giovanni Paolo II, nel 1985 e nel 1995, e Benedetto XVI nel 2009.

La logica della violenza

“Oggi, come molte altre nazioni, il vostro Paese sta attraversando prove complesse”, ha sottolineato il Papa nel suo discorso alle autorità del Camerun, affiancato dal pr…

Ignora l’ulteriore attacco di Donald Trump e del suo vice J.D.Vance ma continua a predicare a favore della pace nel mondo e contro la guerra. Appena giunto in Camerun, seconda tappa del suo viaggio di undici giorni in Africa, papa Leone XIV è tornato a fare appello per una pace “non fondata sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti”.

Al potere dal 1982

Il Pontefice americano ha lasciato questa mattina l’Algeria, dove era arrivato tre giorni fa, ed è atterrato nel pomeriggio all’aeroporto internazionale di Yaoundé-Nsimalen e si è poi trasferito al palazzo presidenziale per la visita di cortesia al presidente della Repubblica del Camerun, Paul Biya, che a 93 anni è al potere dal 1982. Prima di Leone, hanno visitato il Camerun Giovanni Paolo II, nel 1985 e nel 1995, e Benedetto XVI nel 2009.

La logica della violenza

“Oggi, come molte altre nazioni, il vostro Paese sta attraversando prove complesse”, ha sottolineato il Papa nel suo discorso alle autorità del Camerun, affiancato dal presidente e dalla first ladyChantal. “Le tensioni e le violenze che hanno colpito alcune regioni del Nord-Ovest, del Sud-Ovest e dell’Estremo Nord hanno provocato profonde sofferenze: vite perdute, famiglie sfollate, bambini privati della scuola, giovani che non vedono un futuro. Dietro le statistiche ci sono volti, storie, speranze ferite. Di fronte a situazioni così drammatiche, all’inizio dell’anno in corso ho invitato l’umanità a rifiutare la logica della violenza e della guerra, per abbracciare una pace fondata sull’amore e sulla giustizia. Una pace che sia disarmata, cioè non fondata sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti; e disarmante, perché capace di risolvere i conflitti, di aprire i cuori e di generare fiducia, empatia e speranza. La pace non può essere ridotta a slogan: va incarnata in uno stile, personale e istituzionale, che ripudi ogni forma di violenza. Per questo”, ha proseguito Prevost citando il discorso che aveva tenuto all’incontro mondiale della pace lo scorso 28 ottobre a Roma, “ribadisco con forza: ‘Il mondo ha sete di pace […]. Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, distruzioni, esuli!’”. Per il Papa, “governare significa amare il proprio Paese e anche i Paesi vicini; vale anche nelle relazioni internazionali il comandamento: ama il tuo prossimo come te stesso!”.

“Vatican News” e J.D.Vance

Il Papa non ha fatto alcun riferimento alle critiche che oggi gli ha indirizzato il vicepresidente degli Stati Uniti, il cattolico J.D.Vance, a proposito della “guerra giusta”. Un concetto, ha però rilevato su Vatican News Andrea Tornielli, direttore editoriale del Vaticano, senza citare il vice di Trump, che nel magistero dei Papi è andato evolvendo: “Le considerazioni sulla teologia dei secoli scorsi e sulle possibili giustificazioni alla guerra, non tengono in considerazione il fatto che quando i teologi del passato scrivevano di questi temi, le guerre si combattevano con spade e bastoni, e non con ordigni micidiali e droni guidati dalle macchine, un fatto che apre a questioni morali di drammatica intensità. Sempre di più è maturata, infatti, la consapevolezza che la guerra non è una via da percorrere”.

Papa Francesco, da ultimo, nell’enciclica Fratelli tutti ha fatto riferimento proprio allo sviluppo delle armi per affermare che “oggi è molto difficile sostenere i criteri razionali maturati in altri secoli per parlare di una possibile ‘guerra giusta’”.

Biya: “Un cammino pieno di insidie”

"Lei”, ha detto al Papa il presidente camerunense Biya, “ha scelto fin dall'inizio del suo pontificato di portare un messaggio di pace. Non è un ruolo facile, né siamo consapevoli. Il cammino che ha scelto e in effetti accidentato e pieno di insidie. Ma so che lei non arretrerà”.

“Convivere in pace”

Sul volo da Algeri a Yaoundé, il Papa ha voluto ricordare, con i giornalisti al seguito, la visita in Algeria appena conclusa: "In due giorni in Algeria, penso che abbiamo avuto davvero una meravigliosa opportunità per continuare a costruire ponti per promuovere il dialogo. Penso che la visita alla moschea sia stata significativa per dire che, sebbene con fedi, stili di vita e modi differenti di adorare Dio, possiamo comunque vivere insieme in pace", ha detto Leone. "È questo che il mondo ha bisogno di ascoltare oggi, e insieme possiamo continuare a offrire la nostra testimonianza", ha concluso il Pontefice.

Società civile e corruzione

Nel suo discorso alle autorità del Camerun, il Papa, pur con toni diplomatici, non ha mancato di toccare diverse questioni delicate del paese. Dall’elogio della società civile, poiché “associazioni, organizzazioni di donne e di giovani, sindacati, Ong umanitarie, leader tradizionali e religiosi: tutti svolgono un ruolo insostituibile nella tessitura della pace sociale”; al ruolo delle donne, che “spesso, purtroppo, sono le prime vittime di pregiudizi e violenze”; alla “trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche” e al “rispetto dello Stato di diritto” che “sono essenziali per ripristinare la fiducia”: “E’ tempo”, ha detto il Papa, “di osare un esame di coscienza e un coraggioso salto di qualità”. Per Leone, “perché si affermino la pace e la giustizia, occorre rompere le catene della corruzione, che sfigurano l’autorità, svuotandola di autorevolezza”.

Religioni e fondamentalismi

Quanto alle tradizioni religiose, “quando non vengono stravolte dal veleno dei fondamentalismi, ispirano profeti di pace, giustizia, perdono e solidarietà”, ha detto Leone. “Favorendo il dialogo interreligioso e coinvolgendo i leader religiosi nelle iniziative di mediazione e riconciliazione, la politica e la diplomazia possono avvalersi di forze morali in grado di placare le tensioni, di prevenire le radicalizzazioni e di promuovere una cultura di stima e rispetto reciproco”.

I cattolici in Camerun rappresentano il 30/35 per cento della popolazione e con le sue 26 circoscrizioni ecclesiali, i suoi 35 vescovi, i suoi oltre 3mila preti e le sue oltre 3mila suore la Chiesa camerunense è una delle più grandi dell’Africa sub-sahariana. Dopo l’incontro con le autorità, il Papa visiterà oggi l’orfanatrofio Ngul Zamba e in serata incontrerà i vescovi del paese. Leone resterà in Camerun fino a sabato, quando si trasferirà in Angola, e martedì proseguirà infine per la Guinea Equatoriale, dalla quale tornerà a Roma giovedì 23 aprile.

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